Sciopero infermieri. Nursind Veneto: “Finita la falsa retorica degli infermieri eroi”

Sciopero infermieri. Nursind Veneto: “Finita la falsa retorica degli infermieri eroi”

Sciopero infermieri. Nursind Veneto: “Finita la falsa retorica degli infermieri eroi”
Con questo spirito, proprio oggi, in concomitanza con lo sciopero nazionale, le Segreterie Nursind del Veneto hanno deciso di ritrovarsi per manifestare il proprio dissenso nel piazzale antistante l’ospedale di Schiavonia, divenuto luogo simbolo all’inizio della pandemia nel febbraio 2020. “Gli stipendi degli infermieri sono tra i più bassi d’Europa. Siamo professionisti, non missionari”.

Gli infermieri, alla fine, hanno deciso di incrociare le braccia. L’hanno fatto “per esasperazione, non certo per strafottenza. La misura è davvero colma, gli infermieri non ne possono più di lavorare a condizioni inconciliabili con la vita che ciascun lavoratore, ogni cittadino, deve poter vivere, pur lavorando alacremente e con dedizione”. È questa, in estrema sintesi, la ratio che ha portato allo sciopero nazionale degli infermieri, proclamato a livello nazionale dal Nursind, il Sindacato delle professioni infermieristiche.

Ed il luogo scelto dai professionisti veneti per far sentire la propria voce è Schiavonia, proprio dove la vicenda Covid, oltre due anni fa, ha mosso i primi passi. “E da quel momento gli infermieri sono diventati “eroi”, ma il bagliore è durato decisamente poco, per lasciare spazio, nel giro di pochi mesi, al consueto buio, in cui i professionisti della sanità in corsia sono tornati”, spiegano dal Nursind.

“L’indifferenza delle istituzioni, a tutti i livelli – commenta il coordinatore Nursind Veneto, Egidio Busatto – è vergognosa e sotto gli occhi di tutti. Abbiamo deciso, dopo un attento confronto interno, vista la delicatezza del momento, di incrociare le braccia, perché non si può andare avanti di questo passo. Finita la falsa retorica degli “infermieri-eroi”, infatti, restano sul campo gli annosi problemi che la nostra categoria, con il Nursind in prima linea, denuncia da anni: le retribuzioni più basse d’Europa dopo la Grecia; le condizioni di lavoro inaccettabili per un paese civile; l’abbandono dei professionisti del Servizio sanitario nazionale (1500 solo nel 2021); un percorso universitario inadeguato e privo di carriere ed uno dei più bassi parametri europei in rapporto infermieri/cittadino”.

Con questo spirito, proprio oggi, in concomitanza con lo sciopero nazionale, le Segreterie Nursind del Veneto hanno deciso di ritrovarsi per manifestare il proprio dissenso nel piazzale antistante l’ospedale di Schiavonia, divenuto luogo simbolo all’inizio della pandemia nel febbraio 2020.

“Il quadro attuale davanti agli occhi di tutti è semplice: la quarta ondata Covid ha travolto in pieno gli operatori sanitari: infermieri che da ormai due anni incessantemente, con ferie sospese, spostamenti improvvisi di reparti, sovraccarico di lavoro, carenze di personale, si sacrificano per salvare le vite dei concittadini e, attraverso il loro lavoro, sostengono la ripresa economica del Paese, favorendo la difesa delle libertà, senza nessun riconoscimento economico”, proseguono dal Nursind Veneto.

“Gli infermieri portano il peso e pagano le conseguenze del disastro organizzativo evidente – aggiunge Busatto – complice l’impennata dei contagi ed una buona dose di mancate decisioni. Un grido di dolore che non possiamo non far sentire, a maggior ragione dopo che l’esecutivo ha ignorato completamente le nostre istanze nella legge di Bilancio”.

La situazione “deve preoccupare tutti”, conclude Busatto: “Gli stipendi degli infermieri sono tra i più bassi d’Europa. Molti che già la esercitano si licenziano, stanchi di sacrifici e rischi, senza ottenere mai nulla in cambio. Gli infermieri sono professionisti, non missionari. I loro sono obblighi contrattuali, ma devono essere adeguatamente compensati, con giusti stipendi e dignitose condizioni di impiego. Gli infermieri, che il Covid non l’hanno visto in tv, ma l’hanno affrontato a stretto contatto con migliaia di persone che non ce l’hanno fatta, chiedevano un segnale concreto di vicinanza da parte delle istituzioni. Non l’hanno avuto, ecco perché oggi ci ritroviamo qui a far sentire la nostra voce”.

28 Gennaio 2022

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