Veneto. Avevano denunciato presunta “Odissea” di una donna in 23 ospedali prima di ottenere l’aborto ma la storia non era vera. Chiuse le indagini, indagate per diffamazione due sindacaliste della Cgil coinvolte nel caso

Veneto. Avevano denunciato presunta “Odissea” di una donna in 23 ospedali prima di ottenere l’aborto ma la storia non era vera. Chiuse le indagini, indagate per diffamazione due sindacaliste della Cgil coinvolte nel caso

Veneto. Avevano denunciato presunta “Odissea” di una donna in 23 ospedali prima di ottenere l’aborto ma la storia non era vera. Chiuse le indagini, indagate per diffamazione due sindacaliste della Cgil coinvolte nel caso
Concluse dalla Procura le indagini preliminari a carico di due sindacaliste per il caso, poi risultato falso, in cui una delle due diceva di aver girato 23 ospedali prima di trovarne uno che glielo praticasse. Per il Pm sussiste il reato di diffamazione.

La Procura della Repubblica del Tribunale di Venezia ha concluso le indagini preliminari del procedimento penale n. 2125/18 R.G.N.R., relativo alle accuse di disservizio e di ostacolo al diritto ad interrompere la gravidanza che erano state mosse, tramite gli organi di stampa, contro il Servizio Sanitario Locale Veneto. Lo riporta in una nota la Regione Veneto.
 
“Il Pubblico Ministero – si legge – ha ritenuto sussistente il reato di diffamazione aggravata commesso da Fulgenzi Paola, e Moccia Marquidas, entrambe sindacaliste della CGIL, a cui è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, assieme all’avviso di garanzia.In particolare, le indagini preliminari hanno pienamente accertato che la notizia riferita ai giornalisti, secondo cui alla sig.ra Marquidas sarebbe stato impedito di interrompere la gravidanza da 23 strutture ospedaliere locali, sino all’intervento agevolativo della CGIL, era falsa”. 
 
“È stato provato – prosegue – che “la prestazione di interruzione della gravidanza fornita e garantita alla Marquidas dal Servizio Sanitario Locale è stata pienamente rispettosa dei tempi previsti dalla legge” ed è intervenuta senza alcuna interposizione dell’organizzazione sindacale. Il comportamento tenuto è stato particolarmente grave, perché a seguito della diffusione mediatica è stato anche iscritto un procedimento penale per valutare la correttezza dell’operato delle strutture sanitarie coinvolte. In breve tempo – accertata l’assenza di qualsiasi forma di responsabilità – il procedimento è stato archiviato”.
 
Atteso il grave danno d’immagine subito, la Regione del Veneto si riserva di "costituirsi parte civile nell’ambito del procedimento".

15 Dicembre 2018

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