Pazienti oncologiche. All’Irccs Sant’Orsola da 25 anni si diventa madri grazie a crioconservazione ovociti. Una su tre ci è riuscita

Pazienti oncologiche. All’Irccs Sant’Orsola da 25 anni si diventa madri grazie a crioconservazione ovociti. Una su tre ci è riuscita

Pazienti oncologiche. All’Irccs Sant’Orsola da 25 anni si diventa madri grazie a crioconservazione ovociti. Una su tre ci è riuscita
Una donna su tre è riuscita a diventare madre. Pubblicato da “Cancers” uno studio lungo 25 anni che ha analizzato i dati di 508 pazienti oncologiche per dimostrare l’efficacia della terapia per la preservazione della fertilità nelle pazienti affette da tumori

Una su tre all’Irccs Policlinico di Sant’Orsola ci è riuscita. Sono le donne che in questi 25 anni hanno cercato una gravidanza nonostante una insufficienza ovarica prematura a seguito di terapie oncologiche e grazie alla crioconservazione ci sono riuscite.
Inoltre, sempre nello stesso periodo di osservazione, più dell’80% degli ovociti è sopravvissuto al congelamento. Sono alcuni dei principali risultati contenuti nello studio pubblicato pochi giorni fa dalla rivista “Cancers” e curato dall’equipe della professoressa Eleonora Porcu, direttrice della struttura dipartimentale “Infertilità e procreazione medicalmente assistita” dell’Irccs Policlinico di Sant’Orsola.
 
Un lavoro di analisi che raccoglie 25 anni di dati per dimostrare l’efficacia della terapia per la preservazione della fertilità nelle pazienti affette da tumori. “È il primo articolo a raccogliere una casistica così ampia e, soprattutto, ad analizzare la crescita e sviluppo a medio termine dei bambini nati con questa tecnica. Sono storie a lieto fine di figli che, se non si fosse provveduto a mettere al sicuro sotto azoto liquido gli ovociti, non sarebbero mai venuti al mondo”.
 
I numeri raccolti dimostrano che questa tecnica rappresenta una valida opzione per la preservazione della fertilità in caso di tumore. Per dimostrarlo, lo studio ha analizzato i dati delle 508 pazienti oncologiche (interessate da diversi tipi di neoplasie, principalmente mammarie, ginecologiche e ematologiche) che tra il 1996 e il 2021 hanno scelto di congelare i propri ovociti prima di iniziare i trattamenti anti-tumorali, comparandoli con quelli di 1.042 donne che, nello stesso periodo di tempo, hanno fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita per infertilità derivate da altre cause.
 
Nel dettaglio, delle 432 pazienti oncologiche che hanno completato il follow-up, 156 sono andate incontro a insufficienza ovarica prematura. Di queste, 44 una volta guarite hanno cercato una gravidanza attraverso l’utilizzo degli ovociti precedentemente crioconservati: su un totale di 194 ovociti scongelati, ben 157 sono sopravvissuti (l’80%) permettendo di ottenere 18 gravidanze, 15 delle quali portate a termine con successo (oltre un terzo dei tentativi). Il confronto con il gruppo di pazienti non oncologiche non ha mostrato significative differenze in termini di età, riserva ovarica, numero di follicoli sviluppati, livelli di estradiolo e numero di ovociti recuperati e criopreservati.
 
Dalla seconda metà degli anni ’90 il Policlinico di Sant’Orsola riveste un ruolo pionieristico in materia di preservazione della fertilità. Le terapie oncologiche possono infatti determinare nelle pazienti una prematura insufficienza ovarica, causando amenorrea (assenza del ciclo mestruale) e infertilità. Proprio per questo motivo a partire dal 1996 l’equipe della professoressa Porcu ha iniziato a sperimentare la tecnica di crioconservazione degli ovociti, che prevede di congelare un certo numero di gameti preservando così la fertilità per il tempo necessario. “La prima gravidanza in assoluto è stata ottenuta nel 1986 in Australia – conclude – ma noi siamo stati i primi ad applicare la tecnica con continuità per le pazienti oncologiche. Fino ad allora si pensava che fosse inutile congelare gli ovociti, le donne colpite dal cancro non avevano alternativa”.

23 Marzo 2022

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