Sui medici del pronto soccorso in Sicilia

Sui medici del pronto soccorso in Sicilia

Sui medici del pronto soccorso in Sicilia

Gentile Direttore,
tra i tanti problemi che affliggono la sanità siciliana il pronto soccorso rappresenta l’epifenomeno di un sistema in crisi. Infatti l’assoluta assenza della medicina territoriale nella nostra regione (PTA,PTE ecc. sono da noi solo acronimi assolutamente privi di contenuto) determina che il paziente siciliano ha una sola possibilità di trovare risposte al proprio bisogno di salute e cioè rivolgersi al pronto soccorso, anche se ciò significa attese di molte ore e spesso senza neanche la possibilità di avere un posto dove sedersi.

Tale enorme richiesta di assistenza grava su pochi colleghi che eroicamente continuano a presidiare la prima linea della medicina con spirito di abnegazione, esposti (molto più di altri colleghi) alle aggressioni di gente esasperata dalle attese infinite e ai quali non riusciamo a dare risposte concrete con incremento degli organici.

Sono oramai innumerevoli a concorsi per le aree di emergenza che vanno deserti anche quanto si offre un impiego a tempo indeterminato.
Appare opportuno ricordare che in Sicilia non esistono specialisti in medicina di urgenza e pronto soccorso e l’unica Scuola di Specializzazione di Catania formerà 4 specialisti l’anno a fronte di una necessità ad oggi di circa 300 professionisti.

Ora, non sta a noi, in questa sede, individuare le responsabilità che hanno determinato una tale situazione, ma certo sta a noi occuparci di contribuire alla risoluzione di quella che rappresenta una vera e propria emergenza.

Di fronte ad una condizione che sembra priva di soluzione a breve termine ci viene proposto di condividere un “piano straordinario per il reperimento di personale medico per il sistema urgenza emergenza regionale” che prevede la possibilità di coinvolgere personale medico non specializzato (che grazie alla miope visione di chi ha voluto imbuti formativi alle Scuole di Specializzazione e sempre più numeroso) in un percorso di formazione retribuito presso preso aziende o enti del SSR.

Si tratta di un intervento a carattere straordinario distinto in due fasi: una di 360 ore di formazione (150 di tirocinio e 210 di didattica in 5 mesi) svolta ai sensi dell’art.96 del vigente accordo collettivo nazionale per la Medicina Generale, e questa prima fase già adesso permette ai medici non specialisti di lavorare nei PTE e nelle ambulanze, fase successiva che permette al medico provvisto di idoneità di dichiarare la propria disponibilità a proseguire il percorso formativo. Ciò potrà avvenire limitatamente al reale fabbisogno dei medici dell’emergenza, e prevede un tirocinio di 3.000 ore di formazione distribuite in 24 mesi. Per tale motivo viene riconosciut una indennità di formazione di 22.700,00 euro lorde per anno, come previsto dall’art.2 del DPCM 7 marzo 2007, cioè lo stesso importo degli specializzandi, e con uguale copertura assicurativa.

E’ questa la soluzione a tutti i problemi che magicamente saranno risolti? Ovviamente no!

Ma non possiamo esimerci dal fare alcune considerazioni:
Un grande numero di medici non ammessi alle scuole di specializzazione lavorano in atto presso strutture private, sottopagati, sfruttati e spesso con contratti capestro.

La formazione professionale presso strutture del SSR è un importante arricchimento del processo formativo dl medico, soprattutto quando è, come in questo caso, assolutamente deficitaria quella universitaria.

Le tutele e gli istituti riconosciuti a questi tirocinanti sono mutuati dalla disciplina prevista per gli specializzandi. Non si comprende quindi per quale ragione tali tutele, recepite dal Corso proposto dalla Regione Siciliana, siamo prive di efficacia e di dignità mentre quando si fa riferimento ai Corsi di specializzazione gestiti dalle Università le stesse siano invece notoriamente adeguate.

Così come non si comprende per quale ragione un tutor sanitario sia inferiore o meno capace di un tutor universitario considerato che ad oggi la gestione della Scuola di Specializzazione è di fatto affidata quasi esclusivamente al personale ospedaliero in servizio nelle Aziende Ospedaliero Universitarie.
Il vero problema è avere la capacità di guardare oltre, di avere percorsi formativi universitari adeguati e congrui, di razionalizzare le risorse del SSR, di tendere al continuo miglioramento dell’offerta sanitaria in risposta ai bisogni di salute e soprattutto di assumersi la responsabilità dei processi decisionali.
E’ per questo che abbiamo condiviso il percorso proposto, coscienti dei limiti presenti ma coscienti anche che questa soluzione permetterà di superare l’emergenzialità del momento e ci metterà in condizioni di avere il tempo di operare per la soluzione strutturale del sistema,come ripetutamente richiesto dalla CGILFp Nazionale e a tutt’oggi disatteso.

Consapevoli del percorso intrapreso, nell’interesse dei pazienti e nella difesa ad oltranza della dignità e delle professionalità dei colleghi medici, Noi ci siamo!

Gaetano Agliozzo
Segretario Generale FP-CGIL Sicilia
 
Renato Costa
Segretario FP-CGIL Medici Sicilia

12 Settembre 2019

© Riproduzione riservata

La cura non va in vacanza
La cura non va in vacanza

Gentile Direttore,ogni estate il tema dell’abbandono degli animali d’affezione torna, purtroppo, al centro dell’attenzione pubblica. È un fenomeno grave, che non può essere affrontato solo come emergenza stagionale o come...

Case e Ospedali di Comunità: la sfida non è inaugurare strutture, ma garantire competenze
Case e Ospedali di Comunità: la sfida non è inaugurare strutture, ma garantire competenze

Gentile Direttore,le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità rappresentano una delle più ambiziose riforme del Servizio Sanitario Nazionale degli ultimi decenni. Ma una domanda resta ancora aperta: chi...

Case della Comunità: servizi per le persone, non edifici da riempire
Case della Comunità: servizi per le persone, non edifici da riempire

Gentile Direttore,il dibattito nazionale sulle Case della Comunità rischia di partire da una premessa sbagliata: che il problema principale sia obbligare i medici di medicina generale a lavorarci. Non è...

Case di Comunità, il rischio di lasciare indietro periferie e piccoli Comuni
Case di Comunità, il rischio di lasciare indietro periferie e piccoli Comuni

Gentile Direttore,a pochi giorni dalla scadenza del PNRR, la discussione sulla riforma della medicina territoriale sta assumendo la forma di una corsa a ostacoli nella quale gli ostacoli vengono semplicemente...