Ebola. I Cdc degli Stati Uniti estendono i controlli negli aeroporti: screening anche ad Atlanta

Ebola. I Cdc degli Stati Uniti estendono i controlli negli aeroporti: screening anche ad Atlanta

Ebola. I Cdc degli Stati Uniti estendono i controlli negli aeroporti: screening anche ad Atlanta

Dal 22 maggio anche lo scalo della Georgia nel mirino delle autorità sanitarie. Blocco all’ingresso anche per i residenti permanenti legali provenienti da Congo, Uganda e Sudan del Sud: “Una misura temporanea per bilanciare salute pubblica e gestione delle risorse”

La lotta contro l’Ebola si sposta anche nei cieli americani. I Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) degli Stati Uniti hanno annunciato l’espansione dei controlli sanitari potenziati per il virus a un secondo hub internazionale. Da venerdì 22 maggio 2026, alle ore 23:59 (ora locale), anche l’aeroporto internazionale Hartsfield-Jackson di Atlanta è stato inserito nel piano di screening obbligatorio per i passeggeri a rischio.

La mossa segue di due giorni l’attivazione della stessa procedura presso lo scalo di Washington-Dulles, avvenuta il 20 maggio. Atlanta, spiegano i Cdc, non è nuova a questo tipo di operazioni. Lo scalo georgiano ha già in passato ospitato protocolli di controllo sanitario rafforzato per altre epidemie, e le procedure operative sono già state collaudate e messe a punto.

Screening “a strati” e nuove regole per i residenti
I controlli negli aeroporti americani sono solo un tassello di una strategia più ampia che i Cdc definiscono “a strati”. Oltre allo screening all’arrivo, il piano prevede:

  • Controlli all’imbarco nei paesi di partenza;
  • Segnalazione obbligatoria da parte delle compagnie aeree di eventuali casi di malattia a bordo;
  • Monitoraggio sanitario post-arrivo per i viaggiatori a rischio.

Ma la novità più rilevante delle ultime ore riguarda il quadro normativo. Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (Hhs) ha infatti emanato una norma provvisoria che modifica il regolamento federale 42 CFR Part 71.40, ampliando la platea delle persone soggette a limitazioni all’ingresso negli Stati Uniti.

La regola aggiornata, spiegano i Cdc, estende ora il potere di sospendere l’ingresso anche ai residenti permanenti legali (i titolari della cosiddetta “green card”). Nella pratica, chi ha soggiornato nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sudan del Sud nei 21 giorni precedenti il viaggio non potrà entrare negli Stati Uniti.

Una misura temporanea, non un divieto permanente
I Cdc tengono a precisare che si tratta di una restrizione temporanea e non di un divieto assoluto. “La norma non impedisce in modo permanente ai residenti permanenti legali di tornare negli Stati Uniti”, chiariscono gli esperti. “Concede invece ai Cdc un’autorità discrezionale per limitare l’ingresso quando necessario e consentito dalla legge”.

L’obiettivo, spiegano dall’agenzia federale, è trovare un “bilanciamento” tra la tutela della salute pubblica e la gestione delle risorse per le emergenze. I residenti permanenti legali, sottolineano i Cdc, spesso mantengono stretti legami familiari e comunitari all’estero e possono viaggiare più frequentemente verso le aree colpite dall’epidemia, aumentando così il rischio di esposizione al virus.

L’espansione dei controlli e la stretta normativa arrivano mentre l’epidemia di Ebola – causata dal ceppo Bundibugyo – continua a diffondersi in Africa centrale, con oltre 650 casi sospetti e 160 decessi segnalati tra la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda.

25 Maggio 2026

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