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Nuove tariffe specialistica. Le paure delle Regioni

di Alessandro Rosi

Secondo fonti della regione Lombardia che hanno avuto modo di analizzare le proposte del Ministero per il nuovo “Nomenclatore tariffario dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica”, i tagli sono trasversali, colpiscono quasi tutte le prestazioni e naturalmente riguardano sia le strutture pubbliche che private

31 GEN - La pandemia ha avuto effetti pesanti sulle prestazioni sanitarie. Nel 2020, stando agli ultimi dati pubblicati da Istat, le prestazioni ambulatoriali e specialistiche sono crollate del 20,3% rispetto all'anno precedente.
 
Per esempio Tac, risonanze magnetiche, biopsie dialisi e radioterapie, ovvero tutte quelle prestazioni che rientrano nella categoria “indifferibili”, sono state complessivamente circa 2 milioni in meno, con una riduzione totale del 7% che ha interessato tutto il Paese ma è stata maggiore al Nord.
 
Ora, dopo la batosta Covid, con la diminuzione delle tariffe delle prestazioni del “Nomenclatore tariffario dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica”, secondo molti osservatori, c’è il concreto rischio di un ulteriore allungamento delle liste d’attesa, oltre che una perdita della qualità delle prestazioni.
 
A rischiare maggiormente sono le Regioni che producono di più in termini di prestazioni sanitarie. Ed è proprio nelle Regioni che sono cresciuti i principali mal di pancia in queste ore.
 
Le scelte fatte a Roma, a quanto si dice, rischiano di mettere in grave difficoltà l’operatività delle strutture sanitarie e ospedaliere.
Le politiche di investimento e crescita annunciate in questi mesi, in un’ottica di ripresa post Covid, sembrano dunque restare teorie, mentre nella pratica vengono fatte scelte che vanno nella direzione opposta, con un concreto rischio in termini di qualità del servizio sanitario e allungamento dei tempi d’attesa.
 
Secondo fonti interne alla regione Lombardia che hanno avuto modo di analizzare le proposte del Ministero, i tagli sono trasversali, colpiscono quasi tutte le prestazioni e naturalmente riguardano, come detto, sia le strutture pubbliche che private.
 
Uno dei dati che risalta maggiormente è relativo all’intervento chirurgico di circoncisione: che passa da 1.065 euro a 129 euro. Una riduzione del costo della prestazione dell’84%.
 
Ma ci sono altri esempi: per la principale attività ambulatoriale ovvero le prime visite, si passa da 22,50 euro a 22, mentre per le visite di controllo la riduzione è maggiore da 17,90 euro a 16,20. Tradotto: le strutture saranno in grande difficoltà, non solo a recuperare le prestazioni non erogate in epoca Covid, ma anche a mantenere l’attuale offerta in termini di prestazioni ambulatoriali.
 
Parlando di interventi, invece, è da segnalare la riduzione dei costi del 20% per quanto riguarda l’operazione di cataratta. In Italia ogni anno vengono effettuati mediamente 600mila interventi di questo tipo.
 
Se il focus si concentra poi sugli esami specialistici, l’attenzione cade sulle risonanze magnetiche nucleari, un esame ad alto costo che richiede l’utilizzo di apparecchi sofisticati e tecnologie sempre più aggiornate perché la qualità dell’immagine risulta essere fondamentale, basti pensare alle risonanze a cranio, colonna e addome. In questo caso il costo è stato tagliato mediamente di oltre il 30% rispetto all’attuale.
 
Il tariffario ha subito dunque tagli per finanziare tutti quei Lea che, una volta individuati, non erano stati mai attivati per via della mancata copertura finanziaria.
 
La partita non è ancora definitivamente chiusa ma, se le condizioni resteranno le attuali e il Tariffario nazionale non verrà cambiato, le conseguenze sull’offerta quantitativa e soprattutto su quella qualitativa saranno serie. Le Regioni, già in affanno, arrancheranno ancora di più e conseguentemente i cittadini perderanno una gradualmente opportunità di cura e diagnostiche. 
 
Alessandro Rosi

31 gennaio 2022
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