Fascicolo sanitario elettronico. In Puglia indicatori tecnici raggiunti ma livelli di utilizzo ancora bassi

Fascicolo sanitario elettronico. In Puglia indicatori tecnici raggiunti ma livelli di utilizzo ancora bassi

Fascicolo sanitario elettronico. In Puglia indicatori tecnici raggiunti ma livelli di utilizzo ancora bassi

In punto nella prima audizione della III Commissione dedicata, su richiesta del presidente Felice Spaccavento, alla verifica sulla adozione del Fascicolo sanitario elettronico. I risultati sugli indicatori nazionali sono più che positivi ma l’utilizzo da parte dei cittadini è fermo intorno al 10%.

Risultati positivi in Puglia rispetto ai tempi di attuazione e di raggiungimento degli indicatori fissati a livello nazionale nel quadro dei finanziamenti Pnrr per il Fascicolo sanitario elettronico. Tuttavia, dal punto vista operativo il sistema fa ancora fatica a decollare e ad essere percepito sia dagli operatori sanitari sia dai cittadini per la centralità che esso ricopre nell’ambito della assistenza e della storia sanitaria dei cittadini. È quanto emerso dalla verifica sulla adozione del Fascicolo sanitario elettronico a cui è stata dedicata la prima audizione della III Commissione del Consiglio regionale, su richiesta del presidente Felice Spaccavento.

A illustrare lo stato dell’arte dell’adozione del Fascicolo sanitario elettronico la dirigente della sezione
Programmazione investimenti sistemi informativi e telemedicina Titti Ladalardo, con riferimento al livello di integrazione dei sistemi informativi sanitari regionali, al livello di alimentazione dei dati da parte delle Asl e al grado di interoperabilità con le piattaforme nazionali.

Il Pnrr ha individuato nella digitalizzazione della sanità uno degli assi strategici di intervento, mirando a rendere il nuovo fascicolo sanitario uno strumento realmente uniforme a livello nazionale, interoperabile. Dell’investimento di 1 miliardo e 38 milioni di euro per realizzare il 100 per cento del sistema operativo entro giugno, alla Puglia sono stati destinati circa 47 milioni di euro.

“La dirigente – riferisce una nota di fine seduta dell’ufficio stampa del Consiglio regionale – ha ricordato come il nuovo Fse sia molto diverso dal modello del 2016: non più un semplice contenitore di referti, ma un vero punto unico di accesso per il cittadino, capace di integrare documenti clinici, servizi online, deleghe, pagamenti, prenotazioni e persino la visualizzazione delle immagini diagnostiche. Un’evoluzione che richiede un’architettura informatica complessa e un coordinamento serrato tra Regione, Asl, strutture private e fornitori software”.

Sul fronte dell’alimentazione dei documenti, in Puglia ci sono 207 strutture pubbliche e 127 private accreditate che conferiscono regolarmente nel fascicolo, con una media di 712.000 documenti al mese caricati entro cinque giorni dalla refertazione. Per agevolare l’inserimento dei dati da parte delle strutture private, la Regione ha messo a disposizione un repository centralizzato, indispensabile per chi non disponeva di infrastrutture proprie.

I risultati sugli indicatori nazionali – quelli che determinano la valutazione ministeriale e l’accesso ai finanziamenti – sono più che positivi. La Puglia supera tutti i target richiesti per giugno 2026:
• 96,3% di documenti indicizzati (obiettivo 90%);
• 98,2% di medici di medicina generale che alimentano il FSE;
• 94,1% di documenti firmati digitalmente secondo gli standard più recenti;
• 94% di documenti prodotti nel formato tecnico CDA2.

Un quadro che, sottolinea la nota, “colloca la Regione tra le realtà più avanzate del Paese”. Eppure, “c’è un dato che preoccupa: l’utilizzo da parte dei cittadini, fermo intorno al 10 per cento e la resistenza da parte dei medici di base a compilare i profili sanitari sintetici dei pazienti”.

Per ciò che concerne i cittadini la dirigente ha spiegato che fondi Pnrr consentono campagne informative solo verso gli operatori sanitari, non verso la popolazione, e ora si attende il kit della campagna nazionale avviata per poter ampliare la comunicazione.

Sul versante degli operatori, la Puglia ha scelto una strada strutturale: integrare il Fse nei piani formativi delle aziende sanitarie, evitando percorsi esterni destinati a esaurirsi con i finanziamenti. È già attivo un tavolo con gli ordini professionali e sono partiti percorsi dedicati ai medici di famiglia e pediatri di libera scelta, chiamati a compilare il Profilo sanitario sintetico, già disponibile nel fascicolo, ma fin ora rimasto vuoto. Questo vuoto può essere riempito solo con la disponibilità e il coinvolgimento dei medici.

Tra le novità in arrivo, la dirigente ha annunciato che entro aprile sarà possibile conferire anche i referti di anatomia patologica, dopo la risoluzione delle criticità normative legate alla comunicazione delle diagnosi più delicate. Più complesso invece il capitolo della cartella clinica elettronica, che entrerà nel Fse solo dopo l’approvazione delle specifiche tecniche nazionali, sicuramente oltre giugno 2026.

L’obiettivo da raggiungere è in prospettiva europea: il Fse italiano è pensato come base del futuro Fascicolo Sanitario Europeo, che dal 2027 dovrà consentire la circolazione sicura delle informazioni cliniche tra i Paesi UE.

17 Marzo 2026

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