La rete “colabrodo” della Asl Napoli 1 e gli investimenti per riammodernare le strutture

La rete “colabrodo” della Asl Napoli 1 e gli investimenti per riammodernare le strutture

La rete “colabrodo” della Asl Napoli 1 e gli investimenti per riammodernare le strutture
La necessità di far funzionare e decollare a pieno regime l’ospedale del Mare ha finito per catalizzare la maggior parte degli sforzi organizzativi e manageriali, ancora una volta a danno della rete colabrodo degli ospedali della Asl Napoli 1. Ma la Asl Napoli 1 ha incassato nel 2017 la prima tranche di fondi ministeriali per l’edilizia ospedaliera, da spendere bene e subito per gettare alle spalle la stagione delle formiche al letto degli ammalati.

Ospedali da chiudere, reparti da riconvertire, corsie da salvare, ristrutturare e potenziare. L’originario disegno di riordino degli ospedali napoletani, scritto col Piano ospedaliero del 2010, per far decollare l’Ospedale del Mare e venire a capo degli storici alti costi strutturali fissi e della bassa qualità espressa dall’assistenza ospedaliera sul territorio metropolitano, prevedeva una serie di chiusure di plessi.
 
Con l’arrivo di Vincenzo De Luca, al timone della Regione prima e alla guida della struttura commissariale poi, tale disegno si è tramutato in un ambizioso progetto di rilancio dei Livelli di assistenza. La scelta strategica è stata dunque quella di tenere in piedi la maggior parte delle antiche strutture ospedaliere della Asl Napoli 1 a cui  è stato aggiunto il rilancio del pronto soccorso del Cto. Un disegno strategico che, per quanto condivisibile sul piano teorico, ha dovuto fare i conti con una serie di ostacoli contingenti.

Tralasciando i costi, teoricamente sostenibili in funzione del consolidato pareggio di bilancio (anche strutture come il San Gennaro, il Crispi e l’Annunziata, sebbene pressoché prive di degenze e declassati a poliambulatorio, costano e assorbono personale) il prezzo maggiore è stato pagato dai tagli agli investimenti sulla rete ospedaliera esistente. Che a Napoli è vetusta, logora, con gravi carenze di personale, strutturali, strumentali e tecnologiche.

La scelta di fondo del potenziamento della rete è dunque entrata in rotta di collisione con lo scoglio di reclutare in contemporanea e in breve tempo il personale necessario a far funzionare e decollare a pieno regime l’ospedale del mare. Quest’ultimo ha finito per catalizzare la maggior parte degli sforzi organizzativi e manageriali, ancora una volta a danno della rete colabrodo degli ospedali della Asl Napoli 1.

Presidi diventati sempre più precari in una rete a maglie larghe dove di continuo si aprono falle dal punto di vista strutturale, organizzativo e di personale. In questo scenario il san Giovanni Bosco, con il depotenziamento del Loreto mare, insieme al San Paolo ha assunto, sulla carta, la configurazione di un Dipartimento di emergenza di media complessità, hub di I livello della rete cardiologica e spoke (in appoggio all’Hub) per la rete Ictus e trauma. Ma al pari del San Paolo, è povero di personale, discipline e organizzazione per ricoprire compiutamente tale ruolo.

Da tre anni, nonostante i lavori al pronto soccorso, il San Giovanni Bosco è privo di triage in urgenza. I lavori di impermeabilizzazione e messa a norma non sono bastati per venire a capo di infiltrazioni e sono necessari interventi edilizi urgenti e un generale potenziamento della dotazione di camici bianchi in tutti i reparti chiave.

Nel piatto della torta dei finanziamenti per l’edilizia ospedaliera al San Giovanni Bosco (al pari del Loreto Mare e Pellegrini) sono destinati 7,8 milioni di euro per l’adeguamento funzionale, impiantistico e tecnologico a cui andrebbe aggiunto un milione destinato alla messa a norma di altri impianti a valere sui 16 milioni che la Asl Napoli 1 ha incassato nel 2017 sulla prima tranche di finanziamenti da 180 milioni destinati alla Campania dei fondi ministeriali per l’edilizia ospedaliera.

Di questi 16 milion, oltre al milione per l’ospedale della Doganella, 5 vanno alla messa a norma del San Paolo, 3 alla riconversione dell’Annunziata e all’adeguamento strutturale e alla realizzazione della Uccp pediatrica, altrettanto al Capilupi di Capri, all’Elena D’Aosta e all’oncologia dell’Ascalesi (oggi Pascale). Si sale a 1,5 per gli Incurabili e a 2,5 per il San Gennaro che deve attivare e attrezzare una serie di servizi territoriali dopo la chiusura dei reparti di degenza e del pronto soccorso un anno e mezzo orsono.  

Tutti fondi da spendere bene e subito per gettare alle spalle la stagione delle formiche al letto degli ammalati.

Ettore Mautone

Ettore Mautone

12 Novembre 2018

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