Ilva. La Puglia aderisce alla campagna Breathlife. Fnomceo chiede misure per la decarbonizzazione

Ilva. La Puglia aderisce alla campagna Breathlife. Fnomceo chiede misure per la decarbonizzazione

Ilva. La Puglia aderisce alla campagna Breathlife. Fnomceo chiede misure per la decarbonizzazione
BreatheLife è la campagna Oms, Onu e Ccac che sollecita città e persone a proteggere la salute e il pianeta dagli effetti dell'inquinamento atmosferico. Oltre alla Puglia, dall’Italia ne fa parte solo la Lombardia. La Fnomceo contro il sistema di monitoraggio VDS. “Si fa a posteriori, contando morti e malati. Con la VIS si effettua la valutazione preventiva dei danni possibili alla salute sulla base degli inquinanti immessi”.

Da ieri, 1 novembre 2018, la Puglia fa parte di BreatheLife, una campagna congiunta guidata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dall'Ambiente delle Nazioni Unite e dalla Coalizione Clima e Aria pulita (CCAC) per mobilitare città e individui per proteggere la nostra salute e il pianeta dagli effetti dell'inquinamento atmosferico. Ad oggi a Breathlife aderiscono 25 Paesi e 52 città. Dall’Italia, oltre alla Puglia, c’è la Lombardia.

Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, commenta l’adesione della Puglia alla campagna chiedendo con “urgenza” un “patto per la decarbonizzazione dell’Ilva. Non può esistere diritto al lavoro senza diritto alla salute e viceversa”, afferma.

“Insieme alla tutela dei posti di lavoro a Taranto – prosegue Anelli in una nota -, occorre riconvertire l’Ilva dall’utilizzo del carbone ad altre fonti meno inquinanti per garantire la tutela della salute dei tarantini”. Nella nota si ricorda, dunque, come secondo l'annuale Rapporto "The Unpaid Bill of Carbon" (il conto insoluto del carbone) pubblicato dalla Health and Environment Alliance di Bruxelles, sono circa 23.000 le morti premature attribuibili ogni anno a emissioni da carbone in Europa, oltre a 12.000 casi di bronchite cronica e 20.000 ricoveri ospedalieri, con costi totali diretti e indiretti stimabili in 43 miliardi di euro nei 27 Paesi dell'Unione.

Inoltre, secondo il Rapporto Annuale sulla Qualità dell'Aria a firma dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA), si calcola che in Italia ci siano 60.000 decessi prematuri derivanti dall'inquinamento atmosferico in generale – il numero più elevato in Europa – con costi stimabili in 100 milioni di dollari. E ancora, i limiti di PM10 e PM2.5 considerati dall'OMS sicuri per tutelare adeguatamente la salute della popolazione sono la metà di quelli previsti dall'attuale normativa. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro IARC ha incluso l’inquinamento atmosferico e il particolato fra le sostanze cancerogene certe per l’uomo. L’esposizione di un breve o un lungo periodo all’inquinamento atmosferico è ormai ufficialmente associata a infertilità, patologie dei neonati e dei bambini, diabete di tipo 2, infiammazione sistemica, obesità, invecchiamento precoce, Alzheimer e forme di demenza. Secondo l’OMS gli attuali limiti stabiliti per legge per PM10 e PM 2.5 non sono adeguati a tutelare adeguatamente la salute della popolazione.

“Non è assolutamente accettabile quanto deciso dal Governo in materia di monitoraggio dell'inquinamento a Taranto – afferma Emanuele Vinci, Coordinatore della Commissione Fnomceo su Ambiente e Salute – Infatti il Governo ha deciso che al fine della tutela della salute dei cittadini va effettuata la VDS, la Valutazione del danno sanitario, ovverosia una valutazione che si fa a posteriori, contando morti e malati, e solo quando si superano i limiti soglia degli inquinanti; purtroppo tali limiti sono tuttora stabiliti dalle norme nazionali ed europee a un valore spesso doppio rispetto a quelle proposte dall'OMS, che in particolare fissa a solo 20 μg/m3 per il PM10 e 10 mg/m3 il PM2. A Taranto, come in tutte le aree di crisi ambientali, va invece effettuata la VIS,  la Valutazione di Impatto sulla Salute, come indicato dall'OMS e dallo stesso Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018. Con la VIS si effettua la valutazione preventiva dei danni possibili alla salute sulla base degli inquinanti immessi indipendentemente dalle soglie minime previste dalle norme vigenti”.

“La vicenda ILVA di Taranto può essere presa a paradigma per gli obiettivi e i provvedimenti necessari per la tutela della salute – continua Vinci – In generale non è più accettabile un progetto, un piano e una qualsiasi attività produttiva che non ponga il superamento dell'utilizzo dei combustibili fossili e, in primis del carbone, come obiettivo fondamentale per la tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro”.

“Serve un intervento del Governo affinché l’eliminazione del carbone sia inserita tra le prescrizioni di tutela ambientale e siano riviste le soglie stabilite per legge per PM10 e PM2.5 – conclude Anelli – Taranto ha bisogno di un progetto di ampio respiro che rilanci le attività produttive nel rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.”

02 Novembre 2018

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