Distrofia muscolare. Monossido di azoto per sconfiggere la malattia

Distrofia muscolare. Monossido di azoto per sconfiggere la malattia

Distrofia muscolare. Monossido di azoto per sconfiggere la malattia
Era già stata dimostrata la sua azione protettiva sui tessuti e quella di incremento della disponibilità di energia. Ma un team di ricercatori italiani apre la via per un nuovo approccio farmacologico per contrastare efficacemente i danni muscolari indotti dalla malattia.

Le distrofie muscolari sono un gruppo di terribili malattie neuromuscolari a carattere degenerativo. Ad oggi, l’unica terapia farmacologica utilizzata nel loro trattamento si basa sui corticosteroidi, molecole in grado di controllare l'infiammazione muscolare alla base della patologia. Queste però funzionano solo in alcuni casi e in generale presentano effetti collaterali a volte importanti.
 
Ma da oggi, ricercatori italiani potrebbero aver trovato una soluzione definitiva per la terapia: uno studio http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1043661812000072?v=s5 pubblicato su Pharmacological Research apre infatti la via per lo sviluppo di un nuovo approccio farmacologico, il cui bersaglio è il danno muscolare stesso presente nella distrofia. Questo il sorprendente risultato a cui sono giunti i ricercatori dell’Università di Milano, dell’IRCCS Medea e dell’IRCCS San Raffaele.

La chiave di tutta la ricerca sarebbe il monossido di azoto (NO). Questa molecola, infatti, agisce sul muscolo scheletrico con diverse funzioni protettive e di incremento della disponibilità di energia. Il monossido era infatti già stato dimostrato essere in grado di potenziare l’attività delle cellule staminali muscolari e dunque di aiutare la riparazione del muscolo danneggiato da parte dell’organismo, tuttavia per la cura della patologia da solo non si era dimostrato efficace, per via di una risposta infiammatoria piuttosto forte nel tessuto muscolare distrofico.
Da qui l’idea di associare ad una molecola in cui fosse presente il monossido di azoto – e che fosse capace di “donarlo” o meglio di rilasciarlo dove necessario – un antinfiammatorio non steroideo, ovvero un semplice farmaco a base di ibuprofene. La molecola donatrice considerata dai ricercatori a questo scopo è stato l’isosorbide dinitrato, usato di solito come principio attivo di farmaci per il trattamento dell’angina pectoris.

A partire da quest’idea e da studi preclinici finanziati da Telethon Italia, è stato sviluppato un trial che testasse la sicurezza e la tollerabilità di questa combinazione di farmaci se usati sull’organismo umano. Per questo sono stati reclutati 71 pazienti adulti affetti da distrofia muscolare di Duchenne, distrofia di Becker e distrofia dei cingoli: 35 trattati con la combinazione di ibuprofene ed isosorbide dinitrato, per un periodo di 12 mesi, e 36 non trattati. Sono poi stati effettuati controlli clinici seriati – esami ematochimici, valutazione funzionale neuromuscolare, valutazione della funzionalità cardiaca e respiratoria – che hanno dimostrato una buona tollerabilità a lungo termine della terapia, con effetti collaterali transitori e non severi, come mal di testa e ipotensione arteriosa.

L’obiettivo del nuovo approccio era proprio quello di trovare una via farmacologica più tollerabile dall’organismo, che potesse sostituirsi o limitare l’utilizzo dei farmaci corticosteroidei e che giungesse ad un efficace rallentamento della degenerazione muscolare. “E’ ancora presto per dire se questo approccio sarà efficace nell’uomo, anche se studi precedenti hanno dimostrato che funziona su modello animale”, ha spiegato Emilio Clementi, docente di farmacologia all’Università di Milano. “Tuttavia i dati di sicurezza e tollerabilità in uomo sono già una solida base da cui partire”.
Per questo i ricercatori hanno già pensato a come proseguire nella ricerca. “In collaborazione con il consorzio europeo Treat-NMD, abbiamo disegnato un programma di sviluppo clinico e avviato gli studi preliminari all’esecuzione di un trial clinico multicentrico di fase II che dimostri l’efficacia del trattamento con ibuprofene ed isosorbide dinitrato”, hanno fatto sapere i ricercatori. In particolar modo, lo scopo è quello di nella distrofia muscolare di Duchenne, la più frequente delle distrofie che si presentano in età infantile. “Grazie ad un finanziamento di Parent Project Onlus e alla collaborazione con il Centro Studi Fase I dell’Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano, è già stato condotto un primo studio di fase I su volontari sani per testare l’interazione tra i due farmaci”, hanno continuato i ricercatori. “Si prevede che venga terminato entro giugno anche il secondo studio di fase I su volontari sani, disegnato per ottimizzare il dosaggio dei farmaci”. Secondo il team, in base ai dati ottenuti, sarà in futuro possibile avviare uno studio sperimentale volto a valutare l’efficacia terapeutica su pazienti.

L.B.

01 Febbraio 2012

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