Centrali di acquisto. Allarme dei fornitori ospedalieri pugliesi: “Nulla di buono da un sistema che pensa solo a tagliare la spesa”

Centrali di acquisto. Allarme dei fornitori ospedalieri pugliesi: “Nulla di buono da un sistema che pensa solo a tagliare la spesa”

Centrali di acquisto. Allarme dei fornitori ospedalieri pugliesi: “Nulla di buono da un sistema che pensa solo a tagliare la spesa”
Il rischio, secondo l’Aforp, è di affondare le micro, piccole e medie imprese del territorio, ma anche di non centrare l’obiettivo di razionalizzazione ed eliminazione degli sprechi. “Se lo spirito è solo quello dei tagli, l'unico risultato che si ottiene è quello di concentrare inutilmente la domanda. Bisogna salvaguardare la qualità, il tessuto delle imprese e l’innovazione tecnologica”.

“Centrale d’acquisto? Con i mezzi attuali della P.A. non funziona". A lanciare l’allarme, in una nota, è Beppe Marchitelli, presidente dell’Aforp, Associazione dei fornitori ospedalieri della Regione Puglia che riunisce le micro e piccole imprese della sanità e che mostra tutta la sua contrarietà alla centrale di committenza. Il motivo è che, così come attualmente strutturata, “non consentirebbe di presentare una sanità più moderna, efficace, trasparente e soprattutto appropriata” ma solo di “tagliare fuori le micro, piccole e medie imprese del territorio”.

“Non è saggio dire: abbiamo istituito le centrali uniche di acquisto e siamo decisi verso la riduzione della spesa! E’ necessaria una strategia organizzativa, la revisione totale dell’organizzazione per poter contare su professionalità esperte, di alto profilo specialistico con conoscenze gestionali ed economiche. Tutto questo richiede almeno 3 anni prima che possa definirsi a regime”, incalza Marchitelli, che sottolinea come “le imprese affrontano investimenti verso nuove professionalità che abbiano una precisa specializzazione, proprio per essere in sintonia collaborativa verso la P.A.”.

Per Marchitelli, allo stato attuale delle cose, la Centrale d’acquisto rischia solo di ostacolare e rendere quindi impossibile la partecipazione delle PMI ai prossimi eventi competitivi. “Questo perché, se il requisito minimo indispensabile potrebbe essere banalmente il fatturato, cioè requisiti unicamente finanziari e non certamente riferibili alla certificazione di una offerta qualitativa, le PMI sono tagliate fuori”.

Per di più, secondo il presidente dell’Aforp, l’Italia ha “completamente ignorato le direttive Europee sulle iniziative a sostegno delle micro, piccole e medie imprese. Lo Small Business Act appunto! L’intera filiera della salute è in difficoltà”.

Marchitelli ribadisce dunque che “la centrale d’acquisto è utile per attivare il monitoraggio della spesa e contribuire all’obiettivo di razionalizzare ed eliminare gli sprechi. Il concetto è vanificato se nello spirito della centralizzazione degli acquisti, non c’è l’obiettivo della razionalizzazione, ma solo quello dei tagli e sforbiciate verso la spesa e quindi viene concentrata inutilmente  la domanda”.

Il presidente Aforp chiede, quindi, che nelle gare di fornitura vengano “salvaguardati elementi come la qualità del prodotto, il tessuto delle imprese coinvolte e l’innovazione tecnologica. Invece in Italia c’è la rinegoziazione dei contratti in essere del 5%, il payback e tetti di spesa. Tutto ciò corrisponde al fallimento delle imprese italiane e alla perdita di posti di lavoro. Anche gli effetti della manovra di finanza pubblica sulle Regioni non sono rassicuranti: tagli previsti nel ddl stabilità 2016 dell’80% nel prossimo triennio, mentre i Ministeri 45%. Le Regioni dal 2009 al 2015 hanno avuto una riduzione spesa primaria del 55% ed è bene ricordare che nel Patto Salute si prevedeva un finanziamento di circa 115mld. Ora è di 111mld. Inoltre il risparmio sul Fondo Sanitario Nazionale non resta alla sanità, ma viene utilizzato come miglioramento dei conti pubblici”!

“Noi fornitori ospedalieri – conclude Marchitelli – abbiamo chiaro il concetto: le gare al ribasso ridurranno il livello di qualità dei prodotti e quindi l’efficacia della prestazione sanitaria. Anche i cittadini sono consapevoli che non si può standardizzare la salute. Eppure, resistono sordi i contabili della spesa, coloro che devono far quadrare il bilancio: a loro non è chiaro”.

04 Novembre 2015

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