Cagliari. Al Brotzu nasce ‘l’angolo del counseling’ per la comunicazione della diagnosi e della prognosi   

Cagliari. Al Brotzu nasce ‘l’angolo del counseling’ per la comunicazione della diagnosi e della prognosi   

Cagliari. Al Brotzu nasce ‘l’angolo del counseling’ per la comunicazione della diagnosi e della prognosi   
Tumbarello: “Comunicare la diagnosi e la prognosi in modo professionale e allo stesso tempo empatico non è affatto facile. Un luogo confortevole può rappresentare un valido aiuto per il curante che, supportato dalla professionalità dello psicologo, dovrà aiutare il paziente a sentire di avere una scelta, un orizzonte aperto alla guarigione o almeno a soluzioni di miglioramento”. Foddis: “Un progetto unico in Italia per il benessere del paziente”.

Al San Michele dell’ARNAS G. Brotzu nasce un nuovo e innovativo servizio per il paziente che è stato ‘battezzato’ col nome ‘L’Isola che non c’è. L’angolo del counseling’. Ad inaugurarlo nella mattinata di ieri l’Arcivescovo di Cagliari, Monsignor Giuseppe Baturi.

“Il progetto – spiega la direttrice dell’ARNAS G. Brotzu Agnese Foddis a Quotidiano Sanità – è stato voluto dalla direzione aziendale ed è frutto della collaborazione tra la struttura di Cardiologia Pediatrica e Cardiopatie Congenite e la struttura del Servizio di Psicologia dell’ospedale, realizzato grazie ad una donazione della Banca di Cagliari. Si tratta di una stanza per ‘le comunicazioni’ dove ospitare il paziente in un ambiente accogliente: arredi, colori e grafica, appositamente studiati, hanno il compito di facilitare il processo di assimilazione delle informazioni”.

“Comunicare la diagnosi e la prognosi in modo professionale e allo stesso tempo empatico non è affatto facile – evidenzia intervenendo il dott. Roberto Tumbarello, direttore della struttura di Cardiologia Pediatrica e Cardiopatie Congenite -. La diagnosi è spesso una doccia fredda per i pazienti, anche quando c’è la consapevolezza che qualcosa non va. La prognosi, cioè la previsione sul decorso e sull’esito di una condizione morbosa, può essere ancora più difficile da comprendere e accettare. Ecco perché un luogo confortevole, privo di quegli elementi ospedalieri come strumentazioni cliniche, lettini per la visita, etc., può rappresentare un valido aiuto per il curante che, supportato dalla professionalità dello psicologo, dovrà aiutare il paziente a sentire di avere una scelta, un orizzonte aperto alla guarigione o almeno a soluzioni di miglioramento. Contenere la situazione di ansia e insicurezza del paziente funziona come difesa dalla percezione che non ci sia una via di uscita e diminuisce le conseguenze negative della malattia. Si tratta di un percorso assistenziale che richiede un elevato livello di coordinamento clinico-organizzativo da parte della Struttura di Psicologia con tutti i reparti dell’Azienda. Il servizio può essere richiesto dai medici ma anche dagli stessi pazienti e dai lori familiari, attraverso il personale medico del reparto”.

“Siamo soddisfatti della realizzazione di questo importante progetto unico in Italia – aggiunge Foddis -. Il termine counseling indica per l’appunto un processo di comunicazione per la cura della persona nella sua totalità, non solo da un punto di vista medico, ma anche psicologico. Si tratta di un processo dove non si possono separare le esigenze di cura della patologia, compito che spetta agli operatori sanitari in genere, da quelle del prendersi cura emotivamente del paziente, competenza dello psicologo”.

“Ed ecco che la comunicazione per un paziente e i suoi familiari è anche un momento cruciale della gestione clinica della malattia. L’impatto emotivo che questa determina, infatti, influisce in maniera determinante sull’alleanza terapeutica che si crea tra equipe e paziente e quindi sul modo in cui il paziente stesso (e la famiglia) affronterà la malattia e l’iter terapeutico. Riteniamo pertanto anche questo servizio fondamentale e di supporto per il benessere del paziente” – termina la Manager.

Elisabetta Caredda

Elisabetta Caredda

08 Gennaio 2025

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