Diabete di tipo 2. Dal Congresso SID: “I nuovi farmaci tutelano anche il cuore”

Diabete di tipo 2. Dal Congresso SID: “I nuovi farmaci tutelano anche il cuore”

Diabete di tipo 2. Dal Congresso SID: “I nuovi farmaci tutelano anche il cuore”
Non bisogna tenere sotto controllo solo la glicemia, ma anche i fattori di rischio cardiovascolari. La patologia metabolica, infatti, tende a pesare anche su cuore ed apparato circolatorio. “Ma la ricerca ha già la soluzione". Si tratta di farmaci come liraglutide, che agiscono sulle incretine.

Quando si è affetti da diabete mellito di tipo 2 il problema non è solo tenere sotto controllo la glicemia. La patologia, infatti, tende a mettere a rischio anche altri organi, come reni o apparato motorio, ma soprattutto come cuore e apparato circolatorio. Ecco perché, nel corso del 24° congresso della Società Italiana di Diabetologia a Torino, gli esperti hanno rimarcato l’importanza che i nuovi farmaci sviluppati per la malattia siano anche in grado di tenere sotto controllo i fattori di rischio cardiovascolare.
 
 “Scopo della terapia del diabete di tipo 2 deve essere il controllo, fin dalle prime fasi della malattia, dei valori glicemici, ma è ormai riconosciuto che un corretto trattamento non può prescindere dal perseguimento di obiettivi terapeutici legati ai fattori di rischio cardiovascolare quale il peso corporeo, la pressione arteriosa e altri”,  ha detto Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all’Università di Catanzaro. In particolare, sarebbe la classe di farmaci come il  liraglutide a permettere di raggiungere questo risultato più efficacemente e con maggiore sicurezza, senza causare un aumento del rischio di ipoglicemia.  
La ricerca farmacologica in diabetologia degli ultimi anni si è indirizzata proprio verso questo obiettivo. Le ultime classi di farmaci sviluppati per la cura del diabete di tipo 2  sono state messe a punto grazie all’osservazione dell’azione di un ormone naturalmente presente nell’organismo – il GLP-1, una incretina che ha la funzione di controllare la glicemia vari modi – che agisce, essenzialmente in presenza dell’introduzione nell’organismo di carboidrati, segnalando al pancreas la necessità di una pronta secrezione di insulina. Si è visto che, nel diabete di tipo 2 l’azione di GLP-1 è ridotta.
Per poter usare GLP-1 in medicina però si è dovuto lavorare molto: per le sue caratteristiche, esso viene immediatamente degradato e inattivato da un enzima denominato DPP-IV e dunque non può essere usato direttamente come farmaco. La ricerca farmaceutica ha studiato 2 vie alternative per sopperire a ciò: ha sviluppato gli inibitori del DPP-IV, che sostanzialmente permettono al GLP-1 naturale di “sopravvivere” più a lungo; oppure utilizza gli agonisti recettoriali del GLP-1 che, invece, agiscono sugli stessi recettori sortendo gli effetti della molecola naturale. “Gli agonisti recettoriali consentono di sfruttare appieno le potenzialità del GLP-1, in misura maggiore rispetto agli inibitori dell’enzima DPP-IV, dal momento che non solo controllano la glicemia, ma hanno un effetto favorevole su altri parametri quali peso corporeo e pressione arteriosa e riducono potenzialmente il profilo di rischio cardiovascolare delle persone con diabete”, ha detto ancora Sesti.
 
Tra gli agonisti recettoriali del GLP-1 c’è proprio liraglutide, che nel suo programma di sviluppo clinico LEAD, ha dimostrato di ottenere un miglior controllo glicemico rispetto ai farmaci tradizionalmente utilizzati nel diabete. Il programma LEAD si compone di 6 studi, condotti in 40 paesi su oltre 4000 pazienti reclutati in oltre 600 centri di diabetologia. In particolare il farmaco ha dimostrato di ottenere un miglior controllo multifattoriale rispetto agli altri farmaci utilizzati nel trattamento del diabete di tipo 2 con cui si è confrontato, con miglioramento durevole (fino a 3 anni di trattamento) del controllo glicemico (riduzione dell’emoglobina glicata fino a -1.6%), riduzione del peso corporeo (da -2.5 fino a -7.7 kg) e della pressione arteriosa (da -2,1 a -6,6 mmHg), miglioramento della funzionalità beta-cellulare, ridotto rischio di ipoglicemie. Inoltre, rispetto ai farmaci di confronto, ha ottenuto in un numero più elevato di persone con diabete il raggiungimento contemporaneo del controllo di più parametri: valori di HbA1c <7.0% senza eventi ipoglicemici e incremento ponderale oppure valori di HbA1c <7.0% e di pressione sistolica <130 mmHg senza aumento di peso.
“Tutto ciò è particolarmente importante per due ragioni”, ha concluso Sesti. “Innanzitutto, perché liraglutide ottiene questo risultato senza aumentare il rischio di ipoglicemia, un effetto indesiderato e potenzialmente pericoloso per il sistema cardiovascolare che nel diabete di tipo 2 continua ad essere largamente sottostimato. Dall’altro perché proprio per questa riduzione del rischio di ipoglicemie, associata a quella del peso, permette di attuare una strategia più intensiva sul controllo della iperglicemia, ottenendo complessivamente un risultato migliore nella cura della malattia”.

27 Maggio 2012

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