Farmaci. Garattini, “A volte inutili, anzi dannosi”

Farmaci. Garattini, “A volte inutili, anzi dannosi”

Farmaci. Garattini, “A volte inutili, anzi dannosi”
Tra i farmaci si nascondono tanti “falsi amici” che “non portano alcun beneficio ma sono solo rischi”. Ma tanti pericoli per la salute si nascondono anche dietro all’uso inappropriato di medicinali. A sottolinearlo è stato il direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri, Silvio Garattini, intervenendo a un convegno organizzato a Milano dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda).

Farmaci “amici”, “non amici” e “falsi amici”. A compiere questa particolare distinzione è stato il direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri, Silvio Garattini, intervenendo a un convegno organizzato a Milano dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda). “Tutti i farmaci che hanno un effetto benefico sono allo stesso tempo portatori di rischi”, ha sottolineato Garattini distinguendo tra quelli “utilizzati in modo appropriato, che danno più benefici che rischi” e quelli che, “utilizzati impropriamente”, possono rivelarsi molto pericolosi. Tra i primi “una classe che eccelle é rappresentata dai vaccini, prodotti di basso costo, ben tollerati e con effetti di lunga durata”. Mentre tra i farmaci “meno amici” e più spesso utilizzati impropriamente “si possono citare soprattutto gli psicofarmaci, in particolare antidepressivi ed ansiolitici”.
Ma esistono anche gli “amici non richiesti”, cioè quei farmaci che, ha osservato il direttore dell’Istituto Mario Negri, “vengono utilizzati per contrastare cattive abitudini di vita. Sarebbe meglio evitare di autoinfliggersi malattie, così da evitare anche l'impiego di trattamenti farmacologici”. Infine, vi sono dei “falsi amici” rappresentati da farmaci che “sono senza beneficio e quindi solo portatori di rischio. Integratori alimentari, epatoprotettori, vasodilatatori, immunostimolanti, dimagranti, antiossidanti sono alcuni esempi di questi farmaci completamente inutili”.

Il convegno promosso oggi da Onda e dedicato agli anziani è stata l’occasione giusta per fare una rassegna dei rischi legati all’assunzione dei farmaci. Più l’età avanza, infatti, maggiore diventa il consumo di farmaci e anche il rischio di incorrere in errori di assunzione. “Gli anziani – ha spiegato Carlo Vergani, docente di geriatria all’università statale di Milano– sono spesso portatori di più malattie croniche dovute per un terzo ai geni, ma per il 70 per cento alle abitudini di vita, alla condizione sociale, al sistema sanitario e ai rischi ambientali”. Claudio Mencacci, direttore Dipartimento di Neuroscienze A.O Fatebenefratelli, Milano, ha sottolineato come attività fisica continuativa, alimentazione corretta e mantenimento dei contatti sociali e visione ottimistica e possibilità dell’esistenza siano tra gli elementi che allungano la vita ed aiutano il nostro cervello ad una continua flessibilità, consentendogli così di superare con maggiore vigore le difficoltà dei diversi cicli della vita, in particolare quello dell’anzianità. Ma a volte le malattie prendono il sopravvento e le cure sono necessarie, anche se non sempre sono davvero utili, come illustrato da Garattini, “La prescrizione di ogni farmaco, soprattutto se di tipo neurologico – conferma Mencacci – deve essere dunque valutata con grande attenzione dal medico, evitando prescrizioni inutili. La stessa attenzione da prestare alle interazioni farmacologiche, possibili in pazienti anziani con più patologie e soprattutto nelle donne, che soffrono maggiormente degli uomini di stati depressivi”.
Le donne, infatti, ha ricordato Francesca Merzagora, presidente di Onda, “vivono più a lungo degli uomini, ma si ammalano di più ed hanno un maggior numero di anni di vita in cattiva salute. Nel nostro Paese la disabilità femminile è circa doppia in confronto a quella maschile; la prevalenza di patologie psichiatriche nelle donne è del 7,4% e del 3,1% negli uomini, oppure l’osteoporosi del 9,2% nelle donne e dell’1,1 negli uomini. Questi semplici dati sottolineano la necessità di una maggiore attenzione al genere, da non confondere con il sesso, sia per quanto riguarda la ricerca medica, sia per quanto riguarda le logiche di intervento”.
 

03 Maggio 2011

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