Coronavirus. In Lombardia nuovo scontro tra Regione e medici. Gallera: “Ordini già avvisati a gennaio”. La replica: “Cerca solo di giustificare il ritardo”

Coronavirus. In Lombardia nuovo scontro tra Regione e medici. Gallera: “Ordini già avvisati a gennaio”. La replica: “Cerca solo di giustificare il ritardo”

Coronavirus. In Lombardia nuovo scontro tra Regione e medici. Gallera: “Ordini già avvisati a gennaio”. La replica: “Cerca solo di giustificare il ritardo”
Nuova polemica tra l’assessore Gallera e l’Ordine dei medici sui presunti ritardi nella gestione dell’emergenza. La Regione: “Le carte non mentono: Regione Lombardia ha dato piena e pronta attuazione alle linee guida del ministero della Salute del 22 gennaio”. Ma l’Omceo Milano non ci sta: “Inaccettabile coinvolgere l'Ordine dei Medici di Milano, nel tentativo di giustificare l'operato di Regione Lombardia contro le accuse di ritardi”.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi con tutti gli Ordini dei medici della Regione nuovo scontro in Lombardia tra l’assessore al Welfare, Giulio Gallera e i camici bianchi. Casus belli i presunti ritardi della Regione nella gestione dell’emergenza.
 
 “Le carte non mentono: Regione Lombardia ha dato piena e pronta attuazione alle linee guida del ministero della Salute del 22 gennaio che avevano per oggetto le modalità di presa in carico dei cittadini al rientro dalla Cina e i loro contatti che presentavano sintomi riferibili al Covid, trasmettendole a tutti i rappresentanti del sistema socio-sanitario il 23 gennaio, con nota G.1.2020.0002677. Ogni altra ricostruzione su ritardi e omissioni è priva di fondamento, vergognosa e strumentale”, ha detto Gallera
 
“La segnalazione – spiega – era stata diffusa ad Asst e Ats, Case di cura accreditate, direttori di Uo e di Dipartimento Malattie infettive e laboratori. Le Ats avevano immediatamente informato tutti i medici di base e i pediatri di libera scelta. La circolare trasmessa indicava già le procedure di `Diagnosi di caso sospetto´, le procedure di `Segnalazione alle autorità sanitarie", stabiliva i laboratori di analisi di riferimento e le prescrizioni per la presa in carico del paziente”.
 
“Il 27 gennaio – prosegue l'assessore – ovvero 4 giorni dopo, Regione Lombardia diramava una nuova comunicazione indicando anche i 17 reparti di malattie infettive che avrebbero preso in carico i pazienti, distribuiti su tutto il territorio regionale. Tale informativa veniva trasmessa anche al presidente degli Ordini dei medici lombardi. Tant'è che pochi giorni dopo, il 20 febbraio, proprio l'Ordine dei medici di Milano organizzava un convegno specifico su questo argomento, invitando come relatore un rappresentante del Dipartimento di Prevenzione dell'Ats di Milano”
 
“Le indicazioni venivano approfondite il 7 febbraio successivo – sottolinea Gallera – attraverso una nuova informativa che prevedeva anche norme comportamentali per la gestione dei controlli negli aeroporti, nelle scuole, negli esercizi pubblici e negli istituti penitenziari”. Quindi conclude: “Prima del caso di Codogno sono stati eseguiti infatti 100 tamponi a cittadini con i requisiti indicati dalle prescrizioni ministeriali (provenienti dalla Cina, o loro contatti) secondo le procedure stabilite. Le analisi, fino ad allora, avevano sempre dato esito negativo”.
 
“È inaccettabile il tentativo di Giulio Gallera di coinvolgere l'Ordine dei Medici di Milano, nel tentativo di giustificare l'operato di Regione Lombardia contro le accuse di ritardi nella divulgazione e nell'attuazione di misure preventive volte a contenere la diffusione del Covid-19”. Afferma Roberto Carlo Rossi, Presidente dell'OMCeO ambrosiano.
 
Cercando Tuttavia di evitare polemiche e strumentalizzazioni di qualsivoglia genere, ma per onore della verità Rossi prescisa che: “L'Ordine ha messo in piedi motu proprio, con proprie risorse e proprio know-how, due corsi di aggiornamento, per la precisione il 13 e il 20 febbraio scorsi, invitando illustri relatori per informare puntualmente i medici di quello che, all'epoca, era una minaccia tangibile ma di cui ancora non si sapeva la devastante portata per il mondo intero e lo ha fatto a prescindere da indicazioni regionali, infatti i relatori, che ancora oggi hanno la nostra gratitudine, provenivano dal mondo universitario, ospedaliero e del territorio in un quadro di collaborazione che avrebbe anzi dovuto essere un modello per quello che poi è successo”.

19 Aprile 2020

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