Mobbing. Allo sportello Asl de L’Aquila 6-8 richieste di aiuto al mese

Mobbing. Allo sportello Asl de L’Aquila 6-8 richieste di aiuto al mese

Mobbing. Allo sportello Asl de L’Aquila 6-8 richieste di aiuto al mese
Il servizio, unico in Abruzzo, a cui si accede tramite impegnativa del medico di famiglia, si affidano in maggioranza impiegati pubblici e privati e soprattutto donne. Strippoli: “Si va dalla violenza psicologica, con rimproveri e minacce, all’assegnazione di compiti dequalificanti, al demansionamento, in alcuni casi all'isolamento o al controllo esasperato. Molto spesso, a vessare non il capo ma un collega di pari grado”.

Tra i 35 e 66 anni, in prevalenza donne, per lo più dipendenti pubblici o privati, residenti in maggioranza nell’area della costa abruzzese. Questo, in sintesi, il profilo dell’utente che si rivolge allo “Sportello Mobbing e stress lavoro correlato” della Asl Avezzano Sulmona L’Aquila. Il servizio, attivo dal 2015 all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, unica struttura di riferimento tra le Asl della Regione, è diretto dalla dott.ssa Leila Fabiani e si avvale di un team professionale formato da medico competente, psicologo e psichiatra. Riceve ogni mesi dalle 6 alle 8 persone, “ma le richieste di aiuto, soprattutto dalla costa, sono tante e in continua crescita” spiega la Asl in una nota.

La fascia più esposta è quella tra 45-55 anni. Le donne sono più colpite dal mobbing per via delle molestie sessuali. Gli episodi di mobbing riguardano, nella maggior parte dei casi, dipendenti sia del settore pubblico sia di quello privato, che sul luogo di lavoro diventano vittime del proprio capo o di un collega che attuano diverse tipologie di vessazioni che possono sfociare nel licenziamento o nelle dimissioni.

“Si va dalla violenza psicologica, con rimproveri e minacce, all’assegnazione di compiti dequalificanti, al demansionamento, in alcuni casi all’isolamento o al controllo esasperato”, dichiara la psicologa del servizio, Enrica Strippoli. “Parlando di mobbing si pensa sempre a un capo ‘cattivo’: la realtà è che invece, molto spesso, a vessare l’utente è un collega di pari grado che in quel momento ha però un potere rispetto alla vittima”.

Le conseguenze del mobbing, spiega la psicologa, “sono abbastanza devastanti. Innanzitutto perché si tratta di violenza psicologica, quindi la persona fatica all’inizio a riconoscere di essere vittima di abusi e, quindi, impiega molto tempo a chiedere aiuto. In questo tempo, mesi se non anni, la vittima può sviluppare depressione, ansia, attacchi di panico, insonnia notturna, emicrania e vari disagi psico-somatici che in maniera pervasiva attanagliano l’utente, che inizia a stare male, sempre di più”. I principali disturbi che si strutturano come conseguenza del mobbing, “riconosciuti dall’Inal – spiega Strippoli – sono il disturbo post traumatico da stress, il disturbo dell’adattamento e il disturbo da ansia generalizzato”.

Per accedere allo sportello anti mobbing (informazioni allo 0862/368295) occorre l’impegnativa del proprio medico di famiglia. Il percorso di valutazione diagnostica, che dura circa due mesi, prevede un colloquio preliminare (gratuito) col medico di medicina del lavoro, dott.ssa Roberta Martinelli, e due visite successive, una con la psicologa, dott.ssa Enrica Strippoli, l’altra con lo psichiatra, dott. Paolo Mattei.

Se viene accertato un caso di mobbing effettivo sul lavoro, lo sportello rilascia una certificazione della diagnosi con cui l’utente potrà far valere i propri diritti tramite il giudice del lavoro o l’Inail, come tutela del lavoratore dalla malattia professionale causata da stress lavoro correlato.

26 Luglio 2023

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