Un fondo da 100 milioni di euro nel triennio 2026-2028 per fronteggiare il contenzioso su mensa e buoni pasto del personale sanitario, nuove norme sulla retribuzione durante le ferie, maggiore flessibilità nell’utilizzo del personale e negli affidamenti dei servizi di emergenza-urgenza, apertura delle selezioni per la direzione delle strutture complesse anche a professionisti esterni al Servizio sanitario nazionale e modifiche alle regole sul payback dei dispositivi medici.
È il pacchetto di proposte emendative di interesse sanitario messo sul tavolo dalle Regioni nell’ambito del parere sulla conversione del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, il cosiddetto decreto Pa. Nel documento allegato al parere della Conferenza Unificata del 10 settembre, le Regioni avevano in particolare legato la propria posizione alla necessità di trovare una soluzione normativa e finanziaria alle criticità relative al servizio mensa e al buono pasto del personale turnista e alla retribuzione durante le ferie, chiedendo anche l’accoglimento degli emendamenti considerati prioritari.
Un fondo da 100 milioni per il contenzioso su mensa e buoni pasto
La prima proposta prioritaria prevede l’istituzione, presso il Ministero dell’Economia, di un fondo destinato a concorrere alla compensazione degli oneri potenziali derivanti dai giudizi pendenti sul riconoscimento del servizio mensa, del buono pasto sostitutivo o di altre forme equivalenti per il personale delle aziende e degli enti del Ssn.
La dotazione prevista è di 30 milioni nel 2026, 35 milioni nel 2027 e 35 milioni nel 2028, per un totale di 100 milioni. Il riparto dovrebbe avvenire tra Regioni e Province autonome sulla base del numero delle controversie pendenti, dei lavoratori interessati e degli oneri potenziali connessi ai giudizi. Le somme sarebbero poi trasferite alle aziende sanitarie interessate.
L’assegnazione delle risorse, precisa la proposta, non comporterebbe tuttavia il riconoscimento generalizzato del diritto alla mensa o al buono pasto. Nella relazione delle Regioni si evidenzia come il consolidarsi dell’orientamento giurisprudenziale possa produrre effetti rilevanti sui bilanci del Ssn: viene indicato un rischio potenziale di circa 1,897 miliardi di euro su base quinquennale, al quale si aggiungono sentenze, contenziosi pendenti, accordi transattivi e costi mensa già sostenuti.
Sempre sullo stesso fronte, le Regioni propongono una norma di interpretazione autentica per chiarire che il diritto alla pausa non determina automaticamente anche il diritto al servizio mensa o al buono pasto. Con specifico riferimento agli enti del Ssn, prestazioni giornaliere superiori alle sei ore o modalità alternative di recupero delle energie rese necessarie dalla continuità assistenziale non dovrebbero costituire, da sole, titolo per ottenere il beneficio, che resterebbe regolato dalla contrattazione e dall’organizzazione aziendale. Resterebbero comunque ferme le pronunce già passate in giudicato.
Ferie, stretta sugli automatismi della retribuzione accessoria
Altro capitolo riguarda la retribuzione durante le ferie. Le Regioni propongono di chiarire per legge che durante il periodo feriale al dipendente pubblico spetti la “normale retribuzione”, escludendo i compensi che presuppongono l’effettivo svolgimento delle mansioni e quelli non erogati per dodici mensilità, salvo diversa previsione della contrattazione collettiva.
L’obiettivo indicato è evitare che tutte le componenti accessorie, variabili o occasionali vengano automaticamente ricomprese nella retribuzione feriale. Il documento sottolinea come il problema abbia assunto particolare rilievo proprio nel settore sanitario.
Un’ulteriore proposta distingue inoltre il periodo minimo di quattro settimane di ferie annuali tutelato dalla normativa europea dalle eventuali ulteriori giornate previste da norme o contratti, per le quali le Regioni chiedono che restino valide le specifiche regole delle fonti che le hanno istituite.
