Dai laboratori alla città, la ricerca si racconta: torna la Settimana della Scienza per i 90 anni dello Spallanzani

Dai laboratori alla città, la ricerca si racconta: torna la Settimana della Scienza per i 90 anni dello Spallanzani

Dai laboratori alla città, la ricerca si racconta: torna la Settimana della Scienza per i 90 anni dello Spallanzani

Dal 20 al 25 settembre l'Istituto apre le porte a cittadini, scuole e ricercatori. Nel 90° anniversario della fondazione e a 30 anni dal riconoscimento come IRCCS, lo Spallanzani mette al centro il rapporto tra sport, salute e ricerca: dalla rete tra gli istituti alla prevenzione dell'HIV sul territorio, fino alla Notte europea dei ricercatori

Si parte “di corsa” verso un’unica destinazione: avvicinare la scienza alle persone. Domenica 20 settembre, con “Corri per la Scienza”, prende il via la seconda Settimana della Scienza dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Sei giorni di incontri, laboratori, iniziative per le scuole e appuntamenti aperti alla città che quest’anno hanno come filo conduttore ‘Sport, Salute e Ricerca’. “La scelta dello sport non è casuale – spiega Cristina Matranga, direttrice generale dello Spallanzani -. È il modo con cui l’Istituto vuole parlare di prevenzione, corretti stili di vita e salute partendo da qualcosa di concreto e accessibile. La gara del 20 settembre, con percorsi da 5 e 10 chilometri tra i viali dello Spallanzani e quelli dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, sarà così anche un’occasione per portare la ricerca fuori dai suoi luoghi abituali”. Ma il significato della settimana va oltre il programma degli eventi. Il 2026 è un anno speciale per lo Spallanzani: 90 anni dalla fondazione e 30 anni dal riconoscimento come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Due ricorrenze che diventano l’occasione per guardare contemporaneamente alla storia dell’Istituto e alla sanità che verrà. “Abbiamo scelto di non limitarci alla Notte dei ricercatori e delle ricercatrici, ma di proporre nuovamente il formato della Settimana della Scienza”, aggiunge la direttrice generale dello Spallanzani. La ragione è anche nel successo della prima edizione, che ha portato all’Istituto cittadini, famiglie, ragazzi e scuole. “I ricercatori hanno il desiderio di mostrare quello che è il loro lavoro”, sottolinea Matranga. E c’è un obiettivo ancora più ambizioso: avvicinare le nuove generazioni alle materie scientifiche e alle discipline STEM, le materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche.

La ricerca del futuro nasce dalla collaborazione

Prima ancora di rivolgersi alla città, la Settimana della Scienza metterà intorno allo stesso tavolo chi la ricerca la fa ogni giorno. Lunedì 21 settembre “La scienza si incontra” riunirà allo Spallanzani ricercatori e ricercatrici degli IRCCS del Lazio per discutere di come costruire la sanità di domani. Per Fabrizio Maggi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca Preclinica e Diagnostica Avanzata dello Spallanzani, fare rete non è più una possibilità, ma una necessità. “La scienza oggi è molto complessa e fare ricerca è molto difficile”, spiega. Le conoscenze sono sempre più specialistiche e richiedono competenze differenti, tecnologie avanzate, piattaforme e grandi quantità di dati. La rete regionale può quindi diventare uno strumento per valorizzare le eccellenze di ciascun IRCCS e metterle a disposizione degli altri. Significa condividere competenze, piattaforme e dati, e aumentare la capacità di progettare studi multicentrici e partecipare a bandi regionali, nazionali e internazionali. “Il percorso è ancora all’inizio, ma gli incontri già avviati hanno permesso di individuare competenze, tecnologie e interessi scientifici da mettere in comune – aggiunge Maggi -. Il prossimo passo sarà rendere più stabile questo canale di collaborazione. L’obiettivo finale è sia rafforzare i singoli istituti e sia rendere più forte il sistema sanitario nel suo complesso. Perché la ricerca produce il massimo del suo valore quando la conoscenza riesce a trasformarsi in cura, prevenzione e salute”.

