Disabilità intellettiva legata al cromosoma X. Ecco le cause molecolari

Disabilità intellettiva legata al cromosoma X. Ecco le cause molecolari

Disabilità intellettiva legata al cromosoma X. Ecco le cause molecolari
Una ricerca dell’Istituto di Neuroscienze del Cnr e di Telethon ha svelato l’importanza della proteina TSPAN7 nella classe di patologie legate al cromosoma sessuale che portano a ritardo mentale. Secondo i ricercatori in due anni potrebbe essere studiato un farmaco che risolve il problema.

Esistono forme di disabilità intellettiva che sono legate ai nostri geni, di cui spesso non si conoscono bene i meccanismi molecolari. Da oggi però si sa qualcosa in più, grazie a uno studio italiano che ha indagato la classe di patologie legata al cromosoma X, ovvero le forme di ritardo mentale connesse ad una ereditarietà eterosomica recessiva di alcuni geni difettosi contenuti nel cromosoma sessuale. La ricerca, che è stata pubblicata su Neuron, è stata condotta dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Milano e dell’Istituto Telethon, il cui  il ‘programma carriere’ è intitolato al premio Nobel Dulbecco recentemente scomparso. Lo studio dimostra per la prima volta l’importanza della proteina TSPAN7, alterata in questi pazienti.
 
Il corretto funzionamento della proteina è necessario per un corretto traffico di uno dei più importanti ‘messaggeri’ del cervello, il recettore di tipo AMPA per il glutammato. I processi che coinvolgono queste molecole sono fondamentali per il funzionamento della corteccia prefrontale.“Questo neurotrasmettitore è coinvolto in numerose attività cerebrali, tra cui memoria e apprendimento”, ha spiegato Silvia Bassani, prima autrice del lavoro. “Per esercitare il suo ruolo, però, è fondamentale che le cellule nervose siano in grado di captarlo correttamente, grazie ad appositi recettori situati sulla loro superficie. Come abbiamo dimostrato, nei pazienti affetti da disabilità intellettiva legata al cromosoma X il difetto genetico nella proteina TSPAN7 si traduce in un trasporto inefficiente sulla superficie dei neuroni di uno dei recettori del glutammato, quello di tipo AMPA. In altre parole, il recettore viene sottratto troppo velocemente dalla superficie e, di conseguenza, i messaggi mediati dal glutammato risultano ridotti”.  
I ricercatori del Cnr hanno osservato che questo fenomeno è una conseguenza della sottoespressione della proteina, e proveranno dunque a testare nel modello animale della malattia l’efficacia di alcuni farmaci nel mantenere il recettore AMPA in superficie più a lungo. “Ce ne sono almeno due, già utilizzati in ambito clinico, che potrebbero fare al caso nostro”, ha proseguito la ricercatrice. “Se riusciremo a osservare in vivo un ripristino delle funzioni difettose a causa del difetto genetico potremo pensare di proporne l’utilizzo anche nell’uomo, per provare a stimolare un recupero delle capacità cognitive deficitarie”
Per valutare una possibile efficacia terapeutica di queste sostanze – fanno sapere dal team di ricerca – ci vorranno almeno due anni. “In questo periodo continueremo ad andare a fondo dei complessi meccanismi che regolano la comunicazione tra le cellule nervose e che sono fondamentali per chiarire come funziona il nostro cervello, sia in condizioni fisiologiche, sia in caso di malattia”, ha concluso la ricercatrice.
Lo studio è stato finanziato da Telethon e dalla Fondazione Mariani.

23 Marzo 2012

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