Alzheimer. Le anomalie della retina possono predirlo

Alzheimer. Le anomalie della retina possono predirlo

Alzheimer. Le anomalie della retina possono predirlo
Un nuovo studio USA conferma la validità dell’osservazione della retina come parametro predittivo della Malattia di Alzheimer. Sono ora necessari studi longitudinali per verificare questa associazione in termini di progressione della patologia neurodegenerativa

(Reuters Health) – Le persone cognitivamente sane con malattia di Alzheimer (Ad) in fase pre-clinica presentano anomalie microvascolari nella retina e altre alterazioni. È quanto eemerge da un nuovo studio USA che ha utilizzato la tomografia a coerenza ottica-angiografica (Octa).
 
Lo studio. 
Il team ha studiato l’architettura della retina e i cambiamenti vascolari con la Octa in 58 occhi di 14 persone cognitivamente normali con un Ad pre-clinico e in 16 persone normali per il gruppo di controllo. Tra le 27 persone che hanno completato la scansione Pet per l’Ad pre-clinico, la media dell’area avascolare foveale è stata significativamente maggiore in chi ha ricevuto un risultato positivo. I pazienti con un Csf – un biomarcatore usato per l’Alzheimer – coerente con l’Ad pre-clinico o con una Pet positiva avevano la fovea più sottile e l’area avascolare foveale più grande rispetto a chi aveva ricevuto un risultato negativo.
 
“Non direi che l’assottigliamento del tessuto retinico nel gruppo positivo al biomarcatore sia stata una sorpresa – osserva Van Stavern, autore dello studio – Ci dice che questi cambiamenti possono verificarsi in parallelo con quelli strutturali del cervello, come la deposizione di amiloide e tau. Quello che è stato un po’ inaspettato è la variazione nella microvascolarizzazione retinica, aspetto mai dimostrato prima, certamente non nella fase pre-clinica della malattia. Questo è probabilmente il risultato più sorprendente. È necessario convalidare queste scoperte in una coorte più ampia. Inoltre, si dovrebbero esaminare pazienti con Alzheimer e danni cognitivi per capire se i cambiamenti nell’area avascolare foveale (Faz) sono maggiori rispetto alla fase pre-clinica della malattia”.
 

L’esperto ha poi sottolineato la necessità di predisporre uno studio longitudinale per seguire i pazienti con Ad e per verificare se esiste un’associazione tra le alterazioni Faz e la progressione verso la demenza o un decorso accelerato della patologia.

Fonte: JAMA Ophthalmol 2018, Ophthalmology 2018
 

Will Boggs

 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Will Boggs

06 Settembre 2018

© Riproduzione riservata

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