Quando la ricerca esce dall’ospedale

La condivisione è lo stesso principio che guida un’altra delle attività dello Spallanzani: la prevenzione dell’HIV e delle infezioni sessualmente trasmesse. Martedì 22 settembre, con “Dalla ricerca alla comunità”, il focus sarà sul rapporto tra innovazione, informazione e territorio. E qui il passaggio dal laboratorio alla comunità è molto concreto. Valentina Mazzotta, responsabile della UOS Prevenzione e Cura HIV e IST dello Spallanzani, parla di “un’evoluzione necessaria” del lavoro dell’Istituto. “Non basta aspettare che le persone arrivino in ospedale: per aumentare l’accesso e ridurre le barriere bisogna raggiungerle nei luoghi in cui vivono”, spiega. Da qui il rapporto sempre più stretto con ASL, consultori, associazioni del terzo settore e centri community based, insieme allo sviluppo di servizi di outreach e di un ambulatorio mobile. “Sul territorio possono essere offerti test rapidi, informazione e counseling, ma anche strumenti di prevenzione farmacologica come PrEP e PEP, rispettivamente profilassi pre-esposizione e post-esposizione all’HIV – aggiunge Mazzotta -. La rete, in questo caso, diventa anche una risposta allo stigma. Nessuna struttura da sola riesce ad accogliere e intercettare tutti i bisogni esistenti nella popolazione”. Ogni soggetto porta una competenza diversa e può contribuire a costruire percorsi più fluidi. È in questa logica che nasce anche il progetto di consultorio integrato tra ASL Roma 3 e Spallanzani, pensato per mettere insieme competenze e rendere più semplice la presa in carico nell’ambito dell’HIV, delle IST e della salute riproduttiva.

La sfida delle cronicità: seguire la persona nel tempo

Il concetto di continuità della cura ritorna nelle parole di Andrea Antinori, direttore sanitario dell’Istituto e direttore della UOC Immunodeficienze Virali e IST, a proposito di “LazioPerLaSalute”, la piattaforma digitale regionale dedicata alla prevenzione e alla salute. “L’app consente di monitorare alcuni aspetti degli stili di vita, dall’attività fisica all’alimentazione, dal sonno al consumo di alcol fino al benessere psicofisico, e può mettere in collegamento il cittadino con alcuni servizi territoriali. Oggi lo strumento è pensato soprattutto per la prevenzione primaria e non è specificamente progettato per la gestione delle cronicità infettive”. Ma, secondo Antinori, il modello potrebbe avere sviluppi interessanti. Il caso dell’HIV mostra perché. “Le terapie antiretrovirali hanno trasformato un’infezione che in passato aveva un’elevata mortalità in una condizione che può essere controllata per tutta la vita – aggiunge Antinori – . Questo ha però spostato il baricentro dell’assistenza: non si tratta più soltanto di controllare il virus, ma di accompagnare la persona nel lungo periodo. Il follow-up deve quindi guardare anche alla salute cardiovascolare e metabolica, alla funzione renale, alla salute ossea, al peso, alla salute mentale, alle vaccinazioni, agli screening oncologici, alla fragilità e alla multimorbidità. In prospettiva, strumenti digitali potrebbero aiutare a ricordare controlli e vaccinazioni, raccogliere indicatori sulla qualità della vita, intercettare problemi tra una visita e l’altra e favorire il raccordo tra centro specialistico, medico di medicina generale, infermiere di famiglia e territorio”. Una tecnologia che rende più continua e personalizzata la presa in carico, aiutando a capire chi ha bisogno di un controllo più ravvicinato e chi, invece, può essere seguito con modalità meno intensive, una tecnologia che non si sostituisce nella relazione col paziente

