Epatite C. In Italia record europeo, più martoriato il Sud

Epatite C. In Italia record europeo, più martoriato il Sud

Epatite C. In Italia record europeo, più martoriato il Sud
Solo una minima parte degli italiani con Hcv è al corrente di soffrirne ed è in cura per tenere a bada il virus. Campania, Puglia e Calabria le Regioni più colpite. Se ne parlerà domani al  II  Workshop nazionale di economia e farmaci in epatologia alla Cattolica del Sacro Cuore-Gemelli di Roma.

L'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di persone positive al virus dell'epatite C (Hcv) e più morti per tumore primitivo al fegato. Si stima che il 3% degli italiani  sia entrata in contatto con l'Hcv e che i portatori cronici del virus siano circa 1,6 milioni, di cui 330 mila con cirrosi epatica. Tradotto in termini di vite umane, la cirrosi da epatite C e B (Hbv) e le sue complicanze  uccide ogni anno circa 12 mila italiani. A livello regionale il Sud è il più colpito: in Campania, Puglia e Calabria, per esempio, nella popolazione over 70 la prevalenza dell'Hcv supera addirittura il 20%.
 
A fotografare i contorni della patologia, esperti e associazioni dei pazienti,  riuniti nel II Workshop nazionale di economia e farmaci in epatologia (Wef-E), in programma domani a Roma all'università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma.
 
La situazione italiana non è delle più rosee. Come abbiamo visto il nostro è il Paese europeo con il maggior numero di soggetti Hcv positivi. “L’incidenza della infezione da Hcv (cioè il numero di nuovi casi ogni anno) è in diminuzione – spiega Nicola Caporaso, ordinario di Gastroenterologia all'università Federico II di Napoli – ma in Italia abbiamo un numero molto elevato di malati che deriva dalla coorte di soggetti che sono stati infettati nei decenni scorsi quando non si conoscevano i meccanismi di trasmissione e la circolazione del virus procedeva indisturbata”.
 
Le infezioni sono più frequenti al Sud. Le infezioni da virus epatitici sono molto più frequenti nelle regioni del Sud Italia. Attualmente nuove infezioni da Hbv sono quasi scomparse nella popolazione più giovane di ogni parte d’Italia per gli effetti della vaccinazione anti-epatite B.
La prevalenza d’infezione Hcv (cioè il numero di pazienti con epatite cronica) in Italia è fortemente associata con l’area geografica e l’età, secondo un “effetto coorte”, e raggiunge punte particolarmente elevate nella popolazione anziana di alcune regioni del Sud Italia (In particolare in Campania, Puglia e Calabria).
 
Chi rischia di più l’infezione. La trasmissibilità di Hbv per via sessuale è una delle principali cause di nuova infezione, specie per rapporti non protetti con persone proveniente da aree ad alta diffusione del virus. Per l’epatite C la tossicodipendenza e i trattamenti estetici come piercing e tatuaggi, effettuati in condizioni inidonee, rappresentano i maggiori fattori di rischio infezione.
“L’attuale elevata immigrazione da regioni come l’Africa e il Mediterraneo Orientale nelle quali la prevalenza delle infezioni da virus epatitici è particolarmente elevata – afferma il professor Caporaso – sta altresì cambiando l’epidemiologia di Hbv ed Hcv in Italia, incrementando il serbatoio di soggetti positivi. Inoltre la tipologia di infezione dei soggetti immigrati si differenzia per genotipo dell’Hcv (maggiore prevalenza di genotipo 4) e per maggior numero di soggetti con maggiori quantità di virus B in circolo e quindi maggiore capacità di trasmettere l'infezione.
 
 
I costi delle epatiti. Nel nostro Paese le epatopatie incidono per il 5% dei rimborsi spettanti alle Regioni per l’attività ospedaliera, con una remunerazione teorica superiore al miliardo di euro. Questi numeri sono indicativi dell’importanza e dell’onerosità delle malattie epatiche per il Sistema Sanitario. Inoltre, la situazione attuale è caratterizzata da un’ampia variabilità territoriale: in particolare, il tasso di ospedalizzazione per 100mila  abitanti varia da meno dello 0,5 del Piemonte al 3,2 della Campania. Contando familiari e pazienti l’epatite coinvolge 4-5 milioni di italiani.
 
L’efficacia delle terapie. È ormai ampiamente dimostrato dalla pratica clinica, spiega il professor Massimo Colombo, ordinario di gastroenterologia all’Università di Milano, che i pazienti con cirrosi o comunque epatite severa (un quarto del totale dei pazienti con epatite C) traggono beneficio dal trattamento antivirale ottenendo la reversione della cirrosi in molti casi. Nell’epatite B le terapie antivirali determinano reversione dello scompenso clinico ed aumentano l’accesso al trapianto fegato salvavita. Meno chiari sono gli effetti a lungo termine delle terapie antivirali nei pazienti con lieve o moderata epatite, senza cirrosi. Nondimeno è chiaro che indipendentemente dal livello di danno epatico, è sempre conveniente eradicare il virus, soprattutto se il paziente è giovane e ha prospettiva di lunga vita. Purtroppo ancora molti pazienti restano senza diagnosi, visto che il numero di pazienti in cura è circa l’1,5-2% del totale delle infezioni croniche in Italia, che ammontano a 1,2 milioni di persone per epatite C e mezzo milione per epatite B.

01 Febbraio 2012

© Riproduzione riservata

Lotta alla Sepsi. Ministero della Salute: “Investire per salvare vite”. Diagnosi precoce e cure tempestive fondamentali
Lotta alla Sepsi. Ministero della Salute: “Investire per salvare vite”. Diagnosi precoce e cure tempestive fondamentali

Prevenire le infezioni, riconoscere tempestivamente i segnali della sepsi e garantire cure appropriate fin dalle prime fasi. È il richiamo del Ministero della Salute che ieri, 13 settembre, in occasione...

Virus respiratorio sinciziale. Oms prequalifica il vaccino materno multidose: obiettivo proteggere più neonati nel mondo
Virus respiratorio sinciziale. Oms prequalifica il vaccino materno multidose: obiettivo proteggere più neonati nel mondo

L’Organizzazione mondiale della sanità ha prequalificato la formulazione in flaconcino multidose del vaccino materno contro il virus respiratorio sinciziale (RSV), RSVpreF (Abrysvo). Un passaggio che, secondo l’Oms, potrà contribuire ad...

Sepsi. Riconoscerla prima può salvare la vita
Sepsi. Riconoscerla prima può salvare la vita

Nella sepsi ogni ora conta. Per questo la diagnosi precoce rappresenta uno degli obiettivi prioritari della medicina d'urgenza e della terapia intensiva. La Giornata Mondiale della Sepsi che si celebra...

Infarto. Dall’Italia nuove evidenze per una cura più selettiva. I risultati dello studio Air-Stemi
Infarto. Dall’Italia nuove evidenze per una cura più selettiva. I risultati dello studio Air-Stemi

Un nuovo contributo della ricerca italiana apre nuove prospettive nella gestione dei pazienti colpiti da infarto miocardico acuto con malattia coronarica multivasale. Lo studio internazionale randomizzato AIR-STEMI, pubblicato su New...