Coronavirus. Ma qual è la “vera” mortalità? Ecco i primi studi, sia rispetto ai soli casi confermati che in relazione a tutti i possibili infetti

Coronavirus. Ma qual è la “vera” mortalità? Ecco i primi studi, sia rispetto ai soli casi confermati che in relazione a tutti i possibili infetti

Coronavirus. Ma qual è la “vera” mortalità? Ecco i primi studi, sia rispetto ai soli casi confermati che in relazione a tutti i possibili infetti
Sulla base delle informazioni disponibili ad oggi, raccolte dall'Oms in un report pubblicato sul bollettino di aggiornamento su CONVID-19 del 19 febbraio, si registra un tasso di letalità del 2,3% in Cina rispetto ai soli casi confermati e un tasso di mortalità in rapporto alla stima di tutti potenziali infetti tra lo 0,3 e l’1%. Ma l'Oms avverte, sono dati preliminari: per perfezionare i modelli di previsione occorreranno ulteriori indagini e informazioni

Sono alcuni giorni che non sono segnalati casi di COVID-19 in nuovi Paesi, finora mai colpiti. È comunque fondamentale stimare i parametri epidemiologici dell’infezione, come il periodo di incubazione, quindi l’intervallo di tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza dei primi sintomi; il tasso di letalità e l’intervallo seriale, cioè il tempo medio che passa tra l'insorgere dei sintomi nell'individuo che contagia e l'insorgere dei sintomi nell'individuo che è stato contagiato. Per far questo, l’Oms sta lavorando con una rete internazionale di statistici e modellatori matematici e il 19 febbraio è stato pubblicato un rapporto che riassume le prove attualmente disponibili.

Per calcolare i parametri epidemiologici, gli esperti si sono basati sui dati provenienti dalle attività di sorveglianza di COVID-19 e su quelli acquisiti dalle prime indagini, come gli  studi che valutano la trasmissione del virus all'interno di gruppi, in famiglie o ambienti chiusi.

Secondo le stime preliminari, il periodo di incubazione può variare da 0 a 14 giorni (con una mediana di 5,6 giorni) e l’intervallo seriale dai 4,4 ai 7,5 giorni. Sono appunto stime, che vanno aggiornate con l’accumularsi di dati e nuove informazioni.
 
Il tasso di letalità (numero di decessi/numero totale di casi confermati) in Cina, secondo quanto riportato dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, è del 2,3% e si basa sui 1.023 decessi tra 44.415 casi confermati in laboratorio all'11 febbraio. Tale dato non include il numero di infezioni più lievi che potrebbero sfuggire all'attuale sorveglianza, ampiamente focalizzata su pazienti con polmonite che necessitano di ricovero; né considera che i casi recentemente confermati che potrebbero sviluppare una malattia grave e, in alcuni casi, fatale. Anche queste cifre, nel corso dell’epidemia, potranno variare e saranno aggiornate. Al di fuori della Cina il tasso di mortalità sembra inferiore, ma è presto per dirlo, visto che il destino di molte delle persone affette in altri Paesi non è ancora segnato.
 
Sulla base del numero di infezioni totali stimato, si può calcolare invece il tasso di mortalità per infezione, quindi la percentuale di casi, tra tutte le infezioni di nuovo coronavirus, diagnosticate e non, in cui la malattia risulta fatale. Al momento le stime di tale tasso variano dallo 0,3%, all’1%. Dei modelli matematici permettono anche di valutare l'impatto del divieto di uscire da Wuhan del 23 gennaio 2020, sulla trasmissione della malattia, in Cina e all’estero.
 
Secondo questi modelli, le sole restrizioni di viaggio producono un effetto modesto: per essere efficaci esse avrebbero dovuto essere combinate con altri interventi di sanità pubblica, come l'isolamento precoce dei casi, altre forme di restrizioni di mobilità e cambiamenti comportamentali al livello della popolazione. Ciò è in linea con diversi studi sulle restrizioni ai viaggi durante le pandemie influenzali passate, tra cui quella da H1N1, riportato nell’articolo di recente pubblicazione: Nonpharmaceutical Measures for Pandemic Influenza in Nonhealthcare Settings – International Travel-Related Measures.
 
Durante il Global research and innovation forum su COVID-2019 dell’Oms del febbraio 2020, gli scienziati hanno sottolineato la necessità di raccogliere ulteriori informazioni per perfezionare i modelli di previsione e per elaborare misure mirate per la salute pubblica. Queste informazioni dovrebbero provenire da indagini nella comunità e nelle famiglie, ma anche attraverso la valutazione dei fattori di rischio degli operatori sanitari e attraverso la caratterizzazione clinica dei casi ospedalizzati, e infine dagli studi di coorte condotti sui viaggiatori che rientrano dalla Cina.
L'Oms ha fornito protocolli per queste indagini, che sono disponibili sul sito Web.

Nonostante l’importanza della modellistica, essa può supportare il processo decisionale, ma deve essere combinata con una rigorosa raccolta di dati e un'analisi completa della situazione.

20 Febbraio 2020

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