Al Policlinico Tor Vergata impiantato per la prima volta nel Lazio uno stent riassorbibile per il piede diabetico

Al Policlinico Tor Vergata impiantato per la prima volta nel Lazio uno stent riassorbibile per il piede diabetico

Al Policlinico Tor Vergata impiantato per la prima volta nel Lazio uno stent riassorbibile per il piede diabetico

Uno stent temporaneo che scompare dopo aver curato l’arteria sotto il ginocchio. Meno rischi e più qualità di vita per i pazienti. “Un passo avanti importante. Possiamo intervenire su lesioni complesse senza lasciare materiali permanenti nell’organismo, aprendo nuove prospettive per le cure future”.

Un piccolo dispositivo, ma una grande rivoluzione per la cura delle malattie vascolari. Il Policlinico Universitario Tor Vergata ha eseguito con successo il primo impianto di stent riassorbibile nel distretto sottogenicolato, diventando il primo centro nel Lazio e in tutto il Centro-Sud Italia ad utilizzare questa tecnologia innovativa.

Lo stent, spiega il Policlinico in una nota, è progettato per sostenere l’arteria ostruita solo per il tempo necessario alla sua guarigione. La novità, in questo caso, è che il dispositivo non resta per sempre nel corpo: è realizzato con materiali biocompatibili e progettato per dissolversi naturalmente dopo aver svolto il suo compito.

A differenza degli stent metallici tradizionali, che rimangono in modo permanente, quello riassorbibile sostiene il vaso solo per il tempo necessario. Poi scompare, permettendo all’arteria di recuperare la sua elasticità e riducendo il rischio di infiammazioni o nuove ostruzioni nel lungo periodo, legate alla presenza di corpi estranei.

L’intervento è stato effettuato in Radiologia Interventistica sotto la direzione del Prof. Francesco Garaci, direttore ad interim della Diagnostica per Immagini e della Radiologia Interventistica e direttore della scuola di specializzazione in Radiodiagnostica, e dal Dott. Daniele Morosetti, membro dell’equipe della Radiologia Interventistica.

La Radiologia Interventistica, una disciplina, sottolinea la nota, sempre più centrale nella medicina moderna e nel trattamento di patologie ad alto impatto sociale perché consente di trattare patologie complesse in modo mini-invasivo. In questo caso, la tecnica può essere applicata a pazienti affetti da claudicatio intermittens e con lesioni trofiche nel piede diabetico, condizioni che possono limitare fortemente la mobilità e, nei casi più gravi, portare a complicanze serie incidendo sulla qualità della vita.

“Si tratta di un passo avanti importante”, sostiene il Prof Francesco Garaci. “Possiamo intervenire su lesioni complesse senza lasciare materiali permanenti nell’organismo, aprendo nuove prospettive per le cure future”.

“Poter trattare lesioni complesse senza lasciare tracce metalliche permanenti rappresenta un’ulteriore opportunità, fondamentale per la qualità di vita dei nostri pazienti.” conferma il Radiologo Interventista Dr. Daniele Morosetti.

12 Maggio 2026

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