Bpco. Se mangi i broccoletti, la terapia è più efficace

Bpco. Se mangi i broccoletti, la terapia è più efficace

Bpco. Se mangi i broccoletti, la terapia è più efficace
La terapia ormonale per il trattamento della Bpco è resa poco efficace dal malfunzionamento di un enzima. Ma ricercatori statunitensi spiegano oggi come i sulforafani contenuti in cavoli e cavolfiori potrebbero aumentare gli effetti dei medicinali utilizzati.

Potrebbe essere una disfunzione enzimatica la causa della scarsa risposta dei polmoni ai costicosteroidi usati per curare la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), malattia delle vie aeree – e quarta causa di morte in Europa – che consiste in un'infezione progressiva e persistente dell'apparato respiratorio. Il trattamento ormonale, standard nella cura della patologia, agisce solo sui sintomi – migliorando la funzionalità dei polmoni del 20% – ma non garantisce una maggiore possibilità di sopravvivenza né agisce sulla progressione della malattia. Ma da quanto pubblicato nello studio, la soluzione potrebbe essere la somministrazione congiunta ai corticosteroidi dei sulforafani, composti presenti nelle brassicacee come cavoli, cavolfiori e broccoletti. Secondo i ricercatori della Johns Hopkins è infatti questo l'unico modo per migliorare l'efficacia della cura.

È quanto sostengono o ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health in un articolo pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Investigation.

Già da tempo gli scienziati sapevano che lo sviluppo della Bpco fosse collegato al fumo di sigaretta e all'esposizione prolungata ad agenti inquinanti, polveri sottili e agenti chimici. Ma finora non si era capito quale fosse la vera causa scatenante della malattia: i ricercatori hanno scoperto che si tratta di un malfunzionamento nell'enzima Histone deacetylase 2 (Hdac2). La proteina è fondamentale nella catena di reazioni che permette ai corticosteroidi di ridurre le infiammazioni: nelle persone malate di broncopneumopatia la sua presenza nei tessuti polmonari è significativamente ridotta. Questo accade, secondo quanto riportato nello studio, proprio per una disfunzione dell'enzima Hdac2 che viene attivata dall'esposizione al fumo di sigaretta: il malfunzionamento della proteina porta all'insensibilità ai corticosteroidi nei macrofagi alveolari, cellule tissutali presenti nei polmoni.

I ricercatori hanno anche trovato un modo per aggirare in parte il problema della scarsa risposta al trattemento ormonale: nello studio, infatti, descrivono come una terapia a base di sulforafani, oggi in fase di test clinico, possa ristorare l'attività dell'enzima Hdac2.

“Il nostro lavoro descrive il meccanismo che è alla base delle terribili infiammazioni che abbiamo osservato soprattutto nei casi peggiori della patologia, e che è un forte limite per lo sviluppo di trattamenti efficaci”, ha detto Rajesh Thimmulappa, ricercatore del Department of Environmental Health Sciences della Bloomberg School e autore dello studio. Ed è proprio nella cura delle fasi di riacutizzazione della malattia che una terapia come quella sviluppata dai ricercatori statunitensi può avere la sua massima applicazione. “Recuperare la risposta ai costicosteroidi nei pazienti affetti da broncopneumopatia polmonare cronica è l'unico modo di curare le esacerbazioni in maniera efficace”, ha infatti spiegato Shyam Biswal, docente sempre alla Johns Hopkins, che ha coordinato lo studio.

Laura Berardi

 

19 Ottobre 2011

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