Alzheimer: tre quarti dei malati senza una diagnosi

Alzheimer: tre quarti dei malati senza una diagnosi

Alzheimer: tre quarti dei malati senza una diagnosi
Pubblicato il rapporto annuale dell’Alzheimer’s Disease International. “Il ritardo o l’assenza di diagnosi è dovuto soprattutto a un problema culturale: si tende a pensare che sia una parte normale o naturale dell'invecchiamento e che non si possa fare niente per invertire il processo”.

Troppo spesso alla diagnosi di Alzheimer si arriva tardi o non si arriva affatto.
È questa la conclusione del rapporto annuale dell’Alzheimer’s Disease International (ADI), la federazione internazionale che riunisce 76 associazioni per l'Alzheimer di tutto il mondo e che fa da relatore sulla malattia presso l'Organizzazione mondiale della sanità.
Il rapporto 2011 si concentra proprio sulla diagnosi precoce e le cifre che snocciola sono sconfortanti. I tre quarti dei circa 36 milioni di persone che nel mondo soffrono di Alzheimer non sono stati diagnosticati e quindi non stanno beneficiando di alcuna cura. Nei Paesi ad alto reddito, sono riconosciuti soltanto tra il 20 e il 50 dei casi di demenza, mentre in quelli basso e medio reddito si stima che questa proporzione sia del 10 per cento.
Tra le ragioni di tanta “disattenzione” all’Alzheimer, secondo gli estensori del rapporto, c’è soprattutto un problema culturale: si tende a pensare che sia una parte normale o naturale dell'invecchiamento e che non si possa fare niente per invertire il processo. Ed è questo che porta le persone con Alzheimer arrivano troppo tardi dal medico.
Paradossalmente da anni è noto che gli interventi precoci possono fare la differenza, aumentando la cognizione, l'indipendenza e la qualità della vita delle persone che ne sono affette.
“Se non si diagnostica l'Alzheimer in tempo si perde l'opportunità di migliorare la qualità della vita di milioni di persone”, ha commentato la presidente dell’Alzheimer’s Disease International, Daisy Acosta. “E questo va ad aggiungersi a un problema sanitario, sociale e finanziario che è già enorme in tutto il mondo”.
I costi economici dell’Alzheimer, quantificati dalla federazione nel rapporto dello scorso anno, sono esorbitanti: tra diretti e indiretti si superano i 600 miliardi di dollari l’anno nel mondo. E gli interventi precoci potrebbero consentire di produrre risparmi considerevoli anche su questo fronte (fino a 7.000 dollari a paziente).
Ma è l’impatto sulla vita del malato e dei caregiver ciò che più preoccupa.
Attualmente, segnala il report, è indubbio che esista una “lacuna nelle cure”, visto che la maggior parte dei pazienti viene diagnosticata tardi e perciò una notevole quantità di tempo di cura è già andato perduto. Per questo l’auspicio dell’Alzheimer’s Disease International è che ogni Paese si doti di una strategia nazionale per l'Alzheimer e la demenza e che a caratterizzarla sia proprio l’attenzione alla diagnosi e dell'intervento precoce.
“Non c'è un modo unico per colmare questa lacuna di cure in tutto il mondo. È chiaro però che ogni Paese ha bisogno di una strategia nazionale per la demenza che promuova la diagnosi precoce e un continuum di cure in seguito”, ha commentato uno degli autori del rapporto Martin Prince del King's College di Londra. “I servizi sanitari primari, la diagnostica specialistica e i centri di cura nonché i servizi basati sulla comunità devono tutti avere un ruolo”.
 

16 Settembre 2011

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