Budget specialistica privata. Coordinamento Intersindacale di categoria contro la bozza di decreto

Budget specialistica privata. Coordinamento Intersindacale di categoria contro la bozza di decreto

Budget specialistica privata. Coordinamento Intersindacale di categoria contro la bozza di decreto
Il coordinamento intersindacale chiede che il budget finanziario che dovrà essere attribuito al comparto della specialistica contrattualizzata “sia determinato secondo i criteri distributivi previsti dalla legge tuttora vigente rinunciando, in tal modo, ad altri avvilenti, penalizzanti ed ingiustificati calcoli”. La bozza si stabilisce che l’aggregato di spesa passi dai 435.567.500, ai 473.836.700, per scendere a 458.983.200 nel 2023. LA BOZZA

Il Coordinamento Intersindacale delle Associazioni di Categoria rappresentative fra quelle che erogano prestazioni specialistiche sul territorio siciliano (AIPA-Associazione Italiana Poliambulatori Accreditati, ARDISS/FKT-Associazione Regionale Delle Imprese Sanitarie Siciliane/FKT, CITDS-Confederazione Italiana per la Tutela dei Diritti in Sanità, CROAT-Coordinamento Regionale Odontoiatria Ambulatoriale di Territorio, SBV -Sindacato Branche a Visita, SIOD-Sindacato Italiano Odontoiatria Democratica, FederBiologi, FederAnisap Sicilia, FederLab e Laisan) esprimono, in una nota, “il più profondo dissenso per le disposizioni contenute nella bozza di Decreto sugli aggregati di spesa per l’assistenza specialistica privata” e si dissocia “fermamente” da alcune “esternazioni fatte da alcune sigle sindacali che hanno invece lodato quella stessa bozza (redatta dall'Assessorato regionale alla Sanità), pur non rappresentando le migliaia di strutture di patologia clinica, cardiologia, di branche a visita, di odontoiatri, di fisiatria, della Regione Siciliana, bensì "solo" gli interessi di una sparuta minoranza”. A favore della bozza, già negli scorsi giorni, era intervenuta la Cidec Sanità.

Tali esternazioni, per il coordinamento intersindacale, “danneggiano le posizioni della stragrande maggioranza dei rappresentanti di quelle stesse strutture, che da decenni si battono per una sanità migliore, per l’abbattimento delle lunghissime liste di attesa, per l’aumento delle risorse da rendere disponibili alla specialistica accreditata e contrattualizzata (per come la legge stabilisce), per migliorare complessivamente e rendere più umana e fruibile l’assistenza sul territorio in ossequio al principio della libera scelta del luogo di diagnosi e cura”.

In sintesi, nella bozza in possesso di Quotidiano Sanità la Regione riconosce il ruolo avuto che strutture private hanno avuto nel colmare la contrazione dell’offerta della parte pubblica negli anni della pandemia, ha deciso di rideterminare l’aggregato di spesa per gli anni 2022 e 2023 in misura corrispondente al 2019, incrementato delle risorse destinate ai soggetti accreditati e non contratualizzato e all’adeguamento dei contratti al di sotto del budget minimo, come sopra definito, ad eccezione delle branche di Nefrologia, Radioterapia, delle strutture ex GSA e degli Enti in GSA. La somma passa quindi dai 435.567.500, ai 473.836.700, per scendere a 458.983.200 nel 2023.

“Forse – commenta il coordinamento intersindacale – sfuggirà a qualcuno che quello in gioco è l’assetto del sistema salute del territorio siciliano ed il ruolo che la specialistica è chiamata ad avere per la tutela dei malati e dei pazienti, per la stabilità ed il futuro di strutture, centri e laboratori che oggi, come sempre, sono in prima linea a garantire il diritto alla salute ed a difendere il loro ruolo indispensabile nel SSN e nel SSR. Plaudire (come hanno fatto, appunto, talune sigle sindacali) alla bozza di un Decreto come quello al quale sta lavorando l'Assessorato regionale alla Sanità significa, in buona sostanza, voler peggiorare la qualità e la fruibilità delle prestazioni di specialistiche erogate sul territorio siciliano dalle strutture convenzionate accreditate”.

“Giova a qualcuno ricordare – prosegue la nota del Coordinamento –  che una medesima prestazione venga pagata 6 euro nel privato e ben 53 nel pubblico? E che questo rappresenti un chiaro esempio di sperpero di denaro laddove noi privati eroghiamo l’ottanta per cento delle prestazioni a costi decisamente inferiori rispetto al pubblico e con un rapporto, si badi bene, di 1 a 5? Ora, tacere questo, non sostenere con forza le nostre posizioni, avallare le scelte dell’Assessorato, significa voler sbattere per sempre le porte in faccia al mondo della sanità privata accreditata disconoscendo, tra l’altro, anche il fondamentale ruolo da essa svolto durante i difficili mesi della pandemia. E noi questo non possiamo permetterlo, né ora, né mai”.

Da qui l’appello che il Coordinamento Intersindacale, “in rappresentanza di oltre mille strutture associate, che, da sole, erogano milioni di prestazioni all’anno", rivolge ai vertici dell’Assessorato regionale alla Sanità affinché “il budget finanziario che dovrà essere attribuito al comparto della specialistica contrattualizzata, sia determinato secondo i criteri distributivi previsti dalla legge tuttora vigente rinunciando, in tal modo, ad altri avvilenti, penalizzanti ed ingiustificati calcoli. Ne va del nostro futuro e di quello di tutti i siciliani”.

09 Marzo 2022

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