Un pezzo di buona sanità rischia di morire a Napoli

Un pezzo di buona sanità rischia di morire a Napoli

Un pezzo di buona sanità rischia di morire a Napoli

Gentile Direttore,
si fa sempre più alto, e preoccupante, il rischio di chiusura, o di una profonda riduzione delle attività del Centro di Riferimento della regione Campania per le Psicopatologie da Mobbing e Disadattamento lavorativo. Parliamo della storica Struttura Centrale della ASL Napoli 1 di via della Croce Rossa  che, esempio tra i pochissimi nel territorio nazionale, opera la diagnosi, la cura (farmacologica e psicologica) e la valutazione medico-legale delle patologie psichiatriche lavoro-correlate (mobbing, burn-out, stress lavorativo, ingiustizia organizzativa, ecc.).
 
Sono stati quasi 250 i pazienti presi in carico nel 2016 (per oltre 1000 prestazioni complessive), quasi 50 nel solo bimestre gennaio-febbraio del 2017 le nuove richieste di cura.  Si tratta spesso di pazienti affetti da forme di Depressione Maggiore, disturbi Post-Traumatici, patologie da Stress Acuto: condizioni che necessitano di un processo di cura competente, regolare e continuo (nella struttura napoletana i pazienti vengono seguiti in media per almeno 6-9 mesi, ma non mancano i casi trattati per vari anni).
 
Sono, quindi, numerosi gli invii operati dai centri di salute mentale e di medicina del lavoro di tutta la Campania (e il 10% dei pazienti proviene da altre regioni italiane, numeri evidentemente in controtendenza rispetto ai dati abituali).
 
Ebbene, tutto questo è sul punto di vedere la fine da quando la struttura è stata coinvolta da modifiche della organizzazione del dipartimento di salute mentale che ne minano gravemente la operatività.
 
La stessa futura sede di lavoro, attualmente collocata  in esigui spazi autonomi in via della Croce Rossa (sede in fase di smobilitazione da parte della ASL Napoli 1), è al momento una incognita.
 
Non sorprendono, quindi, le decine e decine di lettere di apprensione e stupore che gli stessi pazienti della struttura hanno inviato in questi giorni.
È evidente che se la politica sanitaria dei nostri territori vuole perseguire quel “salto di qualità” che tutti noi auspichiamo, esperienze come quella del centro di riferimento campano dovrebbero essere aiutate a fare un passo in avanti, e non già  due indietro.
 
A maggior ragione in un settore della salute mentale collegata a quel disagio lavorativo che tutti noi percepiamo come di sempre più frequente osservazione (soprattutto in contesti lavorativi come la grande distribuzione, la sanità, i call center, ecc.).
 
Il rischio di chiusura del centro di riferimento regionale appare ancora più paradossale se si pensa che le recenti iniziative della regione Campania, quale la proposta di una legge regionale di contrasto ai fenomeni del mobbing e del disagio lavorativo (proposta a firma del consigliere Antonio Marciano e che dovrebbe essere in discussione nelle prossime settimane in aula), tentano di dare nuova linfa alle agenzie sanitarie che si occupano di quel complesso settore rappresentato dalla salute mentale nei luoghi di lavoro.   
 
Aniello Pietropaolo   
Segretario Generale Provinciale  Cisl Medici Napoli
 
Maria Ludovica Genna
Segretario Provinciale Cisl Medici Napoli

09 Marzo 2017

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