Pfas. Bartelle (IIC), Ruzzante (LEU), Guarda (AMP): “La Regione ammette contaminazione ma rimane inerte, gravissimo”

Pfas. Bartelle (IIC), Ruzzante (LEU), Guarda (AMP): “La Regione ammette contaminazione ma rimane inerte, gravissimo”

Pfas. Bartelle (IIC), Ruzzante (LEU), Guarda (AMP): “La Regione ammette contaminazione ma rimane inerte, gravissimo”
I consiglieri contestano la risposta della Regione a una interrogazione in cui si chiedeva di sottoporre allo screening da Pfas tutti i veneti ed in particolare i polesani, dopo che nel Po è stato rinvenuto il composto C604. “Per la Regione, però, la contaminazione è stata risolta con la sostituzione dei filtri, perciò non serve monitorare lo stato di salute di chi quell’acqua l’ha utilizzata prima che i filtri fossero sostituiti. Insomma, parla dei Pfas come una ‘tragedia nazionale’ ma, in casa propria, minimizza il problema”.

“Stupisce come la Regione da un lato parli dei Pfas come una ‘tragedia nazionale’ salvo poi, in casa propria, minimizzare il problema e non prevedere nemmeno nei controlli a campione come il buonsenso e il principio di cautela nei confronti della salute dei veneti imporrebbero”. È il commento dei consiglieri Regionali Patrizia Bartelle (Italia in Comune), Piero Ruzzante (Liberi e Uguali) e Cristina Guarda (Civica AMP) dopo la risposta, stamani, da parte della Regione all’interrogazione n. 760 del 2 maggio scorso con la quale veniva chiesto di sottoporre allo screening da Pfas tutti i veneti ed in particolare i polesani che risiedono in zone nelle quali viene potabilizzata l’acqua del Po, fiume nel quale a marzo 2019 era stato rinvenuto il composto C604.

“La Regione – riferiscono i consiglieri – ci ha confermato che ‘a marzo 2019 è stata riscontrata la presenza di un nuovo composto perfluorato, il C604, […] nelle acque destinate al consumo umano in uscita da alcune centrali di potabilizzazione della Provincia di Rovigo (Ponte Molo – Taglio di Po, Corbola e Canal Novo – Villanova Marchesana)’. Ciononostante – precisano Bartelle, Ruzzante e Guarda – la Regione ha chiarito che non sussistono i presupposti per estendere lo screening ai polesani né tantomeno agli altri veneti”.

“In pratica – ribadiscono – quantomeno per il Polesine, la Regione ammette espressamente che la contaminazione c’è stata ma che è stata risolta con la sostituzione dei filtri perciò non serve monitorare lo stato di salute di chi quell’acqua l’ha utilizzata prima che i filtri fossero sostituiti”.

“In quanto polesana – aggiunge Bartelle – mi sento particolarmente coinvolta e offesa dalla noncuranza che la Regione dimostra in una situazione potenzialmente così pericolosa”.

25 Giugno 2019

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