Emergenza-urgenza, affidamenti a terzi fino a giugno 2027
Sul fronte delle carenze di personale, le Regioni chiedono di prorogare la possibilità per aziende ed enti del Ssn di affidare a soggetti terzi i servizi di emergenza-urgenza.
La proposta consentirebbe questi affidamenti fino al 30 giugno 2027, per periodi non superiori a dodici mesi, anche in più occasioni e con possibilità di proroga, fermo restando il limite temporale del giugno 2027 e il rispetto delle condizioni e degli standard già previsti.
La motivazione indicata dalle Regioni è esplicita: le strutture di emergenza-urgenza continuano a soffrire di una forte carenza di personale e le procedure concorsuali spesso non consentono di coprire il fabbisogno.
Contratti flessibili anche per la dirigenza veterinaria e sanitaria
Un altro emendamento punta ad ampliare le deroghe ai limiti di spesa per i contratti di lavoro flessibile. La disciplina prevista per il triennio 2024-2026, già applicabile alla dirigenza medica e al personale non dirigente dei profili sanitari e socio-sanitari, verrebbe estesa anche alla dirigenza veterinaria e sanitaria.
La misura, secondo le Regioni, servirebbe soprattutto nei casi di graduatorie concorsuali prive di candidati sufficienti o per coprire esigenze temporanee e vacanze transitorie di organico, con l’obiettivo di garantire i Livelli essenziali di assistenza.
Direttori socio-sanitari equiparati agli altri vertici aziendali
Le Regioni chiedono anche di uniformare il trattamento giuridico, economico e previdenziale dei direttori dei servizi socio-sanitari, laddove questa figura sia prevista dagli ordinamenti regionali, a quello riconosciuto ai direttori generali, amministrativi e sanitari.
L’estensione riguarderebbe, tra l’altro, il collocamento in aspettativa senza assegni, la conservazione del posto, il riconoscimento del periodo ai fini di quiescenza e previdenza e gli oneri contributivi. Gli eventuali costi della misura dovrebbero però essere quantificati attraverso una specifica relazione tecnica.
Primari, selezioni aperte anche agli esterni al Ssn
Novità rilevante anche per il conferimento degli incarichi di direzione di struttura complessa. La proposta delle Regioni chiarisce che alle procedure selettive potrebbero partecipare anche professionisti che, al momento della domanda, non abbiano un rapporto di lavoro subordinato con aziende del Ssn o altre pubbliche amministrazioni, purché in possesso dei requisiti professionali richiesti.
In caso di vittoria della selezione, verrebbe costituito un rapporto di lavoro dirigenziale a tempo indeterminato con l’azienda che ha bandito la procedura, nel rispetto dei vincoli assunzionali e finanziari. La disciplina si applicherebbe anche alle procedure già bandite, in corso o concluse, facendo comunque salvi i giudicati.
Dispositivi medici, modifica alle regole sul payback
Infine il capitolo dispositivi medici. Le Regioni propongono di modificare l’articolo 7 del Dl 95/2025 sul ripiano dello scostamento dal tetto di spesa, consentendo a Regioni e Province autonome di accedere al contributo statale indipendentemente dall’integrale recupero delle somme dovute dalle aziende fornitrici.
La richiesta nasce dalle difficoltà di recuperare tempestivamente tutti i crediti, ad esempio in presenza di giudizi ancora pendenti, aziende cessate o in liquidazione o fornitori per i quali la compensazione immediata potrebbe generare problemi di liquidità.
Viene inoltre proposta una soglia minima: per importi inferiori a 12 euro non si procederebbe al recupero, considerando antieconomica una procedura che potrebbe avere costi superiori alle somme da incassare.
Nel complesso, il documento delle Regioni disegna dunque un intervento concentrato soprattutto su personale, contenzioso e capacità organizzativa delle aziende sanitarie, con l’obiettivo dichiarato di rendere i Servizi sanitari regionali più efficienti, attrattivi e finanziariamente sostenibili. La Conferenza Unificata ha poi espresso parere favorevole sul decreto nei termini riportati nelle premesse dell’atto.