Tutta la verità sull’osteopatia
Gentile Direttore,
leggendo la lettera che le è stata inviata dal Presidente Nazionale del Gruppo di Terapia Manuale, ci teniamo a precisare alcune inesattezze che sono state riportate, ad incominciare dalla definizione di osteopatia fino ad arrivare alle sue basi scientifiche. Come presidente del Registro Osteopati d’Italia, associazione professionale di categoria con 1.811 soci, mi sembra doveroso chiarire in questa circostanza alcuni concetti fondamentali per ridare al dibattito che si è creato intorno alle proposte di regolamentazione dell'osteopatia, un contributo all'insegna della collaborazione e dell'integrazione fra le professioni sanitarie attualmente presenti.
La Salute, definita nella Costituzione dell'OMS, come "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia", è un diritto e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone.
La condizione di salute di una persona sono associate al livello di funzionalità, disabilità e salute legate all’esperienza e alla aspettative della persona stessa.
In questo contesto si inserisce l’osteopatia che è definita dall’OMS stessa (2007), come una professione sanitaria di contatto primario con competenze di diagnosi, gestione e trattamento, esclusivamente manuale, che si indirizza a tutti i cittadini, dal neonato all'anziano. Essa rispetta la relazione tra corpo, mente e spirito in condizioni di salute e di malattia, ponendo l’accento sull’integrità strutturale e funzionale dell’organismo e sulla sua tendenza intrinseca all’autoguarigione mediante i processi di omeostasi. Tale definizione è stata confermata nel report 2012 della Osteopathic International Alliance , che definisce l’osteopatia come un sistema di cura che attraverso la valutazione, la diagnosi e il trattamento, può essere applicata ad una vasta varietà di condizioni cliniche, entrando a pieno titolo nel concetto di cura della salute, supportato da conoscenze scientifiche. L'osteopatia abbraccia il concetto di unità della struttura (anatomia) e della funzione (fisiologia) dell'individuo.
Il trattamento manipolativo osteopatico è l'applicazione terapeutica di tecniche manuali con l’obiettivo di migliorare le funzioni fisiologiche e/o di supportare l'omeostasi, che sono state alterate da una disfunzione somatica, definita come una funzione compromessa o alterata delle componenti relative del sistema somatico (struttura corporea): le strutture scheletriche, artrodiali e miofasciali con i relativi elementi vascolari, linfatici e neurali. Tale diagnosi, definita all’interno del Glossario della Terminologia Osteopatica, è codificata all’interno dell’International Classification of Disease (ICD-9) e successivamente revisionata all’interno dell’ICD-10. Pertanto, la diagnosi osteopatica differisce dalla diagnosi medica, in quanto la prima si occupa semplicemente di diagnosi disfunzionale, che non ha nulla a che vedere con la diagnosi medica di patologia o di malattia dell’organo.
La valenza terapeutica dell’osteopatia, oltre ad essere riportata dai pazienti stessi, è confermata da evidenze scientifiche. Proprio la ricerca negli ultimi 15 anni ha portato alla pubblicazione di numerosi studi clinici randomizzati e controllati, revisioni sistematiche e meta-analisi. Questo accelerato sviluppo dell’attività di ricerca ha fatto da traino alla stesura e pubblicazione nel 2010 (Journal of American Osteopathic Association)delle prime linee guida per il trattamento manipolativo osteopatico nella riduzione del dolore nella lombalgia cronica aspecifica. In parallelo si è osservato un aumento tangibile del numero di osteopati che si sono dedicati all’attività di ricerca nel mondo. Questo sta accadendo anche in Italia, grazie al Registro stesso che ha voluto creare al proprio interno una Commissione Ricerca, dedicata alla formazione e allo sviluppo della ricerca scientifica in ambito osteopatico all’interno delle proprie scuole e con lo scopo di favorire la pubblicazione di lavori scientifici.
