Coronavirus. Non dobbiamo far ammalare gli operatori della sanità

Coronavirus. Non dobbiamo far ammalare gli operatori della sanità

Coronavirus. Non dobbiamo far ammalare gli operatori della sanità
Per farlo non bastano i DPI, il personale sanitario dovrebbe anche essere isolato dal resto della popolazione. Per fare questo servono alberghi o caserme in cui soggiornare, terminati i turni di servizio, fintantoché l’infezione non sarà posta sotto controllo e superata l’attuale emergenza

La diffusione ormai esponenziale del virus COV 2 e la precipitosa fuga di oltre 10.000 persone dalla Lombardia, molte delle quali provenienti da aree ad alta diffusione del coronavirus e come potenziali diffusori dell’infezione, ha mutato radicalmente la situazione epidemiologica dell’epidemia COVID 19.
Va dato atto al governo di avere assunto decisioni importanti, anche se forte perplessità ha suscitato la diffusione non autorizzata della bozza di decreto di cui abbiamo già parlato e i cui responsabili non sono stati ancora identificati.
 
Rimangono invece forti ritardi nel reclutamento del personale sanitario e nella definizione di un unico centro di coordinamento che superi i poteri organizzativi delle singole ASL e dei singoli presidi ospedalieri.
 
Ritengo al contrario che le regioni dovrebbero centralizzare la gestione delle risorse umane al fine di potere utilizzare al meglio il personale in servizio, spostandolo nelle aree più critiche o con maggiore carenza.
 
Le regioni inoltre dovrebbero costituire dei contingenti di riservisti (mi si consenta il termine) immediatamente operativi di personale sanitario preso dalle graduatorie esistenti o tramite chiamata diretta o su base volontaria, come il personale collocato in quiescenza specie per anzianità, da potere utilizzare subito o in caso di necessità.
 
Ribadisco che tali contingenti dovrebbero essere in numero sufficiente a integrare e sostituire il personale sanitario contagiato dal virus o posto in quarantena e dovrebbero essere addestrato alle tecniche di ventilazione non invasiva.
 
Rimane infine come ultimo problema di particolare da affrontare nel caso in cui la situazione precipitasse; il personale direttamente impegnato nella gestione dei pazienti affetti da coranovirus non solo dovrebbe essere integralmente protetto con DPI necessari per tutto il tempo passato in servizio, ma dovrebbe anche essere isolato dal resto della popolazione.
 
Solo questa misura potrebbe infatti impedire che il contagio avvenga tra le mura domestiche o nell’ambiente di vita, riducendo ulteriormente il numero già scarsissimo di professionisti da utilizzare in questa che è stata giustamente definita una vera e propria guerra.
 
Per fare questo servono alberghi o caserme in cui tale personale dovrebbe soggiornare, terminati i turni di servizio, fintantoché l’infezione non sarà posta sotto controllo e superata l’attuale emergenza.
 
Una decisione drastica, dolorosa, impegnativa ma necessaria considerato l’alto numero di medici e infermieri già contagiati o in quarantena e il rischio che questo aumenti proporzionalmente al diffondersi dell’infezione.
 
In sanità infatti, e questa è la lezione che resterà a futura memoria, apparecchiature e tecnologie sono fondamentali, ma quello che fa la differenza è la presenza di professionisti competenti in grado di utilizzarle
E’ la risorsa umana quella più preziosa di cui dispone il servizio sanitario e tale risorsa, in questo momento drammatico per il paese,  deve essere salvaguardata in tutti i modi.
 
Roberto Polillo

Roberto Polillo

09 Marzo 2020

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