Dai bambini ai ragazzi: la scienza si impara giocando

Se la ricerca deve diventare patrimonio della comunità, bisogna iniziare presto. E infatti una parte importante della Settimana è dedicata alle scuole. Il 22 settembre cinque scuole dell’infanzia di Roma porteranno allo Spallanzani bambini dai 3 ai 6 anni per “Viaggio alla scoperta del mondo invisibile”. Batteri, virus, cellule e DNA saranno raccontati attraverso cinque laboratori, con esperienze pratiche e un linguaggio adatto ai più piccoli. Si parlerà anche di primo soccorso e rianimazione cardiopolmonare. “Non vogliamo soltanto trasmettere informazioni – racconta Raffaella Barbaro, direttrice UOSD Sistemi informatici e telecomunicazioni e UOSD Ingegneria Clinica dello Spallanzani -. L’obiettivo è far capire ai bambini che la scienza è qualcosa che li riguarda, che può essere scoperta attraverso la curiosità, il gioco e la sperimentazione”. Lo stesso approccio accompagnerà la Notte europea dei ricercatori e delle ricercatrici del 25 settembre, quando lo Spallanzani aprirà i suoi spazi a cittadini e famiglie. Tra le esperienze più richieste ci sarà VITA, “Viaggio immersivo tra Terapia Intensiva e Tecnologia all’Avanguardia”: un percorso dentro una vera simulazione di terapia intensiva, dove i visitatori potranno vedere da vicino come tecnologia, medicina e ricerca collaborano. Ci sarà anche la possibilità di sperimentare le manovre di rianimazione cardiopolmonare su manichini didattici e imparare come attivare i soccorsi. “Raccontare la scienza significa creare occasioni per osservare, incuriosire, fare domande, sperimentare e lasciarsi sorprendere”, dice Barbaro. Per gli studenti delle scuole superiori il programma proseguirà con “Cinema&Scienza”: il 23 settembre si parlerà di pensiero critico e credenze errate attraverso “An Honest Liar”, mentre il 24 settembre “120 battiti al minuto” sarà lo spunto per parlare di HIV con gli operatori dell’Istituto.

La Notte delle domande impossibili

Il 25 settembre sarà il momento culminante. Dalle 18 a mezzanotte lo Spallanzani diventerà un grande laboratorio aperto alla città, con 34 postazioni distribuite in sette aree dell’Istituto. Non una semplice visita guidata, ma la possibilità di entrare nei luoghi della ricerca e vedere che cosa succede dietro le porte normalmente riservate ai professionisti. Il filo conduttore sarà “La notte delle domande impossibili”. Si parlerà di virus, HIV, tubercolosi, antibiotico-resistenza, radiologia, biologia, cardiologia, arbovirosi e protezione dei dati. Ci saranno simulazioni, esperimenti, giochi scientifici e attività immersive. È il momento in cui la ricerca diventa esperienza diretta. E anche quello in cui il cittadino può smettere di essere soltanto destinatario dell’informazione e diventare interlocutore.

Novant’anni di storia per capire le emergenze di domani

A raccontare perché tutto questo sia importante è anche la storia dello Spallanzani. Enrico Girardi, direttore scientifico dell’Istituto, ha curato la mostra dedicata ai 90 anni dello Spallanzani e ai 30 anni del riconoscimento come IRCCS. Un percorso per immagini che racconta non soltanto l’evoluzione dell’Istituto, ma anche quella delle malattie infettive. “Quando lo Spallanzani nasce, negli anni Trenta, tubercolosi, malaria e sifilide rappresentano alcune delle principali emergenze sanitarie – spiega Girardi  -. Poi arrivano gli antibiotici, i vaccini e il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie. Per un periodo sembra possibile immaginare che, nei Paesi ricchi, le malattie infettive siano destinate a perdere definitivamente centralità. La storia dimostra invece che le infezioni non scompaiono: cambiano. Arriva l’AIDS e lo Spallanzani torna al centro della risposta sanitaria. Poi le malattie infettive emergenti, la consapevolezza della circolazione globale dei patogeni e l’approccio One Health, che lega salute umana, animale e ambientale. Infine il Covid-19, con una nuova emergenza che vede ancora una volta l’Istituto in prima linea”. La mostra diventa così anche una lezione sul futuro: “Guardare ciò che è accaduto negli ultimi 90 anni significa capire che il sistema sanitario deve essere pronto ad affrontare malattie che ancora non conosciamo e trasformazioni che non possiamo prevedere completamente”, aggiunge.

I diversi appuntamenti dello Spallanzani convergono, dunque, su una stessa idea: la ricerca diventa più forte quando mette in comune competenze, incontra il territorio, coinvolge le nuove generazioni e costruisce un dialogo con i cittadini. È questo il senso della Settimana della Scienza: non soltanto mostrare ciò che lo Spallanzani fa, ma rendere visibile il percorso che trasforma la conoscenza in salute, prevenzione e nuove possibilità di cura. E forse non è un caso che tutto cominci con una corsa. Perché anche la ricerca, come la prevenzione, è un percorso: richiede movimento, collaborazione e la capacità di guardare sempre un po’ più avanti.

Isabella Faggiano

14 Settembre 2026

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