Farmaci. Per 1 donna su 5 costano troppo. E così riducono le cure

Farmaci. Per 1 donna su 5 costano troppo. E così riducono le cure

Farmaci. Per 1 donna su 5 costano troppo. E così riducono le cure
I costi delle terapie rappresentano un forte limite per 1 donna su 5, tanto che 1 su 4 riduce o sospende le cure senza consultare il medico. Tuttavia, il 44% delle donne è poco o per niente informato sui farmaci generici. E' quanto emerge da un’indagine Onda sulle patologie diffuse al femminile.

I farmaci generici, oggi meglio definiti equivalenti, in Italia continuano a essere poco usati, anche in tempi di crisi quando i risparmi sarebbero più importanti. Un fenomeno evidente per malattie croniche diffuse al femminile, genere anche più longevo, quali quelle prese in considerazione da una ricerca di Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna): osteoporosi, diabete, depressione, patologie cardiovascolari.

L’indagine, illustrata a Milano, ha coinvolto un campione di 1.019 donne intervistate nelle farmacie, da 35 a 75 anni con media 58, oltre la metà casalinghe o pensionate. Erano affette da almeno una patologia tra osteoporosi (22%), diabete (24%), depressione (25%), malattie cardiache (48% ipertese) e in terapia attuale o negli ultimi due anni.

In evidenza che per una donna su cinque i costi delle terapie croniche seguite sono un limite importante all’aderenza terapeutica, anche solo per i ticket nel pluritrattamento, e che una su quattro tra quante modificano la terapia (riducono le dosi o fanno uso saltuario o sospendono) lo fa autonomamente senza consultare il medico. Rispetto agli equivalenti, più economici, il 44% si è dichiarato per nulla o poco informato e solo la metà li ha utilizzati anche se quasi tutte ne hanno sentito parlare; ma sette su dieci tra quante non li hanno mai usati si sono dette aperte al cambiamento, se è il medico a consigliarlo (58%) mentre il principale informatore rimane oggi il farmacista (71% dei casi. Oltre alla scarsa informazione, altro limite è l’abitudine al farmaco di marca, da parte del medico o della paziente, quest’ultima a volte diffidente sull’efficacia del generico. Il 46% ha affermato che la propensione verso il farmaco equivalente sarebbe aumentata a fronte dell’obbligo per il medico di medicina generale d’indicare sulle prescrizioni la sostituibilità o non sostituibilità con questo tipo di farmaco.

Il rapporto più difficile con la terapia è emerso per le donne affette da depressione e da osteoporosi, anche per i costi (per una su tre sono un fattore molto importante): infatti, nel 48% dei casi e nel 39% rispettivamente devono pagare del tutto i farmaci, arrivando a spendere una media di 25-30 euro al mese. “In una patologia come la depressione il pensiero negativo unito a vergogna e isolamento portano a discontinuità e interruzione del trattamento, anche i costi incidono (non si spende per se stessi)” Claudio Mencacci, direttore Dipartimento Neuroscienze, A.O. Fatebenefratelli di Milano. “Noi vediamo che dopo un mese un terzo dei pazienti con depressione abbandona le cure. La donna va seguita per la depressione soprattutto per i cambiamenti ormonali in fase perimenopausale, come per l’osteoporosi per scongiurare successive fratture. Il problema è avvicinare più soggetti alle cure, anche ricorrendo ai farmaci equivalenti”. E ci sono dati per i quali in Europa il 31% di tutte le patologie femminili sono di natura neuropsichiatrica.

“Nel caso dell’osteoporosi l’asintomaticità è un ostacolo – infatti non dà dolore, contrariamente a quanto molti pensano –  per cui gran parte delle pazienti si cura quando subisce la frattura. Il vero problema è la prevenzione, e molti farmaci sono a pagamento” precisa Carlomaurizio Montecucco, direttore U.O. Reumatologia del Policlinico San Matteo di Pavia. “Succede poi che le pazienti che non vedono ridursi il dolore con il farmaco contro l’osteoporosi, dovuto in realtà ad altra patologia, lo sospendono: vanno invece rassicurate sulla necessità e possibilità di trattare l’osteoporosi, anche con farmaci equivalenti”.

Altra patologia in costante aumento e in crescita al femminile anche per la maggiore attesa di vita è il diabete. “Dopo i 65 anni circa una donna su dieci ha il diabete, da alterazioni della glicemia a forme più gravi” fa notare Roberto Trevisan, direttore Unità Complessa di Diabetologia, Spedali Riuniti di Bergamo. “Almeno metà di chi è affetto da diabete ha poca coscienza della malattia e circa il 50%, soprattutto donne, non fa la terapia; la glicemia elevata non dà disturbi. Il limite dei costi non ci sarebbe perché i farmaci sono quasi tutti esentati, ci sono molti equivalenti ma c’è la percezione che siano meno efficaci: occorre impegnarsi per informare correttamente, incentivare l’uso di questi farmaci, in questo come in altri ambiti terapeutici, anche per risparmiare risorse indispensabili per sviluppare nuovi farmaci innovativi”.

Dal canto suo aggiunge Alberto Margonato, direttore U.O. di Cardiologia clinica dell’Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano: “Nelle donne anziane le cardiopatie uguagliano e superano quelle maschili: la necessità del politrattamento cronico, per la patologia primaria e quelle correlate (come l’ipercolesterolemia), inducono a ridurre o sospendere la terapia, anche per il timore di effetti collaterali e per l’aumento delle spese di ticket. Bisogna informare sulla grande disponibilità di farmaci equivalenti e combattere lo scetticismo che ancora li circonda, spiegando le ricadute positive anche economiche per il paziente e per la spesa sanitaria”.

Elettra Vecchia

03 Maggio 2012

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