Fibrosi polmonare: la metformina potrebbe farla regredire

Fibrosi polmonare: la metformina potrebbe farla regredire

Fibrosi polmonare: la metformina potrebbe farla regredire
Se confermata da ulteriori studi, rappresenterebbe una scoperta fondamentale per i milioni di persone affette da fibrosi polmonare. Una serie di esperimenti descritti in un lavoro pubblicato oggi su Nature Medicine suggeriscono infatti che la metformina sarebbe in grado di far regredire la fibrosi polmonare, attivando l’attività dell’AMPK.

La metformina, oltre ad essere un caposaldo nella terapia del diabete, potrebbe rivelarsi di grande aiuto anche nel trattamento della fibrosi polmonare. A rivelare questa insolita performance del farmaco insulino-sensibilizzante è uno studio pubblicato oggi su Nature Medicine.
 
La fibrosi polmonare è una condizione con pochi trattamenti disponibili e per la quale non è ancora stata stabilita una causa precisa, sebbene molti progressi siano stati fatti di recente nella comprensione della patogenesi. Può comparire a seguito di noxae le più varie: da un’infezione polmonare, alla radioterapia, alla chemioterapia, ad esempio. E quando non si riesce a rintracciare una possibile causa, la si descrive come fibrosi polmonare primitiva (IPF). L’IPF è una condizione progressiva, che può condurre a morte e che interessa circa 5 milioni di persone nel mondo.
 
Lo studio pubblicato su Nature Medicine è stato condotto su tessuto polmonare prelevato da paziente con IPF, su fibroblasti di polmone di topo e su un modello murino di fibrosi polmonare.
Gli autori dello studio,Jaroslaw Zmijewski e Victor Thannickal dell’Università dell’Alabama sono così riusciti a dimostrare che il trattamento con metformina induceva una regressione della fibrosi polmonare, rivelando anche i meccanismi cellulari coinvolti.
 
Tutto sembra girare intorno all’interruttore dell’AMPK dei miofibroblasti
La ricerca si è focalizzata in particolare sull’AMP-chinasi (AMPK), un enzima in grado di rilevare il livello energetico della cellula e che regola il metabolismo. I ricercatori sono riusciti ad evidenziare che l’attività dell’AMPK è inferiore nei miofibroblasti all’interno delle aree di tessuto polmonare umano interessate dalla fibrosi, nei pazienti con IPF.
I miofibroblasti, come parte del processo che conduce alla fibrosi, depositano nello spazio extracellulare delle fibre di collagene. Queste cellule si sono rivelate metabolicamente attive e resistenti all’apoptosi, processo noto anche come ‘morte cellulare programmata’ che ogni giorno contribuisce a rimuovere dall’organismo di un adulto oltre 50 miliardi di cellule danneggiate o vecchie.
 
Il ruolo della metformina come attivatore dell’AMPK
La metformina provoca un’attivazione dell’AMPK nei miofibroblasti dei polmoni di soggetti con IPF (lo stesso risultato è indotto dall’AICAR) e questo riduce l’attività fibrotica di queste cellule. Un’altra ricaduta dell’attivazione dell’AMPK è la produzione di nuovi mitocondri a livello dei miofibroblasti e questo normalizza la sensibilità della cellula all’apoptosi.
Utilizzando un modello murino di fibrosi polmonare, indotta attraverso la bleomicina, un chemioterapico, gli autori dello studio hanno potuto evidenziare che la metformina, iniziata tre settimane dopo il danno polmonare e somministrata per 5 settimane, era in grado di accelerare la risoluzione della fibrosi ben consolidata. Un fenomeno che non è stato osservato nei topi knock-out per AMPK e dunque riconducibile al fatto che l’effetto della metformina fosse AMPK-dipendente.
 
Le ricadute pratiche di questo studio
“I risultati di questi esperimenti – commentano gli autori – supportano il concetto che l’AMPK potrebbe rappresentare un interruttore metabolico critico nel promuovere la risoluzione o il consolidamento della fibrosi, spostando l’equilibrio da un metabolismo di tipo anabolico ad uno catabolico. Abbiamo inoltre fornito la proof-of-concept  che l’attivazione dell’AMPK per mezzo della metformina o di altri agenti farmacologici, in grado di attivare questi pathway ‘pro-risoluzione’, può rappresentare un’utile strategia terapeutica nei disordini caratterizza da fibrosi progressiva”.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

02 Luglio 2018

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