Clinical national Summit: l’innovazione nella vaccinazione dell’adulto

Clinical national Summit: l’innovazione nella vaccinazione dell’adulto

Clinical national Summit: l’innovazione nella vaccinazione dell’adulto
La vaccinazione rappresenta una grande conquista della ricerca e della medicina moderna e la situazione di emergenza che stiamo vivendo ha riportato l’attenzione sull’importanza della vaccinazione non solo nei bambini e negli adolescenti, ma anche negli adulti.

L’argomento è stato al centro del Clinical National Summit dedicato all’innovazione nella vaccinazione degli adulti e sostenuto incondizionatamente da Gsk, al quale hanno partecipato alcuni tra i maggiori esperti del settore.
 
Paolo D’Ancona, Epidemiologo dell’istituto Superiore di Sanità, identifica tre strategie per il miglioramento della copertura vaccinale nell’adulto: nel breve termine bisogna puntare sulla comunicazione, quindi far capire l’importanza della vaccinazione; nel medio-lungo termine bisogna mettere a punto un sistema di chiamate attive per ricordare alle persone, in base alla fascia d’età, quali sono vaccinazioni indicate per loro. Ma per farlo sarà “necessario avere al più presto un’anagrafe nazionale che consenta di valutare lo stato vaccinale di ognuno”.
 
Nell’immediato, continua D’Ancona, occorre adottare strategie a livello regionale per evitare che, travolti dalle vaccinazioni per il Covid-19, si lasci poco spazio alla prevenzione di altre patologie. D’altra parte, secondo Massimo Galli, Ordinario di Malattie Infettive all’Università Statale di Milano e direttore del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, “la grande campagna vaccinale Covid-19 potrebbe e dovrebbe essere un’occasione per il coinvolgimento delle persone anche per altri presidi vaccinali da assumere”. Si potrebbero anche sfruttare le strutture messe a disposizione per le vaccinazioni Covid-19 anche per altri vaccini.
 
Influenza, pneumococco ed herpes zoster
“L’entusiasmo per l’arrivo dei vaccini anti Covid-19 potrebbe essere il punto di partenza per far capire che altre malattie (prevenibili con i vaccini) sono problematiche e provocano complicanze anche gravi” nei pazienti fragili, sottolinea dal canto suo Giancarlo Icardi, Direttore U.O. Igiene, Policlinico San Martino di Genova. Si riferisce in particolare a tre patologie che molto spesso agli adulti sembrano banali: influenza, pneumococco e zoster. “Ci soni vaccini efficaci e sicuri”, la difficoltà sta nel far passare il messaggio della necessità di un’adesione consapevole alla vaccinazione.
 
“Negli Stati Uniti, negli ultimi anni, si è osservata una crescita importante della copertura vaccinale per quanto riguarda lo pneumococco negli anziani con più di 65 anni. Invece in Italia, almeno fino all’anno scorso, la copertura era molto modesta”, commenta Galli. Per quanto riguarda l’herpes zoster (HZ), invece, sarà a breve disponibile in Italia un nuovo vaccino ricombinante che negli ultimi anni è stato quasi monopolizzato dagli Stati Uniti, in cui è stato offerto gratuitamente alle persone con più di 50 anni. Interessante notare, precisa Galli, che questa offerta gratuita è stata fatta dopo una valutazione dei costi/benefici della vaccinazione in un sistema sanitario che, come è noto, è governato dalle assicurazioni private.
 
“La performance del nuovo vaccino è di gran lunga migliore di quella del vivo attenuato disponibile fin ora (un’efficacia del 97% contro il 51% circa) e il nuovo vaccino può essere somministrato anche alle persone immunocompromesse”,  spiega Galli.
 
Conoscenza, informazione e coinvolgimento degli attori del territorio
 
Il problema, come suggerito da Icardi, sta nella mancanza di conoscenza e d’informazione nonché in un’alterata percezione del rischio nella popolazione fragile. “La vaccinazione negli adulti nel nostro Paese ha un bassissimo livello di adesione perché c’è una scarsa consapevolezza, una scarsissima informazione e non vengono fatte chiamate attive”, gli fa eco Antonio Gaudioso, presidente di Cittadinanzattiva.
 
Torna su questo punto anche Michele Conversano, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl di Taranto e Presidente di HappyAgeing. In un Position Paper presentato a ottobre da HappyAgeing, si sottolinea appunto la necessità di comunicare il rischio della malattia e di “istituzionalizzare il rapporto tra università, sanità pubblica, medicina generale e medici specialisti”, affinché tutti possano vaccinare, commenta Conversano. In tal senso il medico di medicina generale va coinvolto in maniera più sistematica nell’organizzazione della campagna vaccinale; per altri versi gli specialisti sono particolarmente adatti a vaccinare le persone più fragili. Infine, aggiunge Conversano, dal Covid-19 si può imparare un’altra lezione: l’utilità di vaccinare le persone a rischio nei luoghi che loro stessi frequentano.
 
Anche secondo Roberto Ieraci, vaccinologo responsabile scientifico della campagna vaccinale dell’Unità di Crisi Covid della Regione Lazio, il coinvolgimento di tutti gli attori del territorio è fondamentale. Fa un esempio: “grazie al nuovo vaccino anti HZ, predisponendo un apposito piano regionale, visto che questa vaccinazione è gratuita dal 2017 per le persone con più di 65 anni e nei soggetti fragili a partire dai 50 anni, coinvolgendo gli attori del territorio, pensiamo di poter raggiungere il livello di copertura per l’HZ fissato al 50%”. E aggiunge: “La Regione Lazio sta pensando a una gara per introdurre il nuovo vaccino e metterlo a disposizione di medici di medicina generale e dei servizi di vaccinazione”.
 
Guarda il Clinical National Summit (la visione è riservata ai signori medici, previa iscrizione a welfarelink)

C.d.F.

01 Aprile 2021

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