“Vite in gioco”:  Gruppi terapeutici nel trattamento  del disturbo da gioco d’azzardo

“Vite in gioco”:  Gruppi terapeutici nel trattamento  del disturbo da gioco d’azzardo

“Vite in gioco”:  Gruppi terapeutici nel trattamento  del disturbo da gioco d’azzardo
La Asl Roma 4 premiata con il primo Premio come miglior lavoro presentato al VI Congresso della Società Italiana delle Patologie da Dipendenza S.I.Pa.D., tenutosi a Roma il 10 e l’11 ottobre 2021.

Da settembre 2018 la ASL Roma 4 ha attivato un Progetto di Contrasto al Gioco d'Azzardo Patologico, utilizzando fondi specifici messi a disposizione dalla Regione Lazio, Direzione Regionale per l’Inclusione Sociale – Area Famiglia, Minori e Persone Fragili.

L’obiettivo principale: garantire trattamenti specialistici nelle forme di abuso e dipendenza da gioco d'azzardo patologico.

La UOC SERD Governo della Rete e Accreditamento Strutture, diretta dal Dr Giuseppe Barletta, ha organizzato un nuovo programma terapeutico caratterizzato sia da interventi di psicoterapia di gruppo rivolti ai pazienti che da gruppi di sostegno rivolti ai familiari. Per favorire la più ampia adesione sia dei pazienti che dei familiari, entrambi gli interventi hanno utilizzato una metodologia “aperta” che ha permesso strada facendo, l’inserimento di tutti coloro che ne facevano richiesta. 

Il programma ha avuto una durata di circa 16 mesi, da novembre 2018 a febbraio 2020, interrotto soltanto a causa della pandemia da Covid – 19.
I gruppi sono stati condotti in cogestione dalla Psicologa Dott.ssa Emma Di Loreto e dall'Assistente Sociale Dott.ssa Silvia Ricci dell’UOC SERD.
Negli interventi di terapia di gruppo sono state condivise alcune regole fondamentali quali il rispetto dell'altro, l’ascolto non giudicante e il mantenimento della riservatezza su quanto emerso.

La prima parte di ogni incontro era dedicata all'ascolto delle difficoltà che si erano presentate nel corso delle 2 settimane precedenti, sia rispetto al gioco che rispetto ad altre situazioni personali. Ciascun partecipante era poi invitato a riferire sugli homework assegnati nell'incontro precedente. Il lavoro a casa aveva l’obiettivo di stimolare i pazienti all’auto osservazione per aiutarli a focalizzare gli eventi emotivamente disturbanti e attivanti il desiderio di gioco e a valutare eventuali comportamenti di contrasto.

Seguiva poi una riflessione suggerita dai conduttori, il cui tema variava ad ogni incontro. Veniva proposta un’attività, ad esempio la compilazione individuale di una scheda ad hoc, i cui esiti erano riportati da ciascuno al gruppo e commentati insieme al terapeuta. Così, grazie all’utilizzo di strumenti specifici, sono stati stimolati confronti sul craving (il desiderio compulsivo di giocare) e sulle strategie adottate per fronteggiarlo, sulla motivazione a smettere e sulle fasi del cambiamento, sui costi e benefici nel ridurre il gioco, sui rischi di ricaduta e su come prevenirla. Una specifica attenzione è stata posta poi alle emozioni e al loro riconoscimento.

Hanno aderito 11 pazienti, con una presenza che variava di volta in volta, per un totale di 29 incontri nel periodo considerato.
La terapia di gruppo è stata implementata con l’organizzazione di gruppi dedicati al sostegno della famiglia. Questo intervento ha contribuito al coinvolgimento attivo dei familiari nel percorso terapeutico dei loro congiunti, attraverso la corretta informazione sulle problematiche legate al gioco d’azzardo, un’efficace counselling psicologico e percorsi di psico-educazione.

Per i familiari è stato svolto un intervento più dinamico e finalizzato soprattutto al loro supporto,  poiché spesso scoraggiati e/o arrabbiati, con forti sensi di colpa e con vissuti di impotenza rispetto al problema dei loro congiunti. Fondamentale è stato far comprendere che il disturbo da gioco d'azzardo nei diversi gradi di gravità, non è un “vizio” per cui basta la “buona volontà” ma una condizione clinica che può necessitare di specifici percorsi terapeutici.
A settembre 2021, a 18 mesi dalla loro interruzione, a tutti i pazienti che avevano partecipato ai gruppi, è stata somministrata telefonicamente una scheda di follow-up.  Dall’intervista effettuata è risultato che l'esperienza dei gruppi è stata per tutti estremamente coinvolgente e utile. Soprattutto non sono state riportate ricadute, per cui nessuno ha ripreso a giocare; due persone hanno riferito di aver sperimentato craving in più occasioni, ma di essere riusciti a gestirlo adeguatamente senza conseguenze.

20 Dicembre 2021

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