Test sierologici, una guida dall’Omceo Verona per chiarire dubbi e curiosità

Test sierologici, una guida dall’Omceo Verona per chiarire dubbi e curiosità

Test sierologici, una guida dall’Omceo Verona per chiarire dubbi e curiosità
Qual è la differenza tra i test sierologici e il tampone? Con il test sierologico positivo si è immuni? Queste alcune delle domande a cui la commissione Attività formative e Cultura dell'Ordine dei Medici di Verona risponde con testi brevi e semplici. Le Faq sono infatti dedicate ai cittadini, ma l’Omceo ha pensato anche ai medici e ai professionisti della sanità: a introdurre le faq una breve relazione scientifica del professor Ercole Concia, già direttore dell'Uo di Malattie infettive dell'Aoui di Verona. IL DOCUMENTO

Qual è la differenza tra il test sierologico e il tampone? Serve l'indicazione del medico per eseguire il test sierologico? Se sono positivo, significa che sono immune al Covid-19? Crescono le curiosità e i dubbi dei cittadini per capire come funzionano gli screening per l'individuazione degli anticorpi al Sars-Cov-2, cosa misurano esattamente e soprattutto se sono un “lasciapassare” per accedere alla fase 2. A questo proposito la commissione Attività formative e Cultura dell'Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona ha stilato una “guida” con le risposte alle domande più frequenti sui test anticorpali, che si può scaricare gratuitamente dal sito internet www.omceovr.it.
 
Il documento è introdotto da una breve relazione scientifica elaborata dal professor Ercole Concia, membro della commissione ordinistica e già direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. È indirizzata principalmente alla comunità medica e ai professionisti della sanità, mentre il capitolo dedicato alle domande più frequenti (FAQ, Frequently Asked Question) è più divulgativo, perciò fruibile anche dai non addetti ai lavori.
 
Alla stesura di quest'ultima sezione hanno collaborato i dottori Gianluigi Moretto, Fulvia Mazzaferri, Mariasole Migliorini, Francesco Orcalli, Donato Pace, il professor Giovanni Pizzolo, i dottori Carlo Rugiu (anche presidente dell'Ordine dei Medici di Verona) e Massimo Valsecchi.
 
“Sappiamo molto poco del nuovo Coronavirus, che pare rimettere in gioco le nostre conoscenze in tema di risposta anticorpale", commenta il presidente dell'OMCeO, Carlo Rugiu. "Da queste considerazioni é nato il desiderio di preparare un documento di facile lettura per tutti, che faccia il punto sulle conoscenze attuali in tema di risposta anticorpale, invitando però a una certa cautela nell'interpretazione dei risultati dei test attualmente disponibili”.
 
L'équipe ha individuato e approfondito 30 quesiti di interesse pubblico. Qualche esempio:
Il test sierologico riesce a capire se sono stato infettato dal virus? Solo se è passato abbastanza tempo: a partire da un settimana dal contagio, talora anche 10-15 giorni. In fasi più precoci si può essere contagiati senza aver ancora prodotto gli anticorpi.
 
Qual è l'utilità del test sierologico? Identificare eventuali soggetti contagiati ma rimasti asintomatici e potenzialmente immuni.
 
Qual è la differenza tra i test sierologici e il tampone? Il tampone evidenzia la presenza del virus, il test sierologico evidenzia la presenza di anticorpi specifici per il virus.
 
Con che modalità si effettuano i test sierologici? I test rapidi (in grado di rilevare, ma non di quantificare, la presenza di anticorpi) si eseguono utilizzando una goccia di sangue su un kit monouso. La presenza dell'anticorpo viene evidenziata dalla comparsa di una banda colorata. Invece i test in uso nei laboratori di diagnostica sono in grado di evidenziare la presenza degli anticorpi specifici e di misurarne la quantità contemporaneamente in centinaia di campioni.
 
"Al momento – chiarisce il professor Concia – il tampone nasofaringeo è l'unico metodo raccomandato per una diagnosi corretta e definitiva di infezione da Covid-19. La sua accuratezza è vicina al cento per cento, mentre il test sierologico ha un margine di errore del 10-20 per cento. L’aspetto negativo del tampone – prosegue l’infettivologo – è il tempo di risposta: non sempre è ottimale, a causa di una serie di fattori, tra cui la carenza di reagenti dovuta alla grande quantità di esami che vengono eseguiti in Veneto. La conseguenza è il ritardo nell'avvio della quarantena dei soggetti che risultano positivi”. Invece lo screening anticorpale ha il vantaggio della rapidità e “non c'è il rischio di risultare falsi positivi” perché, afferma Concia, “prove di laboratorio eseguite con dei sieri sviluppati prima della comparsa del Covid-19 hanno dimostrato che il test risulta positivo solo se il soggetto è effettivamente entrato in contatto col nuovo coronavirus”. “Però – mette in guardia l’esperto – in circolazione ce ne sono sono almeno un centinaio e non tutti sono della stessa qualità. Per questo dovrebbe essere sempre un medico a richiederlo per il proprio paziente e, soprattutto, a interpretarne l’esito”.

27 Aprile 2020

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