Coronavirus. Ordini professionali torinesi compatti nel chiedere chiarezza e trasparenza su tamponi a personale sanitario

Coronavirus. Ordini professionali torinesi compatti nel chiedere chiarezza e trasparenza su tamponi a personale sanitario

Coronavirus. Ordini professionali torinesi compatti nel chiedere chiarezza e trasparenza su tamponi a personale sanitario
Nota congiunta dell’Omceo, dell’Opi, dell’Ordine Tsrm Pstrp e dell’Ordine delle ostetriche per chiedere requisiti e tempi precisi per l’effettuazione dei test. “Non bisogna lasciare indietro nessuno, l’esecuzione dei tamponi dovrà riguardare tutto il personale sanitario del Ssn ma anche i liberi professionisti e chi lavora in strutture private, nonché gli studenti frequentanti ospedali, ambulatori e studi medici”. Chiesta anche “uniformità di procedure” tra le aziende sanitarie sia sui tamponi che sul percorso in caso di positività.

“La decisione della Regione Piemonte di effettuare tamponi su tutti gli operatori sanitari è senza dubbio opportuna e va incontro alle nostre richieste formulate nei giorni scorsi di avere maggiori tutele e protezioni per il personale sanitario. Siamo certi che adesso si passerà dalle parole ai fatti. Chiediamo dunque che siano definiti con la massima chiarezza i criteri e la tempistica di questa operazione. In particolare, se sarà seguito il principio di gradualità, quali saranno le priorità e le modalità di esecuzione e, nel caso, che queste siano comunicate con la massima trasparenza. Siamo disponibili fin d'ora a dare il nostro contributo per individuare i criteri più corretti di attuazione”. Lo scrivono in una nota congiunta gli Ordini professionali della sanità di Torino (Omceo, Opi, Tsrm Pstrp e ostetriche).
 
Per gli Ordini professionali torinesi “non bisogna lasciare indietro nessuno, l’esecuzione dei tamponi dovrà riguardare sicuramente  tutto il personale sanitario che, con qualsiasi rapporto, lavora per il Servizio sanitario nazionale, ma dovrà raggiungere anche i liberi professionisti e chi lavora in strutture private, nonché gli studenti frequentanti ospedali, ambulatori e studi medici. Solo così è possibile tutelare la salute degli operatori ed evitare che questi si trasformino a loro volta in vettori dell’infezione, mettendo ulteriormente a rischio la salute dei cittadini”.
 
Chiesto, infine, che ci sia “uniformità di procedure tra le aziende sanitarie e che soprattutto venga definita una modalità precisa sulle azioni da intraprendere nel caso un medico o un operatore risultasse positivo. Giungono infatti notizie non confortanti in questo senso: ci sarebbe un’elevata difformità di comportamento fra le varie strutture, a danno della sicurezza del personale e dell’efficacia delle cure”, conclude la nota degli Ordini professionali.

19 Marzo 2020

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