Autismo. Veneto in rete con altre 4 Regioni per progetto di ricerca

Autismo. Veneto in rete con altre 4 Regioni per progetto di ricerca

Autismo. Veneto in rete con altre 4 Regioni per progetto di ricerca
Il progetto, che coinvolge Liguria (capofila), Veneto, Marche, Umbria e Campania e si concluderà nell’ottobre del 2020, punta a identificare e sperimentare interventi di continuità per accompagnare i percorsi di crescita dei ragazzi affetti da sindromi dello spettro autistico, dall’istruzione al lavoro, valutando anche le migliori soluzioni residenziali e semiresidenziali. Lanzarin: “Ulteriore conferma dell’eccellenza del centro di Verona”

Il Centro di riferimento regionale per l’autismo, diretto da Leonardo Zoccante, entra nel progetto interregionale, promosso dal Ministero della Salute, dedicato ad approfondire la conoscenza dei disturbi dello spettro autistico e la messa a punto di buone pratiche terapeutiche ed educative, con particolare riguardo al passaggio dall’età evolutiva all’età adulta e all’inserimento occupazionale.
 
“Il centro di Verona è una eccellenza nel panorama regionale e nazionale – conferma l’assessore regionale alla sanità e al sociale, Manuela Lanzarin – Il coinvolgimento nel progetto varato dal Ministero, in accordo con l’Istituto Superiore della Sanità e nell’ambito dell’Osservatorio nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico, conferma ulteriormente l’alta qualità e la professionalità dell’equipe di studio e di lavoro guidata dal dottor Zoccante”.
 
Per la realizzazione del progetto di ricerca il ministero ha stanziato un milione di euro, suddivisi tra le cinque regioni partner: Liguria (capofila), Veneto, Marche, Umbria e Campania. Al Veneto, e in particolare al centro di riferimento veronese, sono stati assegnati 240 mila euro.
 
Il progetto, che dovrà concludersi nell’ottobre del 2020, punta a identificare e sperimentare interventi di continuità per accompagnare i percorsi di crescita dei ragazzi affetti da sindromi dello spettro autistico, dall’istruzione al lavoro, valutando anche le migliori soluzioni residenziali e semiresidenziali.
 
“I risultati – conclude l’assessore – saranno condivisi a livello nazionale diventando patrimonio di conoscenza e sperimentazione del Ministero. Siamo orgogliosi di far parte – grazie anche alla scelta regionale di creare centri di riferimento specializzati su questa ancora poco conosciuta patologia – della ‘filiera’ nazionale della ricerca, alla quale famiglie e associazioni affidano tante speranze per una diagnosi sempre più precoce e per individuare metodi e terapie mirate ed efficaci”.

06 Febbraio 2019

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