Dolore oncologico: non c’è pace per i pazienti europei

Dolore oncologico: non c’è pace per i pazienti europei

Dolore oncologico: non c’è pace per i pazienti europei
In Europa, gli attacchi di dolore episodico nei pazienti oncologici continuano a essere trattati con scarsa appropriatezza secondo un’indagine presentata nel corso del sesto congresso dell’European Association for Palliative Care (EAPC).

Mentre in Italia arriva da più parti la denuncia che i medici fanno fatica a familiarizzare con gli analgesici oppioidi, in Europa sembra stia emergendo il problema opposto: i farmaci oppiodi sono diventati così comuni da essere impiegati per ogni forma di dolore senza troppa attenzione alla reale efficacia.
Così, nel Vecchio Continente gli attacchi di dolore episodico nei pazienti oncologici – cosa ben diversa dal dolore persistente, ma non meno invalidante – raramente vengono trattati con appropriatezza.
L’allarme viene lanciato da una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del Department of Palliative Medicine al Royal Marsden Hospital di Londra e presentata nel corso dell’European Association for Palliative Care (EAPC).
Lo studio, ancora in corso e di cui sono stati presentati i dati preliminari relativi a 320 pazienti arruolati in Inghilterra, Svezia, Danimarca e Germania, non è il primo a occuparsi dell’argomento. Ma per la prima volta vengono fotografati in dettaglio i comportamenti e i bisogni dei pazienti.
Il primo dato sorprendente è che quasi la metà (il 45%) dei malati contattati, nonostante soffra di attacchi di dolore, non assume alcun farmaco. Un indizio, questo, secondo i ricercatori, della scarsa efficacia dei medicinali tradizionalmente prescritti per questo particolare disturbo.
“La bassa adesione alla terapia farmacologica è una scoperta notevole e dimostra che i trattamenti attuali non incontrano adeguatamente i bisogni dei pazienti durante questi episodi di dolore invalidanti”, ha spiegato Andrew Davies.
Non stupisce allora che i pazienti le provino tutte pur di alleviare il dolore, ricercando soluzioni “artigianali” come l’esposizione al calore o i continui cambi di posizione. Nè che esprimano il bisogno di farmaci che, oltre ad alleviare il dolore, lo facciano in fretta e senza troppe controindicazioni.
Proprio nella scelta dei farmaci da prescrivere, secondo il team, risiede infatti la scarsa efficacia del trattamento: “il 90 per cento dei pazienti contattati – spiegano – assume analgesici oppioidi per gestire gli attacchi di dolore. Tuttavia, gli attacchi di dolore, in genere, raggiungono il loro picco di intensità a tre minuti dalla loro comparsa e si protraggono per 30-60 minuti, mentre gli analgesici oppioidi impiegano circa 60-90 minuti per raggiungere la massima efficacia. In pratica, quando la maggior parte degli attacchi si sono già conclusi”.
In sostanza, conclude Davies, “Gli attacchi episodici sono un problema diverso dal dolore persistente e richiedono specifici interventi, compreso il ricorso a farmaci che possano garantire una certa rapidità di azione. Sfortunatamente la gran parte dei pazienti continua ad assumere farmaci che sono stati studiati per il dolore persistente e perciò non ricevono il trattamento più appropriato”.
A.M. 

11 Giugno 2010

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