Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha diffuso un documento di supporto tecnico per le autorità sanitarie pubbliche dei Paesi dell’Unione europea sull’opportunità di eseguire test di laboratorio per il virus Andes (ceppo dell’Hantavirus responsabile del focolaio sulla MV Hondius), con particolare attenzione ai contatti ad alto rischio asintomatici.
L’obiettivo del documento, pubblicato il 14 maggio 2026, è supportare le decisioni dei singoli Paesi, considerando i potenziali benefici, i limiti e le conseguenze del testing, senza prescrivere un approccio unico. L’Ecdc sottolinea che le indicazioni sono valide in un contesto in cui sia già attivo un regolare monitoraggio dei sintomi.
La raccomandazione di base: testare i sintomatici
L’Ecdc raccomanda di testare i contatti sintomatici il prima possibile dopo l’insorgenza dei sintomi, in combinazione con il monitoraggio attivo durante il periodo di quarantena di sei settimane. Questo, scrive l’Agenzia, “rimane l’approccio più basato sull’evidenza”.
I pro del testing sugli asintomatici
Testare i contatti asintomatici può, in alcuni casi, rilevare l’infezione prima della comparsa dei sintomi. Uno studio scientifico citato nel documento ha riportato la rilevazione di RNA del virus Andes nel sangue prima o intorno all’insorgenza dei sintomi in alcuni individui. Questo consentirebbe un isolamento rapido del contatto, limitando ulteriori trasmissioni, e permetterebbe di prepararsi a fornire cure mediche in caso di sviluppo di sintomi gravi.
Il testing asintomatico, se ripetuto, può anche fornire dati preziosi su tempi di comparsa della positività, carica virale, clearance del virus e sieroconversione, utili a supportare la valutazione del rischio in futuri focolai.
I contro: falsi negativi e risorsa costosa
Tuttavia, il documento elenca anche diversi svantaggi. Un test negativo non esclude l’infezione: la PCR dipende fortemente dai tempi. Se il test viene eseguito troppo presto, quando il virus non è ancora rilevabile, la persona potrebbe infettarsi successivamente, ma sentirsi falsamente rassicurata. Questo potrebbe ridurre l’aderenza al monitoraggio dei sintomi o ritardare la richiesta di cure, con conseguenze sul controllo del focolaio.
Inoltre, la rilevazione di RNA virale in un campione clinico non indica necessariamente che la persona sia in grado di trasmettere il virus ad altri. La trasmissione interumana, precisa l’Ecdc, è principalmente associata alla malattia sintomatica acuta. Non ci sono ancora studi sufficienti sulla trasmissione prima dei sintomi.
Infine, testare un gran numero di asintomatici è dispendioso in termini di risorse: capacità di laboratorio, reagenti, logistica, personale formato e dispositivi di protezione individuale. L’Ecdc avverte che questo potrebbe sottrarre risorse al testing dei soggetti sintomatici.
Le considerazioni psicologiche
Il documento dedica un paragrafo agli aspetti psicologici. Test ripetuti potrebbero diminuire l’ansia fornendo rassicurazione in caso di esito negativo. Tuttavia, questa rassicurazione potrebbe rivelarsi falsa, poiché un test negativo non esclude l’infezione. Al contrario, il testing asintomatico seriale potrebbe aumentare lo stress e l’ansia, rendendo più difficile per i contatti gestire il prolungato periodo di monitoraggio e quarantena. L’Ecdc sottolinea l’importanza di un supporto personalizzato per garantire il benessere dei passeggeri della nave e di tutte le persone classificate come contatti ad alto rischio.
L’albero decisionale e la scelta del campione
L’Ecdc propone un albero decisionale: se un contatto ad alto rischio asintomatico viene testato e risulta positivo, va immediatamente isolato e monitorato per i sintomi. Se risulta negativo, rimane in quarantena e prosegue il monitoraggio dei sintomi, senza false rassicurazioni.
Il documento chiarisce inoltre quale campione biologico utilizzare. Gli studi citati indicano che il campione più sensibile è il sangue intero (buffy coat). Altri campioni, come i tamponi nasofaringei o i fluidi della mucosa orale, avrebbero una capacità di rilevazione molto bassa (intorno al 25-55%), portando a una sostanziale sottovalutazione delle infezioni.
La posizione della comunità scientifica
L’Ecdc cita anche una dichiarazione della International Hantavirus Society, secondo cui la trasmissione interumana è principalmente associata alla malattia sintomatica acuta. La comunità scientifica internazionale è impegnata a raccogliere ulteriori dati per comprendere meglio la dinamica del virus Andes.