Fibrillazione atriale. Rischi inferiori se viene controllato il ritmo cardiaco piuttosto che la frequenza

Fibrillazione atriale. Rischi inferiori se viene controllato il ritmo cardiaco piuttosto che la frequenza

Fibrillazione atriale. Rischi inferiori se viene controllato il ritmo cardiaco piuttosto che la frequenza
Uno studio osservazionale coreano ha riscontrato che i pazienti con fibrillazione atriale potrebbero ottenere esiti più favorevoli se viene controllato farmacologicamente il ritmo piuttosto che la frequenza cardiaca. Questa evidenza è emersa nell’endpoint primario dello studio, che era rappresentato da un esito composito di decesso per cause cardiovascolari, ictus ischemico, ricovero per insufficienza cardiaca o infarto miocardico acuto.

(Reuters Health) – In un ampio studio osservazionale svolto in Corea, i pazienti con nuova diagnosi di fibrillazione atriale presentavano un rischio inferiore di esiti avversi se sottoposti a un trattamento per il controllo del ritmo rispetto a un trattamento per il controllo della frequenza cardiaca.

Boyoung Joung e colleghi, dello Yonsei University College of Medicine di Seoul, hanno analizzato – tra il 2011 e il 2015 – i dati del database del Korean National Health Insurance Service su 22.635 adulti con fibrillazione atriale e patologie cardiovascolari (ad es., precedente ictus o infarto del miocardio, insufficienza cardiaca, ipertensione) che avevano appena iniziato un trattamento basato sul controllo del ritmo (farmaci antiaritmici o ablazione) o sul controllo della frequenza tra il 2011 e il 2015. Il 54% dei soggetti era di sesso maschile e il follow-up mediano è durato 2,1 anni.

L’endpoint primario era un esito composito di decesso per cause cardiovascolari, ictus ischemico, ricovero per insufficienza cardiaca o infarto miocardico acuto.

Tra i pazienti con un trattamento precoce per fibrillazione atriale, ovvero iniziato entro un anno dalla diagnosi, il controllo del ritmo si associava a un rischio inferiore dell’esito composito primario, con un tasso di incidenza ponderato per 100 persone-anno di 7,42 con il controllo del ritmo versus 9,25 con il controllo della frequenza (hazard ratio, 0,81).

Al contrario, in pazienti con trattamento tardivo per fibrillazione atriale, cioè iniziato dopo un anno dalla diagnosi, non è stata riscontrata alcuna differenza nei gruppi tra controllo del ritmo e controllo della frequenza: il tasso di incidenza ponderato per 100 persone anno era 8,67 con il controllo del ritmo versus 8,99 con il controllo della frequenza (HR 0,97).

Inoltre, non sono emerse differenze significative tra i gruppi negli esiti di sicurezza in diversi timing terapeutici. “L’inizio più precoce del trattamento si associava in maniera lineare con esiti cardiovascolari più favorevoli per il controllo del ritmo rispetto a quello della frequenza”, concludono gli autori.

Fonte: BMJ

Marilynn Larkin

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Marilynn Larkin

25 Maggio 2021

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