Piemonte. Vaccini. Saitta: “Nella nostra Regione i ‘rifiuti veri’ sono solo il 2%, merito del lavoro degli operatori”

Piemonte. Vaccini. Saitta: “Nella nostra Regione i ‘rifiuti veri’ sono solo il 2%, merito del lavoro degli operatori”

Piemonte. Vaccini. Saitta: “Nella nostra Regione i ‘rifiuti veri’ sono solo il 2%, merito del lavoro degli operatori”
Lo ha affermato l'assessore regionale alla Sanità rispondendo in Aula a un Question time posto dalla consigliera regionale Maria Chiara Chiapello. “L’elevato livello di copertura raggiunto nel primo anno di vita è frutto del lavoro di promozione attiva svolto dagli operatori dei servizi vaccinali che sono stati tutti formati nel corso degli anni”. 

“Nella nostra Regione è in vigore un Piano regionale di prevenzione vaccinale che, da oltre dieci anni, basa la propria iniziativa sul principio della adesione consapevole alla vaccinazione da parte dei genitori. In Piemonte circa il 97% dei nuovi nati si sottopone alla vaccinazione nel primo anno di vita. Solo il 92% circa accetta invece la vaccinazione contro il morbillo, la parotite e la rosolia proposta all'età di 15 mesi. Se si eliminano i soggetti irreperibili, i ‘rifiuti veri’ (cioè le famiglie che rifiutato in modo convinto e motivato la vaccinazione) sono circa il 2%. Pertanto, se il fenomeno del rifiuto vaccinale è leggermente in crescita anche nella nostra Regione, tuttavia, confrontando i nostri risultati con quelli di altre Regioni, possiamo concludere che l’approccio promozionale degli operatori dei nostri servizi vaccinali ha impedito il radicamento e la crescita nel nostro territorio di movimenti antivaccinali”: è quanto dichiarato dall’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta quest’oggi rispondendo in Aula a un Question time posto dalla consigliera regionale Maria Chiara Chiapello che chiedeva di conoscere la posizione della Giunta regionale in materia di vaccinazioni, a seguito dell’allarme relativo al fenomeno del rifiuto vaccinale.

“L’elevato livello di copertura raggiunto nel primo anno di vita è frutto del lavoro di promozione attiva svolto dagli operatori dei servizi vaccinali che sono stati tutti formati nel corso degli anni – ha aggiunto Saitta – Il livello più basso ottenuto dalla vaccinazione antimorbillo indica una particolare diffidenza verso questo specifico vaccino e non verso le vaccinazioni in genere. Le persone diffidenti che rifiutano la vaccinazione rappresentano una minoranza di soggetti generalmente molto informati (anche se in modo distorto), spesso attivamente impegnati nelle campagne di rifiuto delle vaccinazioni e che difficilmente cambiano la propria opinione anche dopo i colloqui con i nostri operatori”.

Claudio Risso
 

Claudio Risso

27 Ottobre 2015

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