Tutti i sogni di una aspirante Medico di medicina generale

Tutti i sogni di una aspirante Medico di medicina generale

Tutti i sogni di una aspirante Medico di medicina generale

Gentile Diretore,
qualcuno potrebbe domandarsi: perché una scelta così controcorrente, o perché ora? Perché scegli la Medicina Generale, tu che hai sempre detto di voler partire con Medici Senza Frontiere o di voler fare “cose grandi”? Ecco, non è così facile spiegarlo: a tratti fatico anche a raccontarlo a me stessa, figuriamoci cosa possa succedere quando altri me lo chiedono.
 
Ma questo Natale così speciale e intimo ha ispirato in me una serie di riflessioni che mi è venuta voglia di scrivere, nero su bianco.
E così, eccomi qua a raccontare ciò che sogno.
 
Sogno una medicina territoriale all’altezza della complessità del mondo reale, tra disuguaglianze e assurdità. Che sappia rispondere con prontezza ai bisogni del paziente: una medicina non frammentata, visionaria, presente.
 
Sogno una medicina di famiglia all’altezza di tutto ciò che ho imparato in questi anni, dal SISM alla Comunità di Sant’Egidio, al mondo della cooperazione internazionale: una medicina che sappia che la povertà è un determinante di salute così come lo è il fumo di sigaretta o l’abuso di sostanze. Che conosca i quartieri, le persone che li abitano, e che sappia sporcarsi le mani quando c’è da farlo.
 
Sogno una medicina generale che sappia rivoluzionare e rinnovare le proprie fondamenta, centrando il suo operato sulla promozione della Salute e sulla medicina di prossimità. In cui il ricambio generazionale in atto diventi un’occasione per superare vecchie logiche e costruirne di nuove, attraverso un dialogo continuo tra professionisti della salute e istituzioni, su un piano che sia culturalmente e deontologicamente più alto della banale contrattazione sindacale.
 
Senza formazione clinica adeguata, i futuri medici di medicina generale non avranno mai la possibilità di capovolgere un sistema fondato su garantismo e contrattazione. E allora, sogno una formazione di alta qualità, indipendente, interattiva; che sappia trarre dalla pratica in ospedale, Case della Salute e MMG del triennio tutto ciò che si può, e anche oltre.
 
Sogno di diventare il Medico di Medicina Generale di cui avrei avuto bisogno il mese scorso, quando Covid-positiva, ero spaventata a letto, e avrei voluto affidarmi a qualcuno che mi venisse a visitare nella mia casa (fortuna che sono venute le USCAR).
 
E ancora, sogno una medicina territoriale non chiusa in se stessa, che sappia delegare la burocrazia ai burocrati e recuperare competenze cliniche di alto spessore. Perché capacità di analisi, sintesi e ricerca sono essenziali per un medico che un giorno lavorerà in Ospedale, ma ancor di più – probabilmente – per un medico che un giorno lavorerà a contatto con l’estrema varietà del territorio.
 
È ormai chiaro a tutti quanto il sistema ospedalocentrico sia efficiente nella cura dei pazienti in acuto, ma non in cronico, o efficiente in caso in infarto acuto del miocardio, ma non nel corso di una pandemia di portata epocale. Così come è ormai chiaro a tutti quanto sia sempre più urgente la necessità di unità nella malattia, piuttosto che frammentazione.
 
E allora, come possiamo pensare di credere ancora in un Sistema Sanitario Pubblico, universalistico ed accessibile a tutti, se non a partire dalla medicina territoriale? Le società stanno cambiando: il numero di persone anziane affette da patologie croniche è sempre più alto, i nuclei familiari si snelliscono, spesso gli anziani vivono da soli e si trovano a dover affrontare la fase più fragile della loro vita in tre posti a scelta: a casa soli, in RSA o in Ospedale.
Il tradizionale approccio sanitario per acuti si è rivelato fallimentare. Quindi, che aspettiamo?
 
Infine, sogno una medicina di famiglia all’altezza dei miei sogni, perché rinunciare alla Scuola di Specializzazione in Malattie Infettive e Tropicali al Gemelli, non mi costa certo poco, dopo la serie infinita di scherzetti del Sig. Ministro Manfredi, tutta la fatica vissuta e sei anni di Università, in cui dopo la laurea il cammino tracciato è uno, e non certo quello della medicina generale.
 
E così, sogno che "cose piccole" diventino cose Grandi. "Ogni scelta è anche una rinuncia."
 
Dott.ssa Manuela Petino
Corsista al I anno in Medicina Generale in Regione Lazio 

07 Gennaio 2021

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