Gentile Direttore,
giusto 3 giorni prima dell’interessante pamphlet pubblicato su QS a firma del collega dr Pietro Cavalli, pamphlet che qui intendiamo chiosare, sempre su QS compariva un bell’articolo (Alcohol health warning labels: a public health perspective for Europe. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2025) che raccontava di come l’Oms – Europa consideri ormai necessarie etichette visibili sulle bevande alcoliche le quali avvertano del rischio di cancro.
Facciamo fatica a non considerare il pamphlet in parola come una reazione, rectius “reattanza”, al documento dell’OMS-Europa. Per reattanza intendiamo, da dizionario Treccani, la “forte reazione che scatta nell’individuo che si senta minacciato nella propria libertà d’azione, consistente nel rifiuto di prescrizioni percepite come costrizioni illegittime o immotivate”.
Infatti il dott. Cavalli, gettatosi a capo fitto nel suo teorema dell’insussistenza di un nesso causale tra basse quantità di alcol (specialmente il vino) ed il cancro, perché questo è il perno concettuale del suo pamphlet, esibisce una serie di pseudo-dimostrazioni a nostro parere decisamente incongrue.
Eccone qui solo alcune, in sequenza:
1- in Austria e Spagna si beve di più eppure si muore meno di tumore: embè? La lezione del paradosso francese (per rispolverarlo basti https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_francese, tempo di lettura < 3’) pur citata dall’Autore poche righe oltre, non ha proprio insegnato nulla in tema di equivoci dovuti a epifenomeni e multifattorialità?!
2- L’articolo citato in cui si afferma che “tutto ciò che mangiamo è associato al cancro” è del 2023 e non crediamo proprio che esso sia sfuggito ai laureati in Medicina che hanno contribuito alla scrittura del Report WHO – 2025 sopra citato e prima si sono sicuramente letti tutto quello che c’era da leggere sull’argomento.
In ogni caso citare la curva a J a proposito di alcol e cancro è inappropriato perché una congerie di studi in effetti ha detto “tutto ed il contrario di tutto” sì, ma a proposito di un altro tema ossia alcol e mortalità generale, tra cui quella per K. Insomma circa la curva a J non si tratta specificatamente di alcol e incidenza di K o alcol e mortalità per K!
Dunque nessun effetto protettivo è davvero documentato per basse quantità di alcol in rapporto a K (“purtroppo!” aggiungiamo noi, da non astemi…).
E comunque anche circa il calo della mortalità generale a seguito di un basso intake alcolico devesi ricordare il recente ed illuminante lavoro di Tim Stockwell et el. “Why Do Only Some Cohort Studies Find Health Benefits From Low-Volume Alcohol Use? A Systematic Review and Meta-Analysis of Study Characteristics That May Bias Mortality Risk Estimates”, comparso sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs, 85(4), 441–452 (2024) che nell’evidenziare il bias di selezione che ha subdolamente e per anni viziato non pochi studi scientifici sull’argomento, va a confortare in buona sostanza la posizione assunta in precedenza dalle “Linee Guida per una sana alimentazione” del CREA, rev. 2018, il cui “messaggio da portare a casa” e’ drammaticamente “alcol zero” come prima opzione se ci si vuole mantenere in buona salute e morire meno.
3- La “ricerca recente USA” citata ( BMC Medicine 2023) torna a parlare di fatto della curva a J , ma non certo per il K. Piove sul bagnato, insomma.
4- Il monito sull’impossibilità di trovare qualcosa di incontestabile tra singoli alimenti (che l’alcol poi propriamente “alimento” non è, alla faccia di Medici sedicenti esperti che continuano ad imperversare su ogni canale televisivo per sparare facezie del genere) e malattie è insostenibile. Infatti il nesso causale alcol-cancro in assenza di un consumo al di sotto del quale si può stare tranquilli è comprovato.
5- Il finale dell’articolo, amaro più che ironico, non può non lasciarci ancora una volta interdetti e fortemente discordanti.
Circa infatti il passaggio, sensazionale pure quello, “un bicchiere di vino in più o in meno”, ecc. ecc., saremo noi allora a farla l’ironia: in materia di neoplasie al contrario un bicchiere di vino in più è sì un problema, eccome.
In meno no, e qui ha ragione il dott. Cavalli: nessun problema!
Con buona pace del settore vitivinicolo del nostro Paese, che non sarà certo questo nostro contro-pamphlet a mettere in crisi.
Concludiamo che l’analisi serena e non reattante della letteratura scientifica su alcol e cancro, ovviamente indipendente nel senso di “non foraggiata da Big Wine”, consente di portarsi a casa informazioni attendibili se solo lo si vuole.
Dott. Fulvio Fantozzi,
Medico Addittologo e Alcologo, libero professionista – Reggio Emilia
Prof. Giovanni Addolorato,
Unità di Medicina interna e Patologie alcol correlate, Ospedale Columbus-Gemelli, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCSS Italia. Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università Cattolica di Roma.