Chemioterapia. Lipegfilgrastim e Balugrastim limitano effetti dannosi sui globuli bianchi

Chemioterapia. Lipegfilgrastim e Balugrastim limitano effetti dannosi sui globuli bianchi

Chemioterapia. Lipegfilgrastim e Balugrastim limitano effetti dannosi sui globuli bianchi
Non è raro che le pazienti in trattamento chemioterapico per tumore al seno presentino un’importante diminuzione del numero di granulociti provocando una neutropenia. I due farmaci oncologici biologici hanno dimostrato di poter ridurre la durata del problema, ristabilendo in parte le difese immunitarie.

Quando ci si sottopone a chemioterapia, l’organismo può reagire in molti modi, e sviluppare diversi disturbi. Tra questi anche la neutropenia, ovvero la diminuzione del numero dei granulociti, uno dei 5 tipi di globuli bianchi che circolano nel sangue periferico. Due farmaci biologici oncologici sono però in grado – questo quanto emerge dai più recenti studi – di tenere sotto controllo il problema in pazienti con carcinoma mammario: si tratta di Lipegfilgrastim e Balugrastim, prodotti dalla casa farmaceutica Teva. L’annuncio è avvenuto durante il simposio internazionale sulla terapia di supporto nel cancro della Multinational Association of Supportive Care in Cancer (MASCC) / International Society of Oral Oncology (ISOO), che si è tenuto a New York il 28 e 30 giugno scorsi.
 
Lipegfilgrastim e Balugrastim sono fattori stimolanti le colonie granulocitarie (G-CSF) a lunga durata d’azione, studiati per l’appunto proprio per la loro capacità di ridurre la durata della neutropenia severa, che rende i pazienti più suscettibili a infezioni batteriche potenzialmente pericolose per la loro vita. G-CSF è un ormone naturalmente prodotto dall’organismo, che stimola il midollo osseo a produrre neutrofili, ecco perché una forma ricombinante di G-CSF (ovvero un farmaco biologico) può venire usata per trattare pazienti affetti da tumore e limitare il problema.
In particolare Lipegfilgrastim è una forma glicosilata, peghilata, ricombinante di G-CSF. Balugrastim, invece, è un G-CSF ricombinante fuso con albumina umana. Sia Lipegfilgrastim sia Balugrastim sono stati concepiti per stimolare il midollo osseo a produrre globuli bianchi, in modo da ridurre la durata della neutropenia severa. La differenza fra le due molecole è costituita dai diversi meccanismi che utilizzano per raggiungere una emivita più lunga nel sangue.
Entrambi i prodotti analizzati hanno completato gli studi di sperimentazione di fase III. In entrambi  gli studi di fase III, condotti sul cancro al seno, è stato raggiunto l'endpoint primario, ovvero la  riduzione della durata della neutropenia severa (DSN) al ciclo 1, paragonabile ai risultati ottenuti con pegfilgrastim, sia sotto il profilo dell’efficacia che della sicurezza. Al simposio MASCC / ISOO sono stati presentati, con presentazioni orali e con poster, anche ulteriori dati degli studi clinici di fase I, II e III di questi prodotti.
 

16 Luglio 2012

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