Mmg. Patrizi (Omceo Roma): “Passati da ‘eroi’ a ‘quelli che non rispondono al telefono…’”

Mmg. Patrizi (Omceo Roma): “Passati da ‘eroi’ a ‘quelli che non rispondono al telefono…’”

Mmg. Patrizi (Omceo Roma): “Passati da ‘eroi’ a ‘quelli che non rispondono al telefono…’”
Il segretario dell'Omceo capitolino denuncia come il carico di lavoro “ingestibile”, correlato a tutte le complesse attività cliniche e certificatorie, “alcune ridondanti, altre che non sono giuridicamente richieste e indispensabili”, abbia reso impossibile il lavoro dei medici di famiglia e alimentato tensioni e disagi con i pazienti. “Per la medicina generale si tratta di una situazione pesantissima. Le istituzioni devono allentare questo carico improprio”.

"La situazione è ancora terribile. Abbiamo ricevuto, e riceviamo costantemente, gravi segnali di disagio da parte della categoria della medicina generale, correlati a carichi di lavoro divenuti ormai ingestibili, con continue e subentranti richieste con le più varie modalità, che vanno da WhatsApp a email, da Messenger a telefonate e sms per il grave carico lavorativo derivante dalla persistente quarta ondata Sars-CoV-2". Lo denuncia, all'agenzia Dire, il segretario dell'Ordine dei medici di Roma, Cristina Patrizi.

L'esponente dell'Omceo della Capitale aggiunge che “al carico di lavoro ingestibile correlato a tutte le complesse attivita cliniche e certificatorie che vengono comunque assolte dai medici di medicina generale, i colleghi svolgono tutte le funzioni in precedenza svolte dai Sisp, gli uffici di sanità pubblica. Ciò ha comportato un carico di lavoro enorme, connesso a tali funzioni certificatorie, alcune ridondanti, altre che non sono giuridicamente richieste e indispensabili ma che, comunque, sovraccaricano la medicina generale”.

Cristina Patrizi spiega poi a questo si somma “tutta la pressione derivante da richieste improprie di esoneri vaccinali con le modalità più svariate, come ad esempio l'ingiunzione minacciosa di rilasciare certificazione di esonero con format utilizzati verosimilmente da studi legali. Questo crea una situazione di difficoltà, di disagio e di tensione ingestibile per i medici, molti dei quali si rivolgono all'Ordine per ricevere un supporto".

“Noi abbiamo – chiarisce il segretario dell'Omceo Roma – denunciato questa situazione, cerchiamo di essere vicini ai colleghi in tutte le maniere possibili. Per la medicina generale si tratta di una situazione pesantissima. Come Ordine dei medici esprimiamo grande vicinanza; il nostro presidente, Antonio Magi, lo ha denunciato in tutte le maniere possibili, chiedendo alle istituzioni di mettere in campo tutto ciò che è necessario per allentare questo carico improprio”.

Secondo Patrizi "il medico di medicina generale, anche a causa delle caratteristiche proprie della fattispecie lavorativa, di medico convenzionato, risulta quindi non completamente in carico al sistema sanitario , ma purtroppo, ancora considerato un po' come una parte a latere. Ciò, e questo devo dirlo con grande rammarico, può avere determinato nel corso degli anni, anche da parte delle fonti di informazione una rappresentazione lontana dalla realtà”.

Patrizi ricorda che “i medici di famiglia rappresentano circa il 40% del totale dei medici deceduti per Covid. Hanno ricevuto pochissimi strumenti di protezione, non sono inseriti in un sistema di monitoraggio, così come previsto ad esempio per il personale dipendente, con il controllo dei tamponi settimanali o ogni dieci giorni. Sono, quindi, un po' privi di tutele e garanzie”.

Il segretario dell'Ordine dei medici di Roma afferma poi che “se il medico a volte non risponde è perchè non ha certo un call center a disposizione: è solo o nella migliore delle ipotesi con una segretaria, pagata dal medico stesso. E non dobbiamo dimenticare che questo avviene in un momento in cui i 4.000 medici della regione Lazio hanno ciascuno un carico medio di assistiti Covid pari a circa 70 pazienti. Cui vanno aggiunti quattro, cinque persone tra familiari, parenti, congiunti, figli del singolo soggetto Covid, tutti da monitorare, sorvegliare, isolare, mettere in quarantena, senza dimenticare i tamponi in apertura e in chiusura. Tutto ciò passa sempre attraverso il medico di medicina generale. Si tratta, dunque, di un carico pesantissimo, a cui si aggiunge tutta la questione delle minacce”.

Secondo Patrizi, quindi, "è necessario che le istituzioni siano molto vicine alle esigenze della medicina generale, instaurando un rapporto di collaborazione molto forte e fornendo risposte a questa situazione di disagio. In caso contrario la vedo davvero difficile. Questa situazione pandemica ha visto la medicina generale essere l'anello più debole della catena, pur rappresentando nei fatti, il fulcro del sistema. E nonostante ciò va sottolineato che se i cittadini di questa regione circolano, lavorano, rientrano a scuola è solo grazie ai medici di famiglia. Come Ordine prestiamo grande attenzione a questo tema, come per tutte le categorie dei sanitari, dei nostri colleghi medici".

"In questo momento – conclude- questa criticità che è legata a tutto l'aspetto burocratico della certificazione tra guarigione, isolamento e rientro a scuola, grava in pieno sugli Mmg. Con il paradosso che si è passati da 'eroi' a quelli che ora non rispondono più al telefono… È una narrazione che contrasta decisamente la realtà dei fatti"

02 Febbraio 2022

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