Coronavirus. In attesa delle Usca, i medici di famiglia scendono in campo per le visite a domicilio

Coronavirus. In attesa delle Usca, i medici di famiglia scendono in campo per le visite a domicilio

Coronavirus. In attesa delle Usca, i medici di famiglia scendono in campo per le visite a domicilio
Il lavoro è partito dalla provincia di Verona con il ‘microteam Covid 19’ composto da un medico di famiglia ed un infermiere. Alcuni medici hanno dovuto acquistare da soli i dispositivi di protezione perché “Le dotazioni della Ulss non sono adatte per le visite ai pazienti dei positivi al Covid-19”, denuncia Guglielmo Frapporti, Fimmg Verona. Che oltre agli infermieri evidenzia il ruolo della Croce Verde, “che ha messo a disposizione le auto sanificandole ad ogni nostro rientro”. "Stiamo anticipando le USCA, che stentano a decollare", commenta Frapporti.

La scorsa settimana, con la sperimentazione di alcuni farmaci tra cui Tocilizumab, Avigan, Clorochina/Idrossiclorochina, Lopinavir/Ritonavir, Duranavir/Ritronavir, Remdesivir, c’è stata la definizione delle Linee guida da parte della Regione Veneto, che delimitano la procedura di monitoraggio ed assistenza a domicilio dei pazienti Covid-19. Oggi sono i medici di famiglia che stanno affrontando questa emergenza con le visite giornaliere presso i domicili dei propri pazienti che risultano essere positivi al Covid-19 (asintomatici, paucisintomatici o in condizioni cliniche che possono essere gestite fra le mura delle proprie case domestiche).
 
“Per poter curare in sicurezza quel 70% di positivi, che in Veneto sono curati a domicilio, dal 6 aprile scorso siamo partiti nella provincia di Verona con il “microteam Covid 19” – illustra Guglielmo Frapporti, Segretario Provinciale FIMMG Verona – composto da un medico di famiglia ed un infermiere. Un’iniziativa che ad oggi sta dando un servizio prezioso perché contribuisce a tenere liberi gli ospedali, fintanto che non partiranno le unità speciali di continuità assistenziali (USCA)”.
 
Ci sono pazienti positivi al Coronavirus che fino ad ora erano stati monitorati con il triage telefonico dal proprio medico di medicina generale, proprio perché questi non era stato dotato dei dispositivi di sicurezza. Alcuni medici hanno dovuto loro stessi acquistare le dotazioni di protezione proprio perché i pazienti non potevano più rimandare la visita.
 
“Le Ulss ci hanno fornito delle dotazioni – chiarisce Frapporti – che non vanno bene per le visite fatte nei domicili dei positivi al Covid-19; al massimo quelle dotazioni possono andar bene per le visite in ambulatorio. Abbiamo dovuto comprarci noi tutto il materiale per le protezioni individuali. Abbiamo acquistato le tute, le mascherine, i copri calzari, le visiere ecc ecc. e ce li mettiamo e li togliamo ad ogni paziente che andiamo a visitare. Un lavoro enorme!”.
 
“Tutto questo – evidenzia Frapporti – è stato possibile non solo per il nostro senso del dovere, ma soprattutto grazie alla grande sensibilità venuta dal basso. Organizzata da noi medici di famiglia, ma anche con l’aiuto preziosissimo delle infermiere che, attraverso la cooperativa Salute e Territorio, sostengono l’organizzazione e tutti i costi con i fondi raccolti dal contributo di tanti cittadini, associazioni, aziende e sindaci, che la stessa cooperativa ha saputo raccogliere e mettere a disposizione. Riusciamo, grazie a questi fondi, a dare un rimborso spese ai nuovi medici che, presso i nostri studi, stanno facendo la specializzazione e che stanno sostituendo altri medici che non riescono a visitare i pazienti perché essi stessi o ammalati o contagiati da Coronavirus: preciso comunque che resta a capo del medico che ha i pazienti iscritti, l’adozione delle decisioni sul proprio paziente. Altro contributo eccellente proviene dalla Croce Verde che ci ha messo a disposizione le macchine sanificandole ad ogni nostro rientro. Stiamo anticipando le USCA, che stentano a decollare nelle Ulss Venete”, conclude il Segretario Provinciale FIMMG Verona.
 
Altro tassello importante sarà quando partiranno le USCA: il medico di medicina generale chiede sin da subito di prendere parte alle visite con il medico di guardia medica. Questo darebbe serenità, almeno in prima battuta, ai pazienti che conoscono il medico di famiglia e, allo stesso tempo, da più completezza alle scelte da adottare considerato che il medico di medicina generale conosce lo stato di salute pregresso del proprio paziente, ne conosce la vita e la famiglia. La tragedia del Covid–19 impone di trovare strade nuove, ma condivise per gestire nell’immediato la cronicità a domicilio.
 
Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

10 Aprile 2020

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