Coronavirus. Coinvolgimento congiuntivale durante infezione molto più elevato (32%) di quanto riportato a febbraio dall’Oms (1%). Lo rileva una review su oltre 2.400 articoli pubblicata da Tor Vergata

Coronavirus. Coinvolgimento congiuntivale durante infezione molto più elevato (32%) di quanto riportato a febbraio dall’Oms (1%). Lo rileva una review su oltre 2.400 articoli pubblicata da Tor Vergata

Coronavirus. Coinvolgimento congiuntivale durante infezione molto più elevato (32%) di quanto riportato a febbraio dall’Oms (1%). Lo rileva una review su oltre 2.400 articoli pubblicata da Tor Vergata
Inoltre, è emerso come i dati clinici riguardanti la prevalenza di segni e sintomi di congiuntivite nei pazienti affetti da Covid-19 non di rado si discostano da quelli laboratoristici relativi al rilevamento dell’Rna di Sars-CoV-2 sui tamponi congiuntivali eseguiti sugli stessi pazienti. In particolare, laddove il paziente si dimostrava sintomatico, non è stato rilevato l’Rna virale sul tampone, e così viceversa. Queste alcune delle conclusioni dello studio pubblicato su una rivista del gruppo Nature, “Eye”. LO STUDIO

Pochi giorni fa, il gruppo di Oftalmologia del Policlinico Universitario “Tor Vergata”, guidato da Carlo Nucci, ha pubblicato su una rivista del gruppo Nature, “Eye” – rivista ufficiale del Royal College of Ophthalmologists inglese, la prima revisione sistematica della letteratura riguardante il coinvolgimento dei tessuti e delle secrezioni oculari durante la malattia da Coronovirus- 2019 (Covid-19), causata dal Sars-CoV-2.

Lo studio, coordinato da Francesco Aiello, medico oculista del Policlinico “Tor Vergata” ha riguardato l’analisi di più di 2400 articoli pubblicati in alcune tra le più importanti biblioteche scientifiche digitali presenti sulla rete, ha inteso chiarire 3 punti critici relativi alla relazione esistente tra il Sars-CoV-2 e l’occhio, ed in particolare: 1. quali siano i dati di prevalenza del coinvolgimento oculare durante la Covid-19; 2. se il virus possa trasmettersi attraverso i tessuti o le secrezioni oculari; 3. se possano esistere nuovi metodi diagnostici per la Covid-19 come, per esempio, lo studio PCR per acidi nucleici virali eseguito su tamponi congiuntivali.

Dalla ricerca effettuata sono emersi alcuni dati interessanti. Innanzitutto, è stato dimostrato come, in alcune coorti, i dati di prevalenza relativi al coinvolgimento congiuntivale durante l’infezione da Sars-CoV-2 siano molto più elevati (32%) di quanto riportato nell’analisi preliminare eseguita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), a febbraio di quest’anno, dal titolo: “Report of the WHO-China Joint Mission on Coronavirus Disease 2019” riportando una frequenza inferiore all’1%.

Inoltre, è emerso come i dati clinici riguardanti la prevalenza di segni e sintomi di congiuntivite nei pazienti affetti da Covid-19 non di rado si discostano da quelli laboratoristici relativi al rilevamento dell’Rna di Sars-CoV-2 sui tamponi congiuntivali eseguiti sugli stessi pazienti. In particolare, laddove il paziente si dimostrava sintomatico, non è stato rilevato l’Rna virale sul tampone, e così viceversa.

Infine, non è stato evidenziato un periodo finestra preciso o uno stadio di gravità specifico nel quale la patologia oculare appaia con maggiore frequenza. In effetti, la congiuntivite pare comparire sia in pazienti non complicati che in pazienti ricoverati in terapia intensiva e, inoltre, sono stati descritti casi di infezione sistemica sviluppatasi a posteriori rispetto alla comparsa di sintomatologia oculare. Quest’ultimo dato suggerisce la possibilità che la trasmissione del virus possa avvenire anche per via congiuntivale.

Lo studio, disponibile per la consultazione sul sito www.nature.com/eye/, dimostra come i clinici di tutte le specialità, specie quelle in prima linea nella gestione di pazienti affetti da Covid-19, debbano prestare la massima attenzione alla presenza di segni e sintomi di patologia oculare non soltanto nei pazienti ospedalizzati, ma anche e soprattutto in coloro i quali afferiscono presso le strutture assistenziali per prestazioni di tipo ambulatoriale e clinicamente asintomatici, perché proprio la congiuntivite potrebbe rappresentare la prima manifestazione di malattia. Inoltre, è fortemente suggerito il ricorso a dispositivi di protezione individuale in grado di garantire protezione delle mucose perioculari da potenziali droplet infetti.

Non è da escludersi, inoltre, il possibile coinvolgimento di strutture oculari differenti dalla congiuntiva, essendo stata già dimostrata l’espressione di ACE2, recettore di superficie legante la proteina spike S del Sars-CoV-2, su retina, epitelio pigmentato ed umor acqueo. Il che spianerebbe la strada per ulteriori sperimentazioni.  

26 Maggio 2020

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