Meningite. Emilia Romagna: “Nessun allarme. No a vaccinazioni indifferenziate last minute”

Meningite. Emilia Romagna: “Nessun allarme. No a vaccinazioni indifferenziate last minute”

Meningite. Emilia Romagna: “Nessun allarme. No a vaccinazioni indifferenziate last minute”
Per la Regione “la miglior risposta è rispettare i calendari vaccinali per bambini e adolescenti”. Da qui l'invito ad aderire alle campagne di vaccinazione, come fattore di prevenzione, rivolte ai bambini dai 13 ai 15 mesi di età e agli adolescenti di 13/14 anni, secondo i calendari vaccinali ordinari. “Per adulti ed anziani vaccinazione solo se ci sono fattori di rischio”.

“Non c’è in Italia, tantomeno in Emilia-Romagna, un allarme meningite. Solo in alcune aree della Toscana si registra, dal 2015, un aumento dei casi da meningococco C. E’ questa la ragione per cui la Regione Toscana sta offrendo la vaccinazione a larghe fasce della popolazione. Si tratta, però, di una strategia vaccinale che ha motivo di essere adottata solo in Toscana”. Lo precisa l’assessorato alla Salute della Regione Emilia-Romagna, in risposta ai dubbi e alle preoccupazioni che si sono manifestate a seguito del verificarsi, soprattutto in Toscana, di diversi casi di meningite da meningococco C. “La misura più efficace per contrastarne la diffusione – spiegano i sanitari della Regione – resta la prevenzione attraverso la vaccinazione, ma rispettando i tempi, il calendario vaccinale e le indicazioni sui soggetti e sulle fasce di età da vaccinare”.

Nella nota si spiega dunque che la Regione Emilia Romagna, “fra le prime in Italia, ha iniziato a vaccinare contro il meningococco C nel 2006, proponendo la vaccinazione ai bimbi al 13°-15° mese di età e agli adolescenti. Nel corso del 2017, anno in cui si completerà la vaccinazione degli adolescenti con la chiamata dei nati nel 2004, si raggiungerà la copertura vaccinale completa di tutti i nati dal 1990 in poi”.

Il meningococco C, spiegano i tecnici dell’assessorato, “da sempre colpisce principalmente i bambini più piccoli e gli adolescenti e le strategie vaccinali nazionali e regionali prevedono l'offerta attiva e gratuita della vaccinazione a 13°-15° mese e a 13-14 anni, proprio per proteggere le fasce di età più a rischio. Inoltre i portatori sani del meningococco, che sostengono la trasmissione del batterio, sono più frequenti fra gli adolescenti/giovani (nell'età 10-20 anni) e solo raggiungendo una copertura molto elevata in questa fascia di età si può ottenere l'interruzione della catena di contagio”.

I tecnici dell’assessorato evidenziano dunque come “le elevate coperture vaccinali raggiunte (nel 2015: 87,4 % nei bambini di un anno, 82,9 % negli adolescenti) hanno consentito finora una buona protezione della nostra popolazione. Ma è importante – sottolineano i sanitari della Regione – migliorare ulteriormente le coperture vaccinali in queste fasce di età; si tratta di una strategia mirata, che agisce dove è utile per interrompere la circolazione del batterio. Inoltre, dal 2015 viene offerta una seconda dose di rinforzo agli adolescenti che hanno fatto la prima dose nell'infanzia per conseguire una maggiore protezione”.

I medici sottolineano che “il verificarsi di casi sporadici di meningite C non devono portare a una irrazionale corsa al vaccino; in particolare gli adulti e gli anziani devono eseguire la vaccinazione contro il meningococco C solo in presenza di fattori di rischio, quali ad esempio determinate patologie croniche che comportano deficit immunitario (mancanza o malfunzionamento della milza, gravi emoglobinopatie, uso di anticorpi monoclonali ecc.) o il fatto di recarsi in maniera continuativa in Toscana per motivi di lavoro o studio. Viceversa, per gli anziani sono raccomandate la vaccinazione anti-influenzale e anti-pneumococco, malattie che possono colpirli molto più della meningite da meningococco”.

La Regione spiega quindi che i casi di meningite da meningococco C registrati in Italia sono stati 63 nel 2015 (dei quali 31 in Toscana) e 57 nel 2016 (28 in Toscana). “Si può affermare che nel resto d'Italia non si registra un aumento rispetto agli anni precedenti e, comunque, l'incidenza di questa malattia in Italia resta fra le più basse in Europa. In Emilia-Romagna, dopo l'introduzione della vaccinazione, si è avuta una riduzione del 65% dei casi e, mediamente, si registrano 3-4 casi all'anno”.

Quando al meningococco B, “non c’è stato in nessuna regione italiana un aumento dei casi da meningococco di tipo B, per il quale quindi non c'è alcun motivo di allarme. Il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale prevede comunque anche questa vaccinazione per i nuovi nati. In Emilia-Romagna i nati dal 2017 verranno chiamati dai servizi vaccinali delle Ausl per eseguire questa vaccinazione secondo le tempistiche previste dal calendario”, conclude la nota dell’assessorato.

09 Gennaio 2017

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