Alzheimer. I segreti delle “ceramìdi”, biomarker e bersaglio terapeutico

Alzheimer. I segreti delle “ceramìdi”, biomarker e bersaglio terapeutico

Alzheimer. I segreti delle “ceramìdi”, biomarker e bersaglio terapeutico
Non solo potrebbero aiutare a riconoscere la malattia già alle sue primissime fasi, ma potrebbe in futuro anche essere usate per tentare di ritardarne e forse addirittura prevenirne l’insorgenza. Lo studio che ne parla pubblicato su Neurology.

Sono biomarker per l’Alzheimer, ma allo stesso tempo anche un possibile target terapeutico, le molecole di cui si parla in uno dei più recenti studi della Mayo Clinic e della Johns Hopkins sull’argomento, pubblicato su Neurology: si tratta delle ceramìdi, famiglia di molecole lipidiche che si trova nel sangue, associata a infiammazioni e morte cellulare, che potrebbe aumentare il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.
 
Per dirlo, gli scienziati che hanno condotto la ricerca hanno arruolato un campione di 99 donne senza segni di demenza, di età compresa tra i 70 e i 79 anni, che hanno diviso in tre gruppi a seconda che i livelli di ceramìdi nel loro sangue fosse alto, medio o basso. Per nove anni i ricercatori hanno poi monitorato le condizioni di salute delle donne, riportando che 27 di loro avevano sviluppato nel corso degli anni demenza, e di queste a 18 era stato diagnosticato il morbo di Alzheimer. Andando a confrontare il quadro clinico delle donne con il livello registrato di ceramìdi nel siero sanguigno, gli scienziati hanno così dimostrato che quelle che presentavano il biomarker in grandi quantità avevano una probabilità 10 volte maggiore di sviluppare la malattia, rispetto a chi ne aveva basse concentrazioni. Analogamente, a confronto con lo stesso campione, chi era stata inserita nel gruppo mediano correva un rischio otto volte maggiore di vedersi diagnosticato l’Alzheimer nell’arco dei 10 anni.

Ma il marker può essere usato anche come target, secondo i ricercatori che l’hanno analizzato. “È per questo che i risultati sono importanti: identificare un indicatore accurato per l’Alzheimer già agli stadi iniziali, e che tra l’altro come questo è poco costoso e facile da trovare – potrebbe significare arrivare finalmente a cambiare il paradigma della lotta al morbo”, ha spiegato Valory Pavlik, ricercatore allo Alzheimer's Disease and Memory Disorders Center del Baylor College of Medicine di Houston. “Uno strumento di questo genere ci permette di ritardare e forse prevenire del tutto l’insorgenza dell’Alzheimer, invece che semplicemente di riconoscerlo”.
Chiaramente ci sarà bisogno di confermare questi risultati, prima di procedere con l’idea dei ricercatori. Che tuttavia sono ottimisti per il futuro. “Secondo le stime la prevalenza globale dell’Alzheimer potrebbe addirittura raddoppiare ogni 20 anni, a partire da oggi e fin quando ci è possibile immaginare”, ha concluso Pavlik. “Proprio per via dell’urgenza che ci si presenta nel risolvere questo problema abbiamo bisogno di trovare modo di scoprire, prevenire e trattare la malattia. Questa ricerca potrebbe essere proprio un passo in questo senso”.

26 Luglio 2012

© Riproduzione riservata

Ebola in Congo. Oms e Africa Cdc: “Epidemia più veloce della risposta”. Quasi 4mila casi e 1.801 morti
Ebola in Congo. Oms e Africa Cdc: “Epidemia più veloce della risposta”. Quasi 4mila casi e 1.801 morti

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a correre e, in alcune aree orientali del Paese, sta avanzando più rapidamente della capacità di risposta. Al 4 agosto sono...

West Nile. D’Alterio (Rete IZS): “Sorveglianza e dati scientifici, senza allarmismi. Sistema italiano preparato”
West Nile. D’Alterio (Rete IZS): “Sorveglianza e dati scientifici, senza allarmismi. Sistema italiano preparato”

“La stagione 2026 conferma che il West Nile virus è ormai stabilmente presente in ampie aree del territorio nazionale, con una circolazione estesa e non uniforme. Il quadro richiede, quindi,...

La spesa farmaceutica sale a 39,3 miliardi (+6%). Prosegue il boom dei farmaci per diabete e obesità e cala uso antibiotici. Ecco il Rapporto OsMed 2025
La spesa farmaceutica sale a 39,3 miliardi (+6%). Prosegue il boom dei farmaci per diabete e obesità e cala uso antibiotici. Ecco il Rapporto OsMed 2025

La farmaceutica italiana continua a crescere, spinta dall'invecchiamento della popolazione, dall'arrivo di nuove terapie e dall'espansione dei trattamenti per diabete e gestione del peso. Nel 2025 la spesa complessiva per...

Aifa. Rivisto il Programma attività 2026 dopo le richieste delle Regioni. Dalla revisione del prontuario alla governance, ecco le novità
Aifa. Rivisto il Programma attività 2026 dopo le richieste delle Regioni. Dalla revisione del prontuario alla governance, ecco le novità

L’Agenzia italiana del farmaco ha rivisto il Programma delle attività per il 2026 recependo le osservazioni formulate dal Coordinamento interregionale farmaceutica e dal Coordinamento dell’Area economico-finanziaria delle Regioni. Il documento...