La ricerca scientifica ha sempre avuto l’obiettivo di dimostrare l’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico, inteso nella sua globalità di approccio clinico al paziente basato sui 5 modelli per la diagnosi e il trattamento della disfunzione somatica, e non sulla semplice applicazione di tecniche manuali. In questo differisce dalla terapia manuale ortopedica e dai suoi studi di efficacia, che di sovente si concentrano su singole tecniche. A conferma di questo, è stato pubblicato nel 2007 da Kuchera ML sul Journal of American Osteopathic Association un lavoro scientifico in cui veniva definito l’algoritmo per l’integrazione dei principi osteopatici alla pratica clinica per la diagnosi, la gestione e il trattamento del dolore cronico.
Per quanto riguarda gli studi di efficacia, il primo studio sperimentale di buona qualità metodologica risale al 1999, (Andersson GB). Da esso emergono i primi risultati significativi dell’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico nella diminuzione del dolore in pazienti affetti da lombalgia cronica aspecifica, con una significativa riduzione dell’uso di farmici antinfiammatori. Da quel momento si sono sviluppati innumerevoli altri lavori scientifici atti a dimostrare l’efficacia del trattamento osteopatico nei dolori muscoloscheletrici, in particolare nella lombalgia cronica aspecifica, fino ad arrivare a definire le prime linee guida sull’efficacia del trattamento manipolativo in questo specifico disturbo.
In parallelo alla pubblicazione di studi di efficacia sul sistema muscoloscheletrico, gli osteopati hanno iniziato a pubblicare anche lavori scientifici di efficacia su patologie organiche come il reflusso gastroesofageo, la sindrome del colon irritabile, la polmonite, la BPCO (Bronco-Pneumopatia Cronica Ostruttiva) e l’asma bronchiale. A questi si aggiungono numerosi studi di affidabilità inter e intra-operatore per la diagnosi di disfunzione somatica. In entrambe le tipologie di studio sono emersi risultati confortanti e spesso significativi sull’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico e sui livelli di affidabilità dei test osteopatici.
Allo stato attuale dalla letteratura possiamo affermare che il trattamento manipolativo osteopatico è efficacie nelle problematiche muscolo-scheletriche e in alcune patologie organiche. Quello che sta emergendo da alcuni studi è che parte dell’efficacia terapeutica del trattamento manipolativo osteopatico risiede nell’interazione con i processi biochimici che stanno alla base della generazione e della percezione del dolore e del funzionamento del sistema immunitario.
Risulta pertanto evidente la differenza di competenze rispetto alle altre professioni sanitarie, e le evidenze scientifiche riportate delineano chiaramente come il trattamento manipolativo osteopatico sia differente dalla terapia manuale, nei termini di approccio clinico, inteso come diagnosi e trattamento di disturbi cronici e subacuti a carico del sistema muscoloscheletrico, ma anche degli altri sistemi organici.
L'osteopatia ha un suo specifico ambito di intervento: il ripristino della funzionalità persa per diversi motivi. Proprio per questo può essere considerata una PROFESSIONE SANITARIA COMPLEMENTARE a quelle esistenti, come la fisioterapia e la medicina convenzionale, nel rispetto delle proprie competenze, senza sovrapporsi al ruolo delle altre professioni sanitarie. Questo consentirebbe all’osteopatia di poter essere parte attiva nel concetto di salute espresso dall’OMS.
Alla luce di quanto sopra spiegato, il Registro degli Osteopati d’Italia è assolutamente interessato ad avviare un dialogo con le commissioni operanti nell’ambito del Consiglio Superiore di Sanità per confrontarsi con i dati scientifici in merito alla validità clinica dell’osteopatia e alle competenze dell’osteopata. Su una cosa siamo d’accordo con il Presidente Albertoni: la tutela del paziente prima di tutto, incominciando proprio da un’informazione chiara e corretta.
Paola Sciomachen
Presidente Registro degli Osteopati d’Italia
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17 Dicembre 2014
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