Riforma sanitaria del Veneto. Intervista a Dal Ben (Dg Ulss 3): “Dalla Regione coraggio e lungimiranza”

Riforma sanitaria del Veneto. Intervista a Dal Ben (Dg Ulss 3): “Dalla Regione coraggio e lungimiranza”

Riforma sanitaria del Veneto. Intervista a Dal Ben (Dg Ulss 3): “Dalla Regione coraggio e lungimiranza”
A quasi due anni dall’approvazione della riforma, il direttore generale della Ulss 3 Serenissima parla di “un miglioramento dei servizi offerti”, destinato a crescere. Quanto all’allarme nazionale per la carenza di medici: “C’è un problema di formazione e un problema di reclutamento”. Ma anche di migrazione al privato perché “i medici svolgono con piena coscienza la propria missione, in questa fase storica, devono certamente faticare più di quanto faticavano un tempo, in particolare se sono inquadrati nel servizio pubblico”. 

Un bilancio della riforma sanitaria della Regione Veneto a quasi 2 anni dalla sua approvazione, un quadro della situazione nella Ulss 3 Serenissima e una riflessione sull’allarme relativo alla carenza di medici. Queste le principali questioni affrontate in questa intervista con il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben, classe 1956, originario di Oderzo (Treviso), laureato in Medicina con specializzazione in Igiene e Medicina preventiva con indirizzo sanità pubblica.

Direttore Dal Ben, dal 2017 in Veneto abbiamo assistito, a seguito della riforma sanitaria promossa dal Governatore Zaia, ad un accorpamento delle Ulss, che sono passate da 21 a 9. Qual è il Suo giudizio a distanza di quasi due anni, sull’attuazione di questa riforma, a partire dal suo osservatorio di Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima?
E’ stata realizzata una riforma epocale, proposta e messa in campo dalla Regione Veneto con coraggio e con lungimiranza. Il nuovo assetto propone già un miglioramento dei servizi offerti al cittadino, e lo farà ancora di più dopo il primo periodo. Nelle nuove “grandi” Aziende sanitarie – nel nostro caso si sono unite Ulss 12 Veneziana, Ulss 13 di Mirano, e Ulss 14 di Chioggia – si lavora con maggiori sinergie e integrazioni, sia tra professionisti che tra servizi. Nel nostro territorio, come altrove nel Veneto, ogni Ospedale si è messo in rete con gli altri, e gli specialisti dialogano tra loro confrontandosi con maggior facilità: una riorganizzazione complessa ma propositiva che permette al nostro cittadino e paziente di trovare anche al di fuori del luogo di residenza la risposta più appropriata e migliore per sé.

La Ulss 3 è la Azienda sanitaria più grande e importante in provincia di Venezia: ci fa una fotografia dell’Azienda e della sua missione?
La Ulss 3 Serenissima nasce dall’accorpamento delle ex Aziende di Venezia, Mirano e Chioggia: oggi è composta da ben 24 comuni, ricopre una superficie pari circa a 1406 km², e risponde a circa 640mila abitanti. E’ costituita da ben 6 ospedali: l’Ospedale dell’Angelo è l’ospedale “Hub”, punto di riferimento per il territorio vasto con la presenza delle alte specialità. Attorno all’ospedale “Hub” si dispone la rete degli ospedali “Spoke” (Venezia, Mirano, Dolo, Noale, Chioggia) al servizio dei territori e integrati tra loro e con l’ospedale “Hub”. All’anno si registrano circa 1.700.000 prestazioni ambulatoriali per esterni erogate dai nostri ospedali.
 
Una realtà ospedaliera che garantisce, attraverso alcune strumentazioni di ultima generazione, anche prestazioni strumentali e operatorie (ricordo all’Angelo il robot “Da Vinci”, la Pet-CT, un parco macchine di radiologia e neuroradiologia completamente rinnovato alcuni mesi fa) di primo livello. Sul territorio abbiamo ben 33 sedi distrettuali e ben 7 sedi della prevenzione che lavorano in sinergia con l’area ospedaliera. Il Dipartimento di Prevenzione, infine, ha un ruolo strategico sia nella sensibilizzazione per le buone pratiche da adottare per il bene della propria salute, tipo gli stili di vita corretti, sia nell’informazione corretta nell’offerta sanitaria di prevenzione, come gli screening oncologici e le vaccinazioni.

C’è un problema, però, all’ordine del giorno nel Sistema Sanitario: anche dal suo osservatorio di Direttore Generale di una grande Azienda sanitaria, avrà avuto modo di verificare sicuramente che nel servizio sanitario pubblico mancano molti medici specialisti in un po’ tutte le discipline…
E’ vero. Da tempo si riscontrano notevoli difficoltà nel portare a termine positivamente le consuete procedure di reclutamento del personale medico, soprattutto con riferimento ad una alcune specifiche discipline, quali l’anestesia e rianimazione, la radiodiagnostica, l’ostetricia e ginecologia, la medicina di accettazione e d’urgenza, la pediatria.

Quali sono i motivi e quali sono le possibili risposte?
C’è un problema di base, quello della formazione dei nuovi medici, e poi un problema più specifico di reclutamento, appunto. Per far fronte a questa situazione, le Aziende sanitarie del Veneto stanno utilizzando modalità diverse per il conferimento degli incarichi, comunque previste, e agendo sempre all’interno delle direttive regionali di riferimento. Il sistema della sanità sul territorio trova quindi le modalità per garantire il proprio servizio; poi una modifica del quadro complessivo passa per livelli decisionali ovviamente diversi e superiori a quelli delle Ulss.

Secondo le rilevazioni, sono tanti anche i medici che lasciano gli ospedali di appartenenza per andare in pensione o nel privato. Cosa sta succedendo in ambito sanitario?
Il quadro demografico, che porta con sé un allungamento della vita media ed un invecchiamento della popolazione, preme sicuramente sul sistema sanitario pubblico più di un tempo. Garantire gli stessi standard ad una popolazione via via più anziana comporta, per il servizio sanitario pubblico, uno sforzo certamente crescente. Anche il lavoro delle strutture sanitarie pubbliche, e quindi dei medici, si inserisce poi in un humus sociale in cui sono aumentate contemporaneamente le aspettative di salute, a volte non del tutto giustificate, e la conflittualità. Diciamo che i medici che svolgono con piena coscienza la propria missione, in questa fase storica, devono certamente faticare più di quanto faticavano un tempo, in particolare se sono inquadrati nel servizio pubblico.  

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

26 Settembre 